GOVERNO

Guerra in Iran: perché è importante che Crosetto e Meloni siano andati da Mattarella

Mantovano conferma: "No uso basi italiane". Intanto l'Esecutivo pronto a inviare sistemi di difesa ai Paesi del Golfo

Guerra in Iran: perché è importante che Crosetto e Meloni siano andati da Mattarella

L’Italia si muove con cautela in una crisi che rischia di cambiare gli equilibri in Medio Oriente e di avere ripercussioni dirette anche sull’Europa. A Roma si susseguono riunioni, contatti diplomatici e valutazioni militari, mentre cresce la pressione degli alleati colpiti dalla reazione iraniana agli attacchi di Stati Uniti e Israele (copertina di repertorio).

Guerra in Iran: Crosetto e Meloni da Mattarella

Nel giro di poche ore il ministro della Difesa Guido Crosetto e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sono saliti al Quirinale per due colloqui distinti con il capo dello Stato Sergio Mattarella, anche comandante supremo delle Forze armate. Due incontri importanti che delineano un quadro di crescente preoccupazione.

Decreto sicurezza, via libera. Cosa cambia con lo scudo penale per le forze dell'ordine
Il presidente della Repubblica Mattarella

Al centro dei faccia a faccia, durati complessivamente oltre mezz’ora, l’evoluzione del conflitto in Iran e Medio Oriente e le scelte che l’Italia potrebbe essere chiamata a compiere nelle prossime settimane. Dal Colle filtra un clima di forte apprensione per una crisi definita come la più complessa degli ultimi decenni.

Crosetto avrebbe illustrato uno scenario tecnico in rapido peggioramento, con possibili ripercussioni dirette sull’Europa: minacce ibride, terrorismo, instabilità energetica e rischio di allargamento del fronte. Meloni, invece, ha portato al presidente le valutazioni politiche dell’esecutivo e le richieste di supporto arrivate da alcuni Paesi del Golfo.

Il contatto con Washington

L’incontro al Quirinale è arrivato poche ore dopo il primo scambio diretto tra Roma e Washington dall’inizio delle ostilità, una telefonata tra il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il segretario di Stato americano Marco Rubio.

Tajani e Rubio durante un incontro istituzionale

Un passaggio che ha alimentato indiscrezioni sull’eventuale utilizzo delle basi statunitensi in Italia. Tra queste, installazioni come Camp Darby e Aviano, snodi strategici per le operazioni Usa in Europa. Ma dal governo viene esclusa, almeno per ora, qualsiasi richiesta formale in tal senso.

A chiarirlo è stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano: nessuna domanda americana per l’uso delle basi italiane. Diverso, invece, il capitolo legato agli aiuti difensivi ai partner mediorientali.

Cdm a gennaio per la data del referendum sulla separazione delle carriere: ipotesi metà marzo
Il sottosegretario Mantovano

Gli aiuti ai Paesi del Golfo

Sul tavolo c’è la possibilità di fornire sistemi di difesa ai Paesi del Golfo colpiti dalla reazione iraniana all’offensiva di Stati Uniti e Israele. In particolare, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Kuwait hanno chiesto supporto a Roma.

Tra le opzioni allo studio figura il fornimento di sistemi anti-drone, di munizioni, del sistema di difesa aerea Samp-T e di eventuali assetti navali verso l’area orientale del Mediterraneo, inclusa Cipro.

L’obiettivo dichiarato è rafforzare le capacità difensive degli alleati senza entrare direttamente nel conflitto. La linea è quella del sostegno difensivo, da formalizzare attraverso una risoluzione parlamentare che dia al governo una cornice politica chiara per intervenire.

Il vertice di governo

Prima dei colloqui al Colle, Meloni ha riunito a Palazzo Chigi i vicepremier, i ministri chiave, i sottosegretari e i vertici dell’intelligence. Al centro del confronto non solo gli scenari militari ma anche l’impatto economico.

Le tensioni in Medio Oriente rischiano infatti di incidere su energia, commercio e stabilità dei mercati. Nel dibattito interno non sono mancate le preoccupazioni sui conti pubblici e sulla tenuta di famiglie e imprese in caso di crisi prolungata.

In parallelo, si valutano i rischi di sicurezza interna e le possibili conseguenze di un ulteriore allargamento del conflitto, dopo i segnali di escalation registrati negli ultimi giorni.

Le prossime mosse

Il confronto con Sergio Mattarella arriva alla vigilia delle comunicazioni del governo alle Camere. La maggioranza è pronta a presentare una risoluzione per autorizzare l’invio di sistemi di difesa ai Paesi alleati sotto attacco.

Il voto parlamentare servirà a blindare politicamente le scelte dell’esecutivo, evitando misure straordinarie e garantendo un coinvolgimento formale delle istituzioni competenti, incluso il Copasir per gli aspetti legati alla sicurezza.

La linea ufficiale resta quella della prudenza. Niente basi concesse agli Stati Uniti, almeno allo stato attuale, ma disponibilità a rafforzare la difesa degli alleati in un quadro che il governo stesso definisce tra i più delicati degli ultimi anni.