Fatta la legge (se davvero sarà così), ora c’è da trovare un candidato.
Un particolare non di poco conto nel tormentato universo del Centrosinistra.
Perché tra le novità della legge elettorale per la quale la maggioranza ha trovato la quadra questa notte c’è anche quella di indicare (preventivamente, prima dell’avvio della campagna elettorale e del voto stesso) il nome del candidato di coalizione al ruolo di premier.
Non solo sbarramenti e premi di coalizione, che rebus per il Centrosinistra con il nome del candidato premier
A una lettura e con una risposta superficiale, verrebbe da dire che la tornata elettorale del settembre 2027 (ammesso che non avvenga prima) vedrà di fronte Giorgia Meloni contro Elly Schlein.
Ma se per l’attuale presidente del Consiglio la corsa per un Governo Meloni bis è pressoché scontata, riguardo il segretario del Partito democratico le certezze come leader di coalizione non sembrano così granitiche. Anzi.

E’ infatti sentimento comune che la partita sia aperta, apertissima, con scenari forse ancora tutti da delineare.
Verso le Politiche 2027, su Schlein il pressing di Conte…e di (quasi) tutto il Pd
Perché in effetti, la vicenda sul fronte del Centrosinistra è complessa. E non poco. Anche con qualche paradosso.
Ad esempio, nei sondaggi recenti sull’ipotetico candidato premier del Centrosinistra, l’ex premier e leader del Movimento 5 Stelli Giuseppe Conte “batterebbe” Schlein, con una maggioranza di elettori che lo preferirebbe come leader del “campo largo”, mentre Schlein sarebbe indietro e con un indice di gradimento più basso tra gli elettori complessivi.

L’attuale segretario dem ha però dalla sua di rappresentare il partito “guida” nella coalizione, ma la sua leadership resta fragile internamente.
Basti vedere alle divisioni più o meno conclamate con la formazione anche recente di correnti e movimenti (su tutti quello di Silvia Salis, sindaco di Genova e Onorato, assessore a Roma, ma anche le proposte portate avanti da Giorgio Gori) e critiche trasversali nel partito.
Senza contare Pina Picierno, europarlamentare e vicepresidente dell’assemblea di Bruxelles e Strasburgo o il sindaco di Napoli e presidente Anci Gaetano Manfredi.

Oppure il sindaco di Roma Roberto Gualtieri o il neo presidente della Regione Puglia Antonio Decaro (che da tempo scalpita per mettere in discussione la leadership del partito).

O addirittura la suggestione dell’attuale leader della Cgil Maurizio Landini.

Mentre sembra francamente fantapolitica (anche se la sua rottura con il Centrodestra è totale e i suoi attacchi alla premier sono sempre al vetriolo) pensare a una candidatura di coalizione che corrisponda al nome di Matteo Renzi.

Che rompicapo con la nuova legge elettorale
Dunque, la nuova legge elettorale, con l’inserimento del nome del candidato premier sulla scheda, può diventare un’arma a doppio taglio: da una parte formalizza la leadership, dall’altra espone la fragilità della candidatura di Schlein in caso di primarie o competizione aperta.
Nuove dinamiche che mettono ulteriore pressione sul Centrosinistra perché obbliga a una scelta di leadership chiara e anticipata.
Ecco perché l’attuale opposizione di Governo rischia seriamente di dover scegliere tra:
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primarie di coalizione aperte, che metterebbero alla prova Schlein, Conte e possibili terzi nomi e dove Conte potrebbe avere un vantaggio popolare;
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una scelta negoziata interna, che potrebbe privilegiare un nome meno divisivo, ma anche meno autorevole nei sondaggi.
In entrambi i casi, se davvero saranno queste le “regole d’ingaggio” della nuova legge e della prossima tornata elettorale delle Politiche, il dibattito nel fronte del Centrosinistra si annuncia infuocato.