Verso il voto

Referendum confermativo della Riforma Nordio: le ragioni del Sì e del No in un dibattito fra il Presidente di Meritocrazia Italia Walter Mauriello e il Deputato PD On. Federico Gianassi

Quinto appuntamento con gli approfondimenti di Meritocrazia Italia sul referendum

Referendum confermativo della Riforma Nordio: le ragioni del Sì e del No in un dibattito fra il Presidente di Meritocrazia Italia Walter Mauriello e il Deputato PD On. Federico Gianassi

A meno di un mese dal referendum confermativo sulla riforma della magistratura, in programma domenica 22 e lunedì 23 marzo, i microfoni di Meritocrazia Italia si sono accesi per la quinta volta su questo tema, con una nuova diretta della trasmissione Riforma Nordio, condotta dalla Responsabile nazionale dei Ministeri di MI Alessia Fachechi.

Alla live, divulgata attraverso la pagina Fb L’Italia che Merita, hanno partecipato il Presidente nazionale del Movimento Walter Mauriello e il Deputato PD On. Federico Gianassi.

“Il discorso è sia tecnico sia politico”, ha esordito Gianassi sollecitato da una domanda della moderatrice.

“Un intervento costituzionale attiene alle regole del gioco, quindi è riforma che interviene su aspetti tecnici, ma questi aspetti hanno una portata fortemente politica, toccano principi e regole del funzionamento della magistratura, che riguarda l’equilibrio fra i poteri. Ricadute politiche ce ne saranno sicuramente, in un caso o nell’altro. Quali, ora è troppo presto per dirlo. Nello specifico, io contesto in primo luogo il metodo, che ha fatto del parlamento un subalterno del governo, il quale dichiarò che Camera e Senato avrebbero dovuto approvare il testo così come era stato presentato. Questo è un vulnus secondo me, rispetto allo spirito della Carta. I costituenti discutevano moltissimo, sui temi della giustizia per esempio si ebbero significative modifiche nei lavori parlamentari, con tre relazioni diverse e la stesura finale fu diversa ancora. Questa volta non è andata così, Nordio in aula neppure rispose alle opposizioni, perché – testuale – “se lo avessi fatto avremmo perso tempo», concezione secondo me profondamente sbagliata. E le condizioni per adottare modifiche c’erano”.

Walter Mauriello ha illustrato l’equivoco alla base di questa consultazione:

Parliamo di questa riforma come se riguardasse solo la riforma del CSM e la separazione delle carriere dei magistrati. Invece i temi sono cinque: oltre ai due appena elencati ci sono l’equa valutazione dei magistrati, i limiti all’abuso della custodia cautelare e l’abolizione del decreto Severino. Noi siamo convintissimi del Sì, ma non perché lo ha proposto Nordio. Riteniamo che i poteri dello Stato meritino un contrapposto democratico. Ci deve essere un limite. Il potere giudiziario così come si è consolidato non riflette lo spirito della Carta. Nei lavori preparatori non ci fu un solo giurista che considerasse quello giudiziario potere assoluto. Per cui oggi va modificato, attenuato. Serve un occhio terzo che valuti, i controllati non possono essere controllori. Con l’estrazione a sorte è difficile che un magistrato non di competenza determini le sorti di altri magistrati. Chi fa il paragone col chirurgo, che nessuno sceglierebbe per estrazione, sbaglia, perché qui non si opera, non ci si riferisce al servizio verso il cittadino bensì al governo della magistratura. I profili dei sorteggiabili sono solo di alta qualità. Molte volte i magistrati si sono visti scavalcati da colleghi a curriculum ridotto in forza del loro appartenere a correnti, e questo è problema di tutti i cittadini. Un presidente di tribunale che non ha qualità esprime una serie di inefficienze che vanno a discapito della vita quotidiana”.

Sul tema del sorteggio l’On. Gianassi si è dichiarato contrario, “erché secondo me è una grave stortura, è casuale e non meritocratico. Le democrazie eleggono i rappresentanti, e così fanno tutte le categorie professionali coi loro. Il CSM non fa eccezione perché è sì composto per un terzo da parlamentari, ma per due terzi da magistrati. Dunque, oltre a essere organo di autogoverno politico della magistratura ne è anche rappresentativo, per cui individuare a sorteggio è discriminante rispetto alle altre categorie professionali. Poi è vero che molto dipenderà dalle leggi attuative che si scriveranno in caso di vittoria del Sì, ma qui a non funzionare è proprio il concetto di base. Mi si viene a dire che solo magistrati di alta qualità saranno sorteggiabili, ma un bravo magistrato che scrive bene le sentenze non necessariamente è un bravo membro del CSM, così come un bravissimo lavoratore non è necessariamente un bravissimo sindacalista. Sono cose diverse. Io concordo fortemente col Presidente Mattarella quando, anni fa, disse che il compito della magistratura è autorigenerarsi. Succede talvolta che i PM siano troppo proiettati sull’accusa, però il loro ruolo contempla anche la ricerca di prove a vantaggio dell’accusato. Allontanarlo da questo a mio giudizio rischia di trasformarlo in un superpoliziotto, in un avvocato dell’accusa. L’altro rischio è che si indebolisce la figura del giudicante, che sarà giudicato non più dal CSM bensì dall’Alta corte disciplinare, di cui solo sei membri su 15 saranno giudici di legittimità. Capite, qui si arriva all’estremo opposto. Dobbiamo difendere un sistema che dia la certezza di un giudice sempre terzo e imparziale. Attenzione a sollevare muri fra i poteri dello Stato”.

Mauriello ha riconosciuto la legittimità di queste preoccupazioni, ma ha risposto che “nel momento in cui un potere dello Stato raggiunge l’apice della criticità interna ed esterna, la scelta peggiore è accettare lo status quo. Preferisco qualche rischio a un’impunità dei magistrati al 97%. Preferisco qualche rischio a Procure che decidono in una chat chi indagare e chi no. Preferisco qualche rischio a famiglie distrutte da misure cautelari che si rivelano poi frutto di errore giudiziario. È inammissibile che un magistrato di qualità debba inginocchiarsi ai meccanismi correntizi per avere una nomina a presidente di sezione. E francamente non ho notizia di un Calamandrei o di un Leone eletti in CSM col sistema correntizio. Voltiamo dunque pagina, variamo la riforma e poi facciamoci tutti sentinelle di leggi che sanciscano l’autonomia della magistratura. Il Sì è uno scossone che farà molto bene”.

“E io non voglio criticità”, ha ribadito Gianassi.

“Oltretutto questa riforma i problemi della giustizia non li affronta nemmeno. La separazione delle carriere si può fare con legge ordinaria, e difatti ci si è virtualmente già arrivati. Qui il problema è realizzare la separazione del CSM. Io credo nella contaminazione. La soluzione più semplice non è separare. Anziché muri costruiamo ponti se volgiamo bei risultati. Aumentiamo il peso dell’avvocatura dentro l’organizzazione della giustizia. Piantiamola di vederci nemici o avversari, fra PM e avvocati, secondo il modello americano. Spesso non è così, ciascuna delle parti mette in campo un’eccellenza, un valore, che deve contaminare il resto”.

Walter Mauriello ha così chiosato:

“Per la prima volta, con questo referendum, i cittadini esprimeranno un giudizio anche in base alla loro esperienza diretta dei tribunali. Hanno dunque la sensibilità per capire se questo sistema soddisfa o no, se corrisponde alle situazioni che si sviluppano. Penso ci sia necessità di arrivare a una legge quadro che responsabilizzi chi normalmente ha fra le mani la decisione. Decidere è sempre complesso, richiede sensibilità, significa capire chi ho di fronte. Noi abbiamo forse allontanato i cittadini dal processo e il processo dal tribunale, e questa distanza non sta premiando la qualità dei provvedimenti. Ora arriviamo al punto da responsabilizzare ancor più, perché troppi magistrati interpretano il proprio lavoro non come missione ma come mera burocrazia, e questo assolutamente non va. Mettere dei paletti a garanzia dell’autonomia ma prevedendo nel contempo che chi sbaglia paga mi sembra nello spirito costituzionale. E mi auguro che in tanti vadano alle urne: sarebbe la vittoria più grande”.

La trasmissione procederà nel mese di marzo con ulteriori puntate secondo un calendario di prossima pubblicazione.