Negli ultimi anni la finanza d’impresa ha cambiato prospettiva: non conta solo “quanto” un’azienda ha prodotto in passato, ma quanto è in grado di reggere il futuro. Con le Linee Guida EBA sulla concessione e il monitoraggio del credito (EBA/GL/2020/06 – Loan Origination and Monitoring, operative dal 30 giugno 2021), questo cambio di paradigma è diventato operativo: le banche devono valutare in modo più rigoroso e forward looking la capacità di rimborso, integrando risk assessment, early warning e (sempre più) fattori ESG e rischi fisici.
In questo scenario, la due diligence assicurativa non è più una verifica “di polizze”, né un adempimento formale. È, a tutti gli effetti, un processo di creazione di valore: permette di trasformare la gestione assicurativa in un generatore continuo di protezione e, contemporaneamente, in un abilitatore economico, patrimoniale e finanziario. Per le PMI – spesso più esposte a shock e meno capaci di assorbirli – questo binomio diventa decisivo.
Il cambio di paradigma: dalla fotografia del bilancio alla resilienza dell’impresa
Le linee guida EBA spingono le banche a leggere l’azienda in termini di:
- sostenibilità prospettica dei flussi di cassa (capacità di rimborso futura);
- resilienza operativa (continuità del business);
- capacità di gestione e controllo dei rischi (governance e presidi);
- prontezza nel rilevare segnali di deterioramento (monitoraggio e early warning).
Per una PMI, il punto è semplice ma cruciale: quando un evento imprevisto colpisce (incendio, alluvione, fermo impianto, cyber, responsabilità prodotto, interruzione della filiera), ciò che salta non è solo “un costo”, ma spesso la liquidità, la produzione, i contratti, la reputazione. E se salta la liquidità, salta la capacità di rimborso. Esattamente l’oggetto della valutazione EBA.
Qui la due diligence assicurativa entra come leva di valore: consente di dimostrare che l’impresa non si limita a sperare che “vada tutto bene”, ma ha trasferito e governato i rischi che potrebbero compromettere il rimborso e la continuità.
Il binomio che crea valore: due diligence assicurativa = protezione + performance
Una due diligence assicurativa fatta bene produce valore su tre piani che parlano direttamente alla banca, al bilancio e alla continuità aziendale.
1) Valore economico: preservare margini e capacità reddituale
Il valore economico nasce dalla protezione della redditività prospettica. Se un evento interrompe la produzione o genera richieste risarcitorie importanti, la PMI rischia di bruciare margini e contratti in poche settimane. Una copertura coerente (ad esempio danni + business interruption, RC, cyber) fa la differenza perché:
- evita che un sinistro si trasformi in “perdita di esercizio” strutturale;
- protegge la marginalità, riducendo l’effetto a cascata su covenant e affidamenti;
- difende la stabilità del conto economico, migliorando la leggibilità del rischio.
2) Valore patrimoniale: difendere asset, capitale investito e continuità
Un’impresa non è solo il fatturato: è un insieme di asset (impianti, immobili, magazzino, attrezzature, IP, tecnologie, know-how) che sostiene la capacità di produrre cassa. Una due diligence assicurativa tutela la “macchina” produttiva e commerciale:
- riduce il rischio di erosione del patrimonio per eventi gravi;
- rende più stabile il capitale investito;
- protegge la continuità e, quindi, il valore d’impresa.
3) Valore finanziario: stabilizzare cash flow e ridurre rischio di crisi di liquidità
Questo è spesso il punto più “bancabile”. La banca presta sulla capacità dell’impresa di generare cassa. La due diligence assicurativa, se costruita in chiave forward looking, punta a:
- ridurre volatilità dei flussi;
- prevenire crisi di liquidità da eventi improvvisi;
- aumentare la “prevedibilità” della capacità di rimborso.
In sintesi: la due diligence assicurativa riduce la probabilità che un evento trasformi un credito performing in deteriorato.
Approccio sartoriale e forward looking: il motore della creazione di valore
La differenza tra “avere polizze” e “creare valore con le polizze” sta nell’approccio sartoriale.
Un approccio sartoriale significa che coperture, massimali, franchigie, esclusioni e clausole non vengono “accettate” come standard, ma disegnate sul profilo specifico dell’impresa:
- filiera e supply chain (dipendenze critiche, single supplier, logistica);
- struttura dei costi e leva operativa (quanto pesa un fermo produzione);
- esposizione contrattuale (penali, SLA, responsabilità verso terzi);
- concentrazione clienti/mercati (rischio commerciale);
- geografie e rischi fisici (alluvioni, terremoti, eventi meteo estremi);
- digitalizzazione e terze parti (cyber, interruzioni IT, servizi cloud).
È qui che la due diligence diventa forward looking: valuta scenari, impatti e capacità di risposta. E, soprattutto, costruisce un presidio assicurativo che non è una fotografia, ma un sistema aggiornabile, misurabile, monitorabile.
Creazione di valore anche tramite risparmio: pagare meglio, non solo pagare meno
C’è un beneficio immediato che spesso convince anche gli imprenditori più scettici: la due diligence assicurativa “sartoriale” produce risparmi finanziari e di costo, perché allinea le coperture ai bisogni reali.
Evitando:
- sovra-assicurazioni (premi su garanzie poco utili o ridondanti);
- sotto-assicurazioni (buchi di copertura che generano perdite molto più costose dei premi risparmiati);
- franchigie non sostenibili (che rendono la polizza inefficace nei fatti);
- esclusioni incoerenti (che annullano la protezione sul rischio principale).
Il risultato non è solo “tagliare il premio”: è aumentare il valore per euro speso, migliorare l’efficienza della spesa assicurativa e ridurre il costo complessivo del rischio.
Il report di due diligence come asset aziendale: banca, bilancio e “adeguati assetti” (art. 2086 c.c.)
Un elemento distintivo, soprattutto per le PMI, è che un report accurato di analisi e due diligence assicurativa non serve solo in banca: è un documento che può essere inserito e valorizzato anche nella relazione allegata al bilancio, rafforzando la narrativa di governance e presidio dei rischi.
È inoltre coerente con la logica degli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili prevista dall’art. 2086 del Codice Civile, perché dimostra:
- consapevolezza dei rischi rilevanti;
- processi di mitigazione e trasferimento del rischio;
- capacità di monitorare vulnerabilità e continuità aziendale.
Questa evidenza incide positivamente su tre “rating”:
- Rating bancario: aumenta trasparenza e qualità dell’informazione, supporta la valutazione prospettica e può migliorare condizioni e accesso al credito.
- Rating civilistico/di governance: rafforza la percezione di un’impresa strutturata, con presidi di continuità e controllo.
- Rating agevolativo: in molte istruttorie (bandi, garanzie, finanza agevolata) la presenza di processi di risk management e documentazione robusta incrementa credibilità e sostenibilità del progetto.
(Non è un parere legale: la declinazione in bilancio va sempre coordinata con professionisti abilitati.)
Cosa fa una due diligence assicurativa “che crea valore”: contenuti e output
Una due diligence che crea valore non si limita alla compliance. Produce output concreti, pronti per essere usati da impresa e banca:
1) Mappa rischi + impatti (anche in scenari)
- rischi operativi e di continuità;
- rischi di responsabilità e legali;
- rischi cyber e tecnologici;
- rischi ESG e fisici;
- rischi commerciali (credito clienti, supply chain, contratti).
2) Gap analysis delle coperture (la parte che genera valore)
- massimali vs esposizioni reali;
- franchigie/scoperti vs capacità finanziaria;
- esclusioni vs rischi core;
- estensioni mancanti (BI, cat nat, cyber, product recall, ecc.).
3) Piano di remediation e ottimizzazione
- interventi prioritari (quick wins);
- miglioramenti strutturali (medio termine);
- “roadmap” di aggiornamento annuale (monitoraggio continuo).
4) Report “pronto banca” e “pronto bilancio”
- sintesi esecutiva (1 pagina);
- dettaglio tecnico;
- evidenze documentali e tracciabilità.
Perché questo binomio migliora rating e credito (senza “magia”, con logica)
Le banche, con regole EBA, devono dimostrare di aver considerato rischi che possano compromettere il rimborso. Se una PMI presenta un presidio assicurativo coerente, documentato e aggiornato, la banca vede:
- minore rischio operativo e di discontinuità;
- maggiore stabilità dei flussi;
- maggiore capacità di fronteggiare shock;
- più qualità informativa e governance più solida.
E quando la banca percepisce meno rischio e più controllo, aumenta la probabilità di:
- accesso al credito;
- condizioni e pricing più coerenti;
- maggiore velocità istruttoria e minore richiesta di integrazioni.
Conclusione: la due diligence assicurativa come “valore continuo”
La vera evoluzione è questa: la due diligence assicurativa non è un documento, ma un processo continuo che collega rischio e strategia. Se impostata con approccio sartoriale e logica forward looking, diventa un vero asset aziendale:
- protegge economicamente, patrimonialmente e finanziariamente;
- ottimizza i costi e riduce il costo complessivo del rischio;
- migliora rating bancario, civilistico e agevolativo;
- rende l’impresa più “vigilanza-ready” e credibile nel dialogo con banche e stakeholder.