Nuova inchiesta

Deliveroo sotto controllo giudiziario per caporalato: paghe sotto la soglia di povertà e algoritmo sotto accusa

Diversi lavoratori hanno raccontato turni superiori alle dieci ore quotidiane, sette giorni su sette, con compensi tra i 3 e i 4 euro a consegna e percorrenze anche superiori ai 150 chilometri al giorno

Deliveroo sotto controllo giudiziario per caporalato: paghe sotto la soglia di povertà e algoritmo sotto accusa

Dopo il caso che ha coinvolto la piattaforma di food delivery Glovo, anche Deliveroo finisce sotto controllo giudiziario per caporalato su disposizione della Procura della Repubblica di Milano. L’indagine coordinata dal pubblico ministero Paolo Storari punta a verificare un presunto sistema di sfruttamento lavorativo basato su compensi insufficienti e sull’utilizzo dell’algoritmo come strumento di organizzazione e controllo delle prestazioni.

Secondo i magistrati, sarebbe stato necessario intervenire con urgenza per interrompere una situazione ritenuta “di sfruttamento ai danni di un numero rilevante di lavoratori”.

Rider pagati fino al 90% sotto la soglia di povertà

Al centro dell’inchiesta ci sono circa 20 mila ciclofattorini attivi in Italia — di cui circa 3 mila nell’area milanese — formalmente inquadrati come lavoratori autonomi con partita IVA.

Le testimonianze raccolte dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro e l’analisi economica effettuata dalla Procura avrebbero evidenziato compensi inferiori fino al 90% rispetto alla soglia di povertà e ai livelli previsti dalla contrattazione collettiva nazionale.

Su un campione di rider ascoltati dagli investigatori è emerso che:

  • oltre il 70% percepiva meno di 1.245 euro lordi mensili;
  • circa l’80% risultava sotto la soglia di povertà secondo indicatori statistici nazionali;
  • più dell’85% riceveva compensi inferiori ai minimi previsti dal contratto collettivo Logistica.

Per gli inquirenti si tratterebbe di retribuzioni incompatibili con l’articolo 36 della Costituzione, che tutela il diritto a un salario adeguato a garantire un’esistenza libera e dignitosa.

La società ha fatto sapere di stare esaminando la documentazione ricevuta e di collaborare con le autorità.

L’algoritmo come datore di lavoro

Uno dei punti più rilevanti dell’indagine riguarda la gestione digitale della prestazione lavorativa.

Secondo la Procura, la piattaforma informatica:

  • geolocalizzerebbe costantemente i rider;
  • determinerebbe tempi e modalità delle consegne;
  • assegnerebbe gli ordini tramite notifiche automatiche;
  • monitorerebbe performance e affidabilità;
  • inciderebbe direttamente sulle opportunità di guadagno.

In questo modo, pur risultando autonomi sulla carta, i ciclofattorini sarebbero di fatto inseriti in un sistema organizzativo assimilabile al lavoro subordinato.

Diversi lavoratori hanno raccontato turni superiori alle dieci ore quotidiane, sette giorni su sette, con compensi tra i 3 e i 4 euro a consegna e percorrenze anche superiori ai 150 chilometri al giorno.

Il controllo giudiziario e la possibile regolarizzazione dei rider

Il provvedimento non comporta la sospensione dell’attività aziendale ma l’affiancamento ai vertici societari di un amministratore giudiziario incaricato di eliminare le criticità rilevate.

La misura dovrà essere convalidata dal giudice per le indagini preliminari Roberto Crepaldi e prevede diversi interventi:

  • regolarizzazione dei rider attivi al momento dell’avvio dell’inchiesta;
  • adeguamento delle retribuzioni;
  • revisione dei modelli organizzativi aziendali;
  • prevenzione di nuovi fenomeni di sfruttamento.

Tra gli indagati figura anche l’amministratore della società italiana Andrea Giuseppe Zocchi.

Il precedente Glovo e il nodo del caporalato digitale

Il caso Deliveroo segue di poche settimane quello di Glovo, anch’essa sottoposta a controllo giudiziario per presunto sfruttamento di circa 40 mila rider.

Secondo gli investigatori, il settore del food delivery potrebbe rappresentare una nuova forma di “caporalato digitale”, dove il controllo del lavoro non passa da intermediari fisici ma da sistemi automatizzati che determinano accesso agli ordini e livelli di reddito.

Nel decreto relativo al concorrente, il tribunale aveva chiesto anche l’introduzione di un algoritmo capace di garantire salari compatibili con i principi costituzionali.

Controlli anche sui grandi marchi clienti

Parallelamente al provvedimento, i carabinieri hanno notificato richieste di documentazione ad alcuni grandi clienti della piattaforma per verificare i modelli organizzativi e prevenire eventuali responsabilità indirette nella filiera delle consegne.

Tra le aziende coinvolte negli accertamenti figurano:

  • McDonald’s
  • Burger King
  • Carrefour
  • KFC.

Le società non risultano indagate.

Sindacati: “Fallimento strutturale del modello”

Il sindacato USB parla di conferma delle criticità sistemiche del settore, denunciando un modello fondato sulla classificazione dei rider come autonomi e sul controllo algoritmico delle prestazioni.

Secondo l’organizzazione, l’unica soluzione sarebbe l’assunzione diretta con contratto nazionale logistica, salario minimo garantito, contributi e coperture assicurative.

Sono già state annunciate mobilitazioni e iniziative nazionali dedicate al tema del lavoro nelle piattaforme digitali.