Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha apposto la sua firma sul Decreto Sicurezza, approvato dal Consiglio dei Ministri il 5 febbraio 2026.
La questione è tornata al centro del dibattito politico, soprattutto dopo il caso di Carmelo Cinturrino, l’agente accusato di omicidio volontario per l’uccisione di un pusher a Rogoredo.

Il quadro indiziari che emerge ha riacceso le polemiche sul contenuto di una norma del decreto, che alcuni partiti hanno interpretato come uno “scudo penale” per gli agenti delle forze dell’ordine, nonostante il governo continui a ribadire che “non esiste alcuno scudo penale”.
Le polemiche riguardano anche la proposta di Fratelli d’Italia, che ha avanzato l’idea di una modifica al codice penale, interpretata dai detrattori come una forma di impunità per le forze dell’ordine.
Il decreto, che è stato approvato in seguito a una lunga gestazione e a un confronto con il Quirinale su alcuni rilievi, mantiene in gran parte la struttura della bozza iniziale, ma introduce modifiche rilevanti in diversi articoli, in particolare quelli relativi alla sicurezza urbana, al porto di coltelli, alle lesioni a pubblico ufficiale e allo scudo penale.
Le novità del Decreto Sicurezza
Il 5 febbraio, il Cdm ha dato il via libera al Decreto Sicurezza, accelerando l’iter legislativo dopo gli scontri a Torino durante il corteo di Askatasuna. Il governo ha approvato sia un decreto legge che un disegno di legge, rispettivamente con 33 e 29 articoli. Il provvedimento copre un ampio spettro di norme che vanno dall’ordine pubblico alle manifestazioni, dalla criminalità giovanile all’immigrazione. Le misure, come il fermo preventivo, la stretta sui coltelli per i minorenni, le nuove modalità di intervento sui reati da legittima difesa e l’introduzione di zone rosse, sono pensate per rafforzare la sicurezza pubblica.
Un elemento centrale del decreto riguarda proprio lo scudo penale. Come spiegato nel testo, il pubblico ministero, quando appare evidente che il fatto sia stato commesso in presenza di una causa di giustificazione (come legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, o stato di necessità), procede all’annotazione preliminare dell’individuo senza iscriverlo automaticamente nel registro degli indagati. In altre parole, gli agenti delle forze dell’ordine non verrebbero iscritti tra gli indagati quando agiscono nell’adempimento del loro dovere o nell’uso legittimo delle armi.
La norma riguarda specificamente i casi in cui un agente agisce in circostanze giuridicamente giustificate, come nel caso di legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi o in uno stato di necessità.
In questi casi, il pubblico ministero non deve iscrivere automaticamente l’agente nel registro degli indagati, come accade normalmente quando una persona viene accusata di un reato. L’iscrizione nel registro degli indagati avviene solo se il magistrato ritiene necessario un accertamento preliminare o un incidente probatorio per valutare la situazione. In pratica, si evita che gli agenti vengano trattati come colpevoli prima di un’indagine approfondita.
La decisione di iscrivere qualcuno nel registro avviene solo in caso di ulteriori indagini o se c’è il sospetto che non si tratti di una causa giustificata.
L’intento della norma è quello di evitare che gli agenti vengano coinvolti in procedimenti penali lunghi e costosi se l’atto da loro compiuto è chiaramente giustificabile. Il pubblico ministero è comunque tenuto a garantire il rispetto del diritto di difesa, e l’agente coinvolto in un episodio del genere avrà la possibilità di essere assistito dal proprio avvocato durante ogni accertamento preliminare.
Il Ministero della Giustizia sullo “scudo penale”
Al termine del Consiglio dei Ministri, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha voluto fare chiarezza sulla natura del provvedimento.
“Non esiste alcuno scudo penale“, ha dichiarato, puntualizzando che il termine “scudo” è stato usato in modo improprio. “Questo provvedimento non è una impunità“, ha aggiunto, specificando che “non c’è alcuna intenzione di esentare gli agenti dalle responsabilità giuridiche, ma di garantire un controllo più accurato da parte del magistrato”.

Nordio ha quindi spiegato che la norma si applica non solo agli agenti delle forze dell’ordine, ma anche a tutti i cittadini, quando la causa di giustificazione è evidente.
L’obiettivo, ha continuato Nordio, è evitare l’inscrizione automatica nel registro degli indagati, altrimenti il pubblico ministero avrebbe potuto continuare a indagare a tempo indeterminato. La nuova norma, che vuole ridurre l’impatto mediatico e professionale che può derivare dall’iscrizione nel registro, risponde, secondo Nordio, a un equivoco che risale a 50 anni fa, quando l’introduzione dell’avviso di reato (poi diventato avviso di garanzia) veniva vissuta come una “condanna anticipata”.
Il sindacato di Polizia
Il sindacato Coisp ha preso una posizione chiara sulla questione, con il segretario Domenico Pianese che ha escluso categoricamente l’esistenza di una “immunità” per le forze dell’ordine.
“Non ci riteniamo al di sopra della legge”, ha dichiarato Pianese, spiegando che l’introduzione di una tutela penale è necessaria per evitare che gli agenti vengano sottoposti a un procedimento penale senza motivazioni concrete. “Non si tratta di sottrarsi alla giustizia, ma di evitare che gli agenti vengano penalizzati ingiustamente a causa di un adempimento del loro dovere”, ha aggiunto, facendo riferimento alla necessità di tutelare anche il profilo economico degli operatori delle forze dell’ordine, attraverso la copertura delle spese legali per procedimenti legati a fatti di servizio.
Anche Enzo Letizia, segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia (Anfp) è sulla stessa linea:
“Non c’è alcuna richiesta di immunità, ma di tutele più forti per chi è più esposto al rischio di procedimenti penali. Non possiamo equiparare gli agenti ai delinquenti”, ha sottolineato Letizia, difendendo la necessità di proteggere il personale in divisa da procedure legali ingiustificate e costose.
Le Critiche dell’Opposizione
L’opposizione ha fortemente criticato il provvedimento. Elly Schlein, leader del Partito Democratico (PD), ha chiesto al governo di rivedere la parte del decreto che include quello che considera un “impunità preventiva”, sottolineando che nemmeno le forze dell’ordine hanno chiesto una simile misura.
La senatrice Ilaria Cucchi di Alleanza Verdi e Sinistra ha sottolineato che l’approvazione di uno “scudo penale” avrebbe potuto impedire di conoscere la verità su quanto accaduto a Rogoredo.
Il Movimento 5 Stelle, dal canto suo, ha evidenziato la pericolosità della norma, mettendo in luce che l’arresto di Cinturrino dimostra la necessità di evitare simili “scudi”.
La premier Giorgia Meloni ha risposto agli attacchi dell’opposizione, precisando che, contrariamente a quanto sostenuto, non esiste alcun “scudo penale”.
“Chi indossa una divisa e rappresenta le istituzioni ha il dovere di farlo con il massimo rigore”, ha dichiarato Meloni, aggiungendo che chi sbaglia, soprattutto quando veste una divisa, deve essere trattato con severità.
La premier ha ribadito che la giustizia farà il suo corso senza alcuna impunità per nessuno, ricordando che la norma riguarda tutti i cittadini e non solo le forze dell’ordine.
Il caso Rogoredo
Fonti vicine al dossier hanno ribadito che la norma contenuta nel Decreto Sicurezza non si sarebbe applicata al caso di Rogoredo, in quanto la misura riguarda solo situazioni in cui la causa di giustificazione è chiara e accertata. Al momento, il decreto sicurezza è ancora fermo alla Ragioneria dello Stato in attesa di bollinatura, principalmente a causa di questioni relative alla copertura degli aumenti degli organici delle forze di polizia, un tema che ha sollevato diverse difficoltà politiche.
Le altre misure
Oltre alla questione dello scudo penale, vediamo le misure più significative.
Sicurezza urbana: Rifinanziato il fondo per la sicurezza urbana, portandolo a 48 milioni di euro. I Comuni possono impiegare queste risorse anche per straordinari e per l’assunzione di polizia locale, superando i limiti di spesa previsti.
Normativa sui coltelli. Un’altra modifica si registra poi sull’articolo 1, relativa al porto di armi e strumenti atti ad offendere. Rimane la stretta sul porto ingiustificato di coltelli e oggetti da punta e taglio e viene confermato il divieto di vendita ai minori, e le sanzioni amministrative per i genitori dei minori che lo violano; ma nella versione bollinata è saltata la previsione – che era presente nelle bozze precedenti – che imponeva agli esercenti l’obbligo di registrare le vendite delle lame sopra determinate dimensioni. Quindi niente schedatura per chi compra coltelli con lama superiore ai 15 centimetri.
La norma viene quindi alleggerita sul versante degli adempimenti per i commercianti, pur mantenendo la stretta sul porto illegittimo.
Lesioni a pubblico ufficiale. Estensione delle pene per le lesioni a pubblico ufficiale anche a capotreni, personale sanitario, operatori nei trasporti pubblici e manifestazioni sportive.
Fermo preventivo. Il decreto stabilisce che il fermo preventivo per evitare la partecipazione a manifestazioni violente può scattare solo quando vi sia un pericolo attuale per l’ordine pubblico.