L’ora “X” è scattata. Alle sei del mattino italiane — mezzanotte sulla costa Est degli Stati Uniti — sono entrati ufficialmente in vigore i nuovi dazi globali sulle importazioni voluti dal presidente americano Donald Trump, aprendo una nuova fase di tensione commerciale tra Washington e i principali partner economici internazionali.
Dazi Usa al 10% per 150 giorni: la nuova strategia commerciale di Donald Trump dopo la bocciatura dei giudici
Le nuove tariffe prevedono un’aliquota del 10% sul valore delle merci importate negli Stati Uniti. Una percentuale inferiore al 15% evocato nei giorni scorsi dallo stesso presidente, ma che resta comunque destinata a incidere sui flussi commerciali globali e sui rapporti con l’Europa.
Le misure avranno durata temporanea: resteranno infatti in vigore per 150 giorni, fino al 24 luglio, salvo un eventuale intervento del Congresso americano necessario per prorogarle.
La svolta dopo la bocciatura della Corte Suprema
Il nuovo pacchetto tariffario nasce dalla decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti, che nei giorni scorsi ha dichiarato illegittima parte della precedente strategia commerciale dell’amministrazione Trump.
I giudici hanno stabilito che il presidente non poteva utilizzare la legge del 1977 sulle emergenze economiche internazionali per imporre dazi senza un’esplicita autorizzazione parlamentare.
La sentenza non ha però cancellato tutte le tariffe: restano infatti in vigore quelle definite “strategiche”, come i dazi su acciaio, tecnologia e alcuni comparti industriali sensibili.
La risposta della Casa Bianca è arrivata nel giro di poche ore. Trump ha firmato una nuova proclamazione basata sulla Section 122 del Trade Act del 1974, norma che consente al presidente di introdurre temporaneamente tariffe fino al 15% per riequilibrare la bilancia dei pagamenti.
Di fatto cambia la base giuridica, non la linea politica: la strategia protezionistica americana resta intatta.
La minaccia ai partner commerciali
Il presidente ha anche lanciato un duro avvertimento ai Paesi alleati e concorrenti economici.
Secondo Trump, chi tenterà di “approfittare” della decisione della Corte Suprema rischierà dazi ancora più pesanti rispetto a quelli negoziati negli ultimi mesi.
Parole che hanno aumentato l’incertezza sui mercati finanziari, già scossi dall’alternanza di annunci e provvedimenti nelle ultime settimane.
Multinazionali e operatori logistici stanno rivedendo catene di approvvigionamento e contratti di fornitura temendo un possibile irrigidimento commerciale.
Le cause legali interne e il nodo rimborsi
Il nuovo scenario apre anche un fronte giudiziario interno negli Stati Uniti.
Il colosso delle spedizioni FedEx ha avviato un’azione legale contro l’amministrazione federale per recuperare le somme versate in relazione ai dazi ora dichiarati illegali.
Nel frattempo l’agenzia federale delle dogane ha sospeso la riscossione delle tariffe introdotte attraverso i poteri di emergenza bocciati dai giudici.
Resta però aperta la questione dei rimborsi agli importatori.
Europa in attesa: accordo congelato
Le conseguenze si fanno sentire soprattutto nei rapporti con l’Europa.
L’Unione Europea ha deciso di rallentare la ratifica dell’accordo commerciale negoziato nei mesi scorsi con Washington, ritenendo che le nuove condizioni tariffarie abbiano modificato profondamente il quadro giuridico.
Secondo il portavoce della Commissione europea per il commercio, l’intenzione resta quella di rispettare l’intesa raggiunta, ma serve prima chiarezza sulle scelte definitive americane.
Anche il Parlamento europeo ha rinviato il voto sui testi attuativi.
L’incertezza nasce dal fatto che un dazio globale imposto unilateralmente dagli Stati Uniti rischia di svuotare di significato economico parte degli accordi negoziati.
Italia e G7: “no alle guerre commerciali”
Da Bruxelles il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto maggiore chiarezza a Washington.

Secondo il capo della Farnesina, le guerre commerciali non servono a nessuno e l’obiettivo comune deve restare la stabilità per le imprese esportatrici europee.
Roma punta a rassicurare soprattutto le aziende italiane più esposte al mercato statunitense, in particolare nei settori manifatturiero e agroalimentare.
Mercati nervosi e imprese in allerta
L’alternanza tra sentenza giudiziaria, proclamazioni presidenziali e minacce di nuove tariffe ha già prodotto effetti sui mercati finanziari.
Gli operatori temono soprattutto l’eventuale passaggio al 15%, che Trump continua a evocare come opzione politica.
Associazioni industriali europee chiedono a Bruxelles di preparare possibili contromisure nel caso in cui Washington decida di irrigidire ulteriormente la politica commerciale.
Nei prossimi mesi sarà decisivo capire se l’amministrazione americana tenterà di rendere permanenti le nuove tariffe o se si aprirà una fase negoziale per evitare una nuova guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico.