24 febbraio 2022 – 24 febbraio 2026. Sono trascorsi quattro anni dall’invasione della Russia in Ucraina. Quello che nei piani di Putin sarebbe dovuto essere un conflitto lampo, un attacco rapido e preciso per far crollare le difese di Kiev, si è trasformato nel suo opposto: una guerra lunga e complessa, nella quale gli ucraini stanno facendo di tutto per resistere e cacciare il nemico.
Proprio nel giorno del quarto anniversario dall’inizio dello scontro bellico russo-ucraino, le principali istituzioni dell’Unione Europea hanno voluto presenziare a Kiev per manifestare tutto il loro appoggio alla nazione del presidente Volodymyr Zelensky (anche se “a mani vuote”, a causa del recente veto di Orban, Presidente dell’Ungheria, riguardo agli aiuti a Kiev e a nuove sanzioni a Mosca).
Oggi Von der Leyen e Costa a Kiev
In ogni caso, Ursula von der Leyen e Antonio Costa, rispettivamente presidenti della Commissione e del Consiglio europei, sono infatti giunti nella capitale ucraina.
“A Kiev per la decima volta dall’inizio della guerra – scrive Ursula von der Leyen in un post pubblicato su X – Per riaffermare che l’Europa è fermamente al fianco dell’Ucraina, finanziariamente, militarmente e durante questo rigido inverno. Per sottolineare il nostro costante impegno nella giusta lotta dell’Ucraina. E per inviare un messaggio chiaro sia al popolo ucraino che all’aggressore: non cederemo finché la pace non sarà ristabilita. Pace alle condizioni dell’Ucraina“.
In Kyiv for the tenth time since the start of the war.
To reaffirm that Europe stands unwaveringly with Ukraine, financially, militarily, and through this harsh winter.
To underscore our enduring commitment to Ukraine’s just fight.
And to send a clear message to the Ukrainian… pic.twitter.com/iULkEQji16
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) February 24, 2026
Le due alte cariche dell’Unione Europea sono state accolte a Kiev da Andriy Sybiga, ministro degli Esteri ucraino, che ha consegnato a von der Leyen un mazzo di fiori gialli e blu. Alle parole della Presidente della Commissione Europea, che ha sottolineato la volontà di giungere alla fine del conflitto russo-ucraino senza compromessi con gli aggressori, si sono aggiunte anche le dichiarazioni di Antonio Costa, sempre riportate sul suo profilo X ufficiale.
“Quattro anni di un’ingiusta guerra di aggressione. Quattro anni di incrollabile coraggio ucraino. Quattro anni di incrollabile sostegno europeo. Una determinazione condivisa: garantire una pace giusta e duratura in Ucraina. Ecco perché siamo qui a Kiev oggi”.

Sostegno all’Ucraina che, proprio in queste ore, è stato manifestato anche dal Regno Unito. Il governo britannico, infatti, attraverso un comunicato, ha dato seguito alle intenzioni di dispiegare truppe, palesate già a gennaio, quando si è parlato di una “Forza multinazionale per l’Ucraina“.
Si tratta di un quartier generale di 70 persone, che comprende anche 20 milioni di sterline (22,9 milioni di euro) come sostegno economico a Kiev (suddivisi in aiuti a livello energetico di emergenza e assistenza umanitaria in prima linea).
Il supporto all’Ucraina arriverà anche dai Paesi nordici e baltici, i cui principali rappresentanti incontreranno Zelensky nel giorno del quarto anno di guerra: prevista la partecipazione del presidente della Finlandia Alexander Stubb, del suo omologo lituano Gitanas Nausėda, del premier croato Andrej Plenković, della premier danese Mette Frederiksen, del primo ministro estone Kristen Michal, della premier islandese Kristrún Frostadóttir, della premier lettone Evika Siliņa, del capo del governo norvegese Jonas Gahr Store e del suo collega svedese Ulf Kristersson.
Sul tavolo nuovi aiuti militari, la volontà di continuare con le sanzioni alla Russia e il dialogo sui negoziati di pace proposti dagli USA.
Il veto dell’Ungheria di Orban ad aiuti e sanzioni
Ma riguardo al tema delle nuove misure punitive verso Mosca, l’Unione Europea deve mandare giù un boccone amaro.
Il 20esimo pacchetto di sanzioni, infatti, al momento non verrà messo in atto a causa del veto di Viktor Orban, Presidente dell’Ungheria, che in precedenza aveva detto no anche a un prestito di 90 miliardi all’Ucraina.

Le ragioni alla base di questa contrapposizione ungherese riguardano il mancato arrivo di petrolio russo in transito dall’Ucraina per via di danni all’oleodotto provocati dalla guerra. Péter Szijjártó, ministro degli Esteri di Budapest, ha infatti recentemente dichiarato su X che “non arriveranno decisioni importanti per Kiev, fino a quando l’Ucraina non riprenderà il transito di petrolio attraverso il pipeline Druzhba“.
A ciò, lo stesso Premier Orban ha aggiunto che “l’Ungheria no si farà ricattare“, minacciando che, senza sblocco di petrolio, potrebbe essere interrotta la fornitura di energia elettrica. Di questo stesso avviso è stata anche la Slovacchia.
La tensione con Budapest è però palpabile, dato che Antonio Costa, rispondendo a una lettera di Orban, ha fatto sapere, in maniera schietta, di rispettare le decisioni del Consiglio europeo e di evitare quindi di mettere a rischio il principio di sincera cooperazione tra i Paesi membri.