Giovedì 26 febbraio 2026 le delegazioni di Iran e Stati Uniti torneranno al tavolo a Ginevra per un nuovo round di trattative sul dossier atomico. L’annuncio è arrivato dal ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, che svolge un ruolo di mediazione tra le parti.
L’appuntamento svizzero potrebbe rappresentare uno snodo cruciale, l’ultima spiaggia per evitare un’escalation in Medio Oriente.
Iran-Usa, l’ultimo incontro a Ginevra
Secondo fonti iraniane citate da Reuters, la Repubblica islamica di Iran sarebbe disposta a trasferire all’estero metà delle scorte di uranio altamente arricchito e a diluire la restante parte. Tra le ipotesi sul tavolo figura anche la partecipazione a un consorzio regionale per l’arricchimento.
In cambio, Teheran chiede il riconoscimento del diritto all’arricchimento per scopi civili e un alleggerimento delle sanzioni economiche.
Non solo, l’Iran avrebbe aperto alla possibilità di coinvolgere imprese statunitensi nei settori petrolifero e del gas, offrendo accesso a investimenti strategici come parte di un più ampio pacchetto economico.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha parlato di “segnali incoraggianti”, pur ribadendo che il Paese resta pronto a reagire a qualsiasi scenario.

Le concessioni iraniane e la linea americana
Sul fronte opposto, la posizione di Washington appare meno compatta. Il presidente Donald Trump ha dichiarato di stare valutando un’azione “mirata e limitata” contro l’Iran dopo aver lanciato un ultimatum di dieci giorni a Teheran.
Secondo il The New York Times, il capo della Casa Bianca avrebbe confidato ai suoi consiglieri che, in assenza di progressi diplomatici, non escluderebbe operazioni più incisive nei prossimi mesi.
Divergenze emergono anche all’interno dell’amministrazione statunitense. Il segretario di Stato Marco Rubio avrebbe indicato la necessità di includere nell’intesa limiti ai missili balistici e la cessazione del sostegno iraniano ai gruppi armati regionali, temi su cui insiste Israele.
L’inviato speciale Steve Witkoff, invece, non avrebbe menzionato queste condizioni nei recenti colloqui.
Le preoccupazioni di Israele e il ruolo di Mosca
Ma le tensioni si riflettono anche nei rapporti con Tel Aviv. Secondo l’emittente Channel 12, dopo un incontro a Washington il premier Benjamin Netanyahu avrebbe manifestato timori circa un possibile disallineamento tra Stati Uniti e Israele sulla strategia da adottare verso l’Iran.
Parallelamente, il Financial Times riporta che Teheran avrebbe rafforzato la cooperazione militare con Mosca, firmando accordi per l’acquisto di sistemi missilistici. Un segnale che conferma come la leadership iraniana stia preparando contromisure nel caso in cui il dialogo dovesse fallire.
L’UE spinge per la soluzione diplomatica
A Bruxelles, l’Alta rappresentante per la politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, ha sottolineato la necessità di evitare un nuovo conflitto in una regione già segnata da molteplici crisi.
“Non abbiamo bisogno di un’altra guerra”, ha dichiarato, ribadendo la disponibilità europea a contribuire a una soluzione negoziata.

L’ultimo ciclo di incontri ha evidenziato profonde differenze sulle modalità e sui tempi di revoca delle sanzioni. Le parti dovranno definire una tabella di marcia condivisa e basata su interessi reciproci per evitare che il confronto degeneri.
L’ultimo vertice di Ginevra si profila dunque come un passaggio determinante: da un lato aperture su uranio e cooperazione economica, dall’altro l’ombra concreta di un intervento militare. La finestra diplomatica resta aperta, ma il margine si restringe.