ANCORA TENSIONE

Dopo Crans, nuove tensioni con la Svizzera per il 25enne travolto dalla valanga: “Preparate il funerale”

I parenti della vittima mettono in discussione i soccorsi elvetici e in particolare una frase sprezzante che avrebbero rivolto loro

Dopo Crans, nuove tensioni con la Svizzera per il 25enne travolto dalla valanga: “Preparate il funerale”

Rapporti Italia-Svizzera ancora ad alta tensione. Ancora dopo una tragedia mortale.

Dopo Crans Montana, la notte, di Capodanno, ora Saint Moritz con la morte di Luciano Capasso, un giovane escursionista che lavorava nella meta turistica elvetica come portiere e autista di un hotel (in copertina in un abbraccio con la madre).

La morte del 25enne, originario di Qualiano (in provincia di Napoli) travolto da una valanga ha scatenato una forte polemica tra la famiglia e i soccorritori svizzeri.

I parenti accusano infatti i soccorsi di lentezza e di aver pronunciato la frase choc, “preparate il funerale”, prima ancora della fine delle ricerche.

La vicenda ha così riacceso tensioni e polemiche sulla gestione delle emergenze in Svizzera.

Tragedia in alta quota, cosa è successo

Capasso era disperso da cinque giorni prima del ritrovamento del corpo.

Il giovane è stato travolto da una bufera di neve e da una valanga (di scala 4 su un massimo di 5) in una zona impervia, rendendo le ricerche estremamente difficili.

Tanto è vero che appena le condizioni meteo sono migliorate, il corpo del 25enne è stato ritrovato in poco tempo.

Nel mezzo della bufera, che la situazione fosse critica del resto lo aveva testimoniato lo stesso giovane che in un video con il telefonino aveva drammaticamente detto “speriamo di uscirne vivi da questa tormenta di neve”.

Prima dell’alba di mercoledì scorso – alle 4 – Capasso era uscito per un’escursione a quota 2.700 metri, quando è stato sorpreso dalla tempesta di neve: da quel momento se ne erano perse le tracce.

Le accuse dei familiari

Eppure, la famiglia di Capasso (descritto come esperto alpinista-escursionista e che in passato era stato anche nell’esercito) punta il dito contro i soccorsi e le autorità svizzere.

E in particolare contro una frase che questi avrebbero esternato ai parenti, preparandoli al peggio, preannunciando l’epilogo drammatico della vicenda, ovvero di “iniziare a organizzare i funerali”.

In realtà, i familiari sostengono che le ricerche siano iniziate in ritardo e che l’atteggiamento dei soccorritori sia stato sprezzante e rassegnato fin da quando è scattato l’allarme.

Soccorsi tardivi o mai partiti? E quella macabra ironia

Anzi, secondo la loro accusa, all’inizio i soccorsi non sarebbero proprio partiti, come dalle parole dei fratelli di Luciano:

“Berna non ha attivato nei giorni scorsi i soccorsi, né adesso risulta alcuna indagine su quanto è accaduto. Le ricerche non sono mai partite e fin dall’inizio della vicenda. Giovedì scorso è stato risposto con sarcasmo a mia madre: ‘Preparatevi a un funerale’. Il giorno dopo invece a me hanno detto: ‘Rassegnati, non abbiamo una sfera magica’, chiudendo poi bruscamente la comunicazione. La loro giustificazione è che avessero problemi con il meteo”.

Nel frattempo, le autorità svizzere mi hanno comunicato che non ci sarà alcuna indagine e hanno dato il nulla osta per il rientro della salma, che forse potrebbe già avvenire nelle prossime ore.

Cosa succederà ora

Le famiglia e il loro legale decideranno a breve se chiedere l’apertura di un’indagine in Italia.

Se le autorità italiane dovessero aprire un fascicolo sulla vicenda, l’esame autoptico sarà invece  necessario per le indagini. 

Ma la famiglia attraverso il proprio legale fa emergere un altro punto oscuro:

“Anche ammesso che i soccorsi sarebbero stati difficoltosi e le possibilità di salvezza poche, resta da accertare se le autorità svizzere abbiano lanciato preventivamente un’allerta valanghe”.