Colpo di scena a stelle e strisce. Direttamente dalla Casa Bianca, anzi ancor di più dalla Corte Suprema.
La decisione infatti di bocciare il piano sui dazi globali segna una brusca frenata per la strategia commerciale del presidente Donald Trump e apre un nuovo fronte di scontro istituzionale a Washington.
Dazi globali, la decisione (con sorpresa) della Corte Suprema Usa
Il provvedimento, che prevedeva l’introduzione di tariffe su una vasta gamma di importazioni, è stato giudicato in contrasto con i limiti dei poteri esecutivi, costringendo così la Casa Bianca a un parziale passo indietro.
A sorprendere non è stata solo la sentenza, ma la composizione della maggioranza che l’ha sostenuta.
Alcuni giudici considerati vicini all’area conservatrice hanno infatti votato insieme ai colleghi di orientamento progressista, formando un blocco trasversale che ha respinto l’impostazione dell’Amministrazione Trump.
Le motivazioni della Corte e la reazione durissima di Trump
La Corte ha sottolineato come una misura di tale portata, con impatti diretti sull’economia globale e sui rapporti commerciali internazionali, richieda un chiaro mandato del Congresso.
La reazione del presidente Donald Trump è stata durissima.
Il vulcanico numero della Casa Bianca ha accusato i giudici di interferire con la capacità dell’esecutivo di difendere gli interessi economici nazionali, parlando di una decisione che “indebolisce l’America” e promettendo nuove iniziative legislative per ripristinare i dazi in una forma giuridicamente inattaccabile.
Il commento del presidente
Come detto, il commento del presidente degli Stati Uniti è stato durissimo:
“La sentenza della Corte Suprema Usa sui dazi è profondamente deludente e mi vergogno per certi membri della Corte“.
E ancora:
“Sebbene sia certo che non fosse loro intenzione, la decisione della Corte Suprema ha reso più forte e più chiara, anziché indebolirla, la capacità del Presidente di regolamentare il commercio e imporre dazi e mi ha dato il diritto indiscutibile di distruggere i Paesi stranieri”.
Le “pagelle” ai giudici
Ma non solo. Trump ha bacchettato ancora i giudici e si è complimentato invece con quelli che hanno votato contro la decisione avversa alle strategie amministrative:
“I giudici della Corte Suprema non hanno avuto il coraggio di fare ciò che è giusto per il Paese. Vorrei ringraziare e congratularmi con i giudici Thomas, Alito e Kavanaugh per la loro forza, saggezza e amore per il nostro Paese. Sono molto orgoglioso di questi giudici”.
Il nodo dei 130 miliardi già incassati
In ogni caso la vicenda non finisce qui al di là dei proclami di The Donald.
Perché problema non di poco conto è ora il destino dei circa 130 miliardi di dollari già riscossi attraverso le tariffe.
E così ora la sentenza della Corte Suprema apre scenari complessi: imprese e importatori potrebbero avviare contenziosi per ottenere rimborsi, sostenendo che i dazi siano stati applicati sulla base di un impianto normativo poi dichiarato illegittimo.
Cosa accadrà ora, il parere degli esperti
Nel frattempo, ci si interroga dunque su cosa accadrà.
Gli esperti di diritto commerciale ritengono che la soluzione dipenderà dalla portata retroattiva che verrà attribuita alla decisione della Corte.
Un rimborso integrale rappresenterebbe un duro colpo per i conti pubblici e potrebbe generare un’ondata di cause legali.
Al contrario, una limitazione degli effetti al futuro ridurrebbe l’impatto finanziario ma alimenterebbe polemiche politiche e accuse di trattamento iniquo.
Impatti sui mercati e relazioni internazionali
La retromarcia sui dazi introduce un elemento di incertezza nei mercati e nelle relazioni commerciali con i principali partner degli Stati Uniti.
Molti Paesi avevano già avviato negoziati e contromisure in risposta alle tariffe, e ora si trovano a ricalibrare le proprie strategie.
La sentenza riafferma il ruolo di bilanciamento della Corte Suprema e segnala che anche su temi centrali come la politica commerciale il margine d’azione presidenziale non è illimitato.
Nei prossimi mesi il confronto si sposterà probabilmente in Congresso, dove si misurerà la capacità della Casa Bianca di costruire un consenso politico attorno a una nuova architettura dei dazi.
La “controffensiva” annunciata dal Presidente
Trump però in realtà non vuole “arrendersi”.
E ha annunciato con rabbia e senza indugi una nuova tariffa generalizzata, appellandosi ad una normativa diversa da quella vanificata sui dazi reciproci:
“Imporrò un dazio globale del 10% sulla base della Section 122, che si aggiungerà alle tariffe già imposte”.
Gli Stati Uniti hanno infatti imposto nell’ultimo anno anche una serie di dazi settoriali e di sicurezza nazionale che rimangono in essere.
La Section 122 del Trade Act del 1974 permetterebbe invece al presidente di applicare dazi fino al 15% per un massimo di 150 giorni anche su tutto l’import in presenza di pratiche considerate dannose agli interessi Usa.
E così Trump ha aggiunto:
“Abbiamo grandi, potenti alternative per imporre tariffe che genereranno ancora più soldi. Non ci saranno risarcimenti dei dazi già raccolti, siamo pronti a battaglie legali. E arriveranno altre tariffe”.
Ma non solo. Trump ha anche aggiunto che potrebbe continuare a utilizzare la legge di emergenza economica oggetto della sentenza della Corte Suprema per i poteri che più esplicitamente gli conferisce, quelli di imporre embarghi o blocchi di licenze.
La reazione dell’Unione Europea
Nel frattempo, non si sono fatte attendere le reazioni anche da Bruxelles, come dalle dichiarazioni di un portavoce dell’Ue:
“L’Unione europea sta analizzando attentamente la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di annullare i dazi doganali imposti dal presidente Donald Trump e continuerà a sostenere l’applicazione di dazi bassi”.
E ancora:
“Prendiamo atto della sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti e la stiamo analizzando attentamente. Rimaniamo in stretto contatto con l’amministrazione statunitense per chiarire le misure che intende adottare in risposta a questa sentenza. Le imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali. Continuiamo quindi a favorire dazi bassi e a lavorare per ridurli”.
Dazi e Trump, la stroncatura di Schlein (anche contro l’Italia)
Durissimo il segretario nazionale del Pd, Elly Schlein, anche nei confronti del nostro Governo:

“La Corte Suprema applicando la Costituzione, ha dimostrato che ogni potere incontra un limite. Le politiche commerciali di Trump, dannose a livello globale e anche in Italia, sono state messe fuori dalla legalità pure negli Stati Uniti. A questo punto ci chiediamo se Giorgia Meloni, nella consueta pillola video serale da Palazzo Chigi, attaccherà i giudici americani per difendere il suo amico Trump oppure per una volta difenderà l’Italia, le imprese e i lavoratori colpiti da quei dazi. Questa subalternità del governo a Trump la paga a caro prezzo l’Italia”.