Milleproroghe

La tassa da 2 euro sui mini pacchi non è sparita: la situazione e cosa succederà da luglio 2026

Sul tavolo c'è l'ipotesi di un decreto fiscale autonomo nelle prossime settimane, che porti al rinvio sino a luglio (quando entrerà in vigore il dazio europeo)

La tassa da 2 euro sui mini pacchi non è sparita: la situazione e cosa succederà da luglio 2026

C’è, non c’è, scompare, riappare. La tassa italiana sui mini pacchi provenienti da Paesi extra Unione europea nasce già con una possibile data di scadenza. Il contributo nazionale da 2 euro sulle spedizioni di valore inferiore ai 150 euro, introdotto con l’ultima legge di Bilancio dal governo guidato da Giorgia Meloni, va infatti verso un rinvio al primo luglio che potrebbe trasformarsi in uno stop definitivo.

Nelle commissioni parlamentari si lavora a un ordine del giorno bipartisan collegato al decreto Decreto Milleproroghe, mentre la modifica normativa vera e propria potrebbe arrivare nel decreto fiscale atteso nelle prossime settimane.

Dal 1° luglio 2026 entra in vigore il dazio europeo sulle spedizioni low cost

Il calendario è decisivo. Dal 1° luglio 2026 scatterà infatti anche il nuovo contributo doganale europeo da tre eurosulle spedizioni di modico valore provenienti da Paesi extra Ue.

La misura è stata approvata dal Consiglio dell’Unione europea per superare definitivamente l’esenzione doganale “de minimis” sotto i 150 euro, che negli ultimi anni ha favorito l’esplosione degli acquisti online a basso costo provenienti soprattutto dall’Asia.

Secondo la Commissione europea, dal 2022 il numero di piccoli pacchi diretti verso l’Europa è raddoppiato ogni anno e il 91% arriva dalla Cina.

Il nuovo sistema punta a due obiettivi principali:

  1. alleggerire la pressione su controlli doganali e sicurezza dei prodotti;
  2. riequilibrare la concorrenza con i commercianti europei soggetti a Iva, dazi e obblighi più stringenti.

Ecommerce cinese nel mirino: Temu e Shein dominano il mercato europeo

Il boom delle microspedizioni è legato anche al successo delle piattaforme di ecommerce asiatiche come Temu e Shein.

Nella prima metà del 2025 Temu contava circa 115 milioni di utenti attivi mensili in Europa, mentre Shein superava i 145 milioni su una popolazione complessiva di circa 450 milioni di cittadini.

Il loro modello logistico si basa su spedizioni dirette al consumatore finale senza centri di distribuzione europei. Ordini di valore molto basso, spesso sottostimati, hanno beneficiato finora dell’assenza di dazi doganali sotto la soglia dei 150 euro.

Dal 2026 questo vantaggio competitivo verrà progressivamente eliminato.

Perché la doppia tassa rischia di non reggere

Se il contributo nazionale italiano restasse in vigore insieme al nuovo dazio europeo, il costo complessivo potrebbe arrivare a cinque euro per spedizione.

Non si tratta solo di opportunità economica. Sul piano giuridico emergono dubbi di compatibilità con il diritto europeo, visto che il sistema doganale è materia armonizzata a livello Ue.

Le perplessità sono state evidenziate anche da Assonime, che ha segnalato il rischio di sovrapposizione tra prelievi nazionali e dazi comunitari.

Sul piano pratico, un aggravio di questo tipo rischierebbe di comprimere ulteriormente un mercato costruito su acquisti a bassissimo costo.

Il nodo dei conti pubblici: oltre 600 milioni di gettito in bilico

Dietro la scelta politica c’è però una questione di bilancio. La tassa italiana è stata iscritta nei conti pubblici per oltre 600 milioni di euro nel triennio 2026-2028.

Il dazio europeo, invece, confluisce in larga parte nel bilancio comunitario e solo una quota resta agli Stati membri come rimborso delle spese di riscossione.

In termini netti, quindi, l’Italia incasserebbe molto meno rispetto ai due euro previsti dalla norma nazionale.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha spiegato in commissione Finanze del Senato che le stime di gettito sono state costruite in modo prudenziale, considerando possibili cambiamenti nei comportamenti dei consumatori e strategie di elusione degli operatori logistici.

Proprio per questo gli effetti finanziari previsti per il 2026 erano già stati dimezzati.

L’effetto Malpensa: cargo in fuga verso il Nord Europa

Nel frattempo il mercato logistico ha già iniziato ad adattarsi. Il contributo italiano è in vigore in regime transitorio dal primo gennaio 2026 e alcune compagnie cargo hanno modificato le rotte.

Secondo Swissport, uno dei principali operatori di handling aeroportuale, lo scalo di Aeroporto di Milano Malpensa avrebbe registrato un calo dei voli cargo diretti.

Gli operatori preferiscono infatti far atterrare le merci in Paesi come Germania, Belgio o Ungheria, dove il contributo nazionale non esiste, per poi trasferirle su gomma verso l’Italia.

Un cambiamento che riduce i margini delle attività doganali, complica la pianificazione del lavoro e aumenta anche l’impatto ambientale a causa del maggiore trasporto su strada.

Milleproroghe e decreto fiscale: le mosse del Governo

Il tema della tassa sui mini pacchi si intreccia con l’iter parlamentare del Milleproroghe, approdato alla Camera tra polemiche e tensioni anche nella maggioranza.

Diversi emendamenti fiscali non sono stati votati, tra cui quello della Lega sulla riapertura della rottamazione quater, a prima firma del deputato Alberto Gusmeroli.

L’ingolfamento dei lavori ha alimentato l’ipotesi di un decreto fiscale autonomo nelle prossime settimane, che potrebbe contenere:

  • il rinvio della tassa sui piccoli pacchi extra Ue;
  • modifiche all’iperammortamento;
  • altre misure fiscali rimaste fuori dal Milleproroghe.

Critiche sono arrivate dalle opposizioni. La capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera Maria Cecilia Guerra ha denunciato lo stallo dei lavori parlamentari, sostenendo che “non è stato votato praticamente nessun emendamento”.