Un secondo attacco frontale alla magistratura in meno di 24 ore da parte di Giorgia Meloni. La premier, nella giornata di ieri, 18 febbraio 2026, ha commentato in un video sui social la decisione del Tribunale di Palermo sul risarcimento a favore di Sea Watch:
“Non solo all’epoca la Rackete è stata assolta perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell’immigrazione illegale di massa. Oggi i giudici prendono un’altra decisione che lascia letteralmente senza parole: hanno condannato lo Stato italiano a risarcire con 76 mila euro, sempre degli italiani, la ong proprietaria della nave capitanata dalla Rackete, perché dopo lo speronamento ai danni dei nostri militari l’imbarcazione era stata, giustamente, trattenuta e posta sotto sequestro”.
Meloni attacca (ancora) la magistratura
Il modus operandi è il medesimo. La presidente del Consiglio commenta, dai propri canali social, le decisioni dei giudici, in materia di immigrazione.
“Non più tardi di ieri ho commentato la surreale decisione della magistratura di condannare il ministero degli Internia risarcire con i soldi degli italiani un immigrato irregolare con 23 condanne alle spalle che lo Stato aveva avuto l’ardire di trasferire nel Cpr in Albania per l’espulsione. Una notizia vergognosa, che sembra una sciocchezza rispetto a quello che è accaduto oggi”.
“Oggi il tribunale di Palermo ha stabilito che la ong Sea Watch dovrà essere risarcita dallo Stato per oltre 76 mila euro per il fermo subito dalla nave Sea Watch 3, nel giugno del 2019. L’episodio fa riferimento al caso legato all’allora comandante della nave Carola Rackete, che il 29 giugno di quell’anno forzò il blocco navale di Lampedusa per far sbarcare 42 migranti nell’isola. Adesso lo Stato dovrà risarcire le spese patrimoniali documentate, sostenute tra ottobre e dicembre del 2019, quindi spese portuali e di agenzia, carburante per mantenere la nave attiva, e spese legali. Sul caso Sea Watch c’è stata una “decisione della magistratura commentata felicemente dall’Ong che dichiara testualmente: ‘Il diritto ancora una volta dà ragione alla disobbedienza civile’. Allora la mia domanda è: ma il compito dei magistrati è quello di far rispettare la legge o quello di premiare chi si vanta di non rispettare la legge”, ha tuonato Meloni.
E ancora:
“L’altra domanda che mi faccio è qual è il messaggio che si sta cercando di far passare con questa lunga serie di decisioni oggettivamente assurde: che non è consentito al governo provare a contrastare l’immigrazione illegale di massa, che qualunque legge si faccia e qualunque procedimento si costruisca una parte politicizzata della magistratura è pronta a mettersi di traverso?”, si è chiesta la premier. “Non lo so, ma in ogni caso mi dispiace se deluderò più di qualcuno perché noi siamo particolarmente ostinati e continueremo e faremo del nostro meglio per rispettare la parola che abbiamo dato agli italiani e per far rispettare le regole e le leggi dello Stato italiano e faremo tutto quello che serve per difendere in particolare i confini e la sicurezza dei cittadini”.
Una decisione che lascia senza parole. Ascoltate bene cosa è successo pic.twitter.com/THsV8vGI9L
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) February 18, 2026
Salvini e il “vecchio” scontro con Rackete
Allo sdegno si aggiunge Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, che nel 2019 ricopriva il ruolo di ministero dell’Interno:
“Un vero e proprio premio per aver forzato un divieto del governo, speronando una motovedetta della Guardia di Finanza pur di entrare in porto con i clandestini. È la decisione, incredibile, di un tribunale: ha stabilito che gli italiani diano 76mila euro di risarcimento per “fermo illegittimo” alla Ong di Carola Rackete, l’attivista tedesca che quando ero al Viminale non accettava la linea dei porti chiusi che aveva praticamente azzerato sbarchi e tragedie del mare. Il 22-23 marzo voterò SÌ al referendum per cambiare questa in(Giustizia) che non funziona”.
Nel 2019, la nave Sea Watch 3, che aveva soccorso 53 migranti a bordo di un’imbarcazione in difficoltà, cercò di entrare nel porto di Lampedusa, in Sicilia. La situazione era critica: i migranti erano a bordo da giorni in condizioni di grande disagio, ma Salvini, che aveva inasprito la politica sui migranti e chiuso i porti italiani alle ONG, impedì l’ingresso della nave.
Carola Rackete, al timone, decise di forzare il blocco, dopo un’azione di resistenza delle autorità italiane, attraccò al porto di Lampedusa.

La capitana era stata arrestata dalle autorità italiane con l’accusa di aver violato le leggi italiane, in particolare per “resistenza a pubblico ufficiale”, in quanto, durante la manovra, aveva urtato una motovedetta della polizia. Tuttavia, dopo alcuni giorni, un giudice ne dispose la sua liberazione, dichiarando che aveva agito per motivi umanitari, visto che le condizioni di salute dei migranti a bordo erano critiche. Salvini ha accusato Rackete di aver messo in pericolo la vita dei poliziotti e dei migranti, e ha definito l’azione come un atto di “pirateria”.
Nel medesimo anno Salvini fu indagato per “sequestro di persona” e “abuso d’ufficio” per aver impedito l’ingresso in Italia delle navi di salvataggio con migranti a bordo. Tuttavia il procedimento legale venne interrotto nel 2021 quando il Senato, con una decisione politica, votò contro il processo penale, archiviando le accuse per Sea Watch.
Il monito (inascoltato) di Mattarella
La leader tira dritto nonostante il monito di Sergio Mattarella che, per dare un segnale concreto nell’invito a smorzare i toni muovendosi, nella giornata di ieri, 18 febbraio 2026, ha presieduto la riunione de Csm (per la prima volta in 11 anni) chiedendo il rispetto delle istituzioni, anche in relazione all’uscita del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che aveva definito la magistratura un sistema “paramafioso”.

“Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura. Soprattutto, la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione“, ha chiarito il Capo di Stato.
La replica
In serata è arrivata la replica del presidente del tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini alle accuse di Meloni:
“La sentenza del Tribunale di Palermo è stata emessa da una magistrata competente e preparata, dopo l’esame del materiale probatorio e il contraddittorio tra le parti. Come ogni decisione è impugnabile. Denigrare i giudici per un provvedimento non condiviso o non gradito, magari senza neppure conoscerne le motivazioni, non ha nulla a che vedere con quel diritto di critica delle decisioni giudiziarie che va riconosciuto ad ogni cittadino”.
Il referendum sulla Giustizia
Seppur la presidente del Consiglio non faccia diretto riferimento al referendum sulla Giustizia alle porte – che mira principalmente a separare le carriere di giudici e pubblici ministeri – iniziativa del suo Governo sulla quale Meloni, evidentemente, punta molto (seppure senza investire il premierato come fece, capitolando, Matteo Renzi) è evidente che questi messaggi arrivino in maniera chirurgica per rafforzare il fronte del “sì”.