Il dramma di Domenico

Il comitato di esperti dice no: “Il bambino di Napoli non può ricevere un nuovo trapianto”

Le analisi degli esperti, arrivati da tutta Italia, hanno escluso un secondo intervento sul piccolo

Il comitato di esperti dice no: “Il bambino di Napoli non può ricevere un nuovo trapianto”

Gli occhi dell’Italia erano tutti lì. E alla fine è arrivata la notizia che nessuno avrebbe voluto ricevere.

Si chiude con un parere negativo la valutazione del team di esperti riunito all’Ospedale Monaldi di Napoli sul caso del bambino di due anni e mezzo ricoverato da quasi due mesi dopo un primo trapianto di cuore risultato danneggiato.

La decisione, arrivata al termine di un consulto collegiale tra alcuni dei massimi specialisti italiani in cardiochirurgia pediatrica, stabilisce che “le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto”.

Il consulto dell’Heart Team: coinvolti i principali centri italiani

Nel primo pomeriggio del 18 febbraio si è riunito l’Heart Team composto dai referenti di quattro tra le principali strutture italiane specializzate in trapianti cardiaci pediatrici:

  • Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, centro di riferimento europeo (presenti Lorenzo Galletti e Rachele Adorisio)
  • Azienda Ospedaliera di Padova (Giuseppe Toscano)
  • ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo (Amedeo Terzi)
  • Ospedale Regina Margherita di Torino (Carlo Pace Napoleone).

Il team, affiancato dai professionisti del Santobono Pausilipon, ha visitato il piccolo con l’obiettivo di valutare la trapiantabilità e l’eventuale possibilità di ulteriori trattamenti terapeutici oltre al nuovo intervento.

La risposta, al termine del confronto, è stata negativa.

Il nuovo cuore disponibile e le possibilità ridotte al 10%

Nella serata precedente era stata comunicata la disponibilità di un nuovo cuore compatibile. Il bambino risultava primo nella lista d’attesa per il suo gruppo sanguigno, pur essendo presenti altri tre piccoli pazienti in attesa di trapianto.

Secondo quanto riferito dal legale della famiglia, Francesco Petruzzi, le possibilità di riuscita di un secondo intervento erano state stimate intorno al 10%. L’unico chirurgo disposto a operare nuovamente sarebbe stato il cardiochirurgo che aveva già effettuato il primo trapianto.

Durante la giornata, il piccolo era vigile, mentre il team di specialisti procedeva alla valutazione clinica in terapia intensiva. L’ultima parola, in ogni caso, sarebbe spettata al Centro Nazionale Trapianti.

Il caso del cuore danneggiato: indagini in corso

Il bambino era stato sottoposto a un primo trapianto a dicembre, ma l’organo si era rivelato danneggiato. La vicenda ha aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità legate al trasporto e alla conservazione del cuore.

Secondo quanto emerso dalle indagini preliminari:

  • Il cuore sarebbe stato trasportato in un box frigo di vecchio tipo
  • Non sarebbe stato utilizzato un contenitore tecnologico in grado di monitorare la temperatura
  • Il personale non sarebbe stato adeguatamente formato all’uso degli strumenti più moderni

Al momento risultano sei indagati tra chirurghi, medici e paramedici coinvolti nelle fasi di espianto, confezionamento, trasporto e trapianto.

Gli ispettori inviati dal Ministero della Salute hanno acquisito documenti e cartelle cliniche presso il Monaldi e si recheranno anche all’ospedale di Bolzano per ulteriori verifiche. Tra i materiali sequestrati figura anche il box utilizzato per il trasporto dell’organo.

La posizione dell’Azienda Ospedaliera dei Colli

L’Azienda Ospedaliera dei Colli ha sottolineato che la decisione è stata frutto di “un confronto collegiale che ha consentito una valutazione condivisa quanto più completa e ampia possibile”.

La Direzione Strategica ha provveduto a informare il Centro Nazionale Trapianti e ha espresso “la più sincera vicinanza alla famiglia, prontamente informata, in questo momento così difficile”.