domani a washington

Meloni manda Tajani al Board of Peace: “Nostra scelta politica rispetta la Costituzione”

"Si tratta di un percorso a tappe ben scandite per la stabilizzazione della Striscia, la ripresa economica e la ricostruzione"

Meloni manda Tajani al Board of Peace: “Nostra scelta politica rispetta la Costituzione”

Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha annunciato che sarà proprio lui a rappresentare l’Italia nella prima riunione del Board of Peace a Washington, come osservatore, in programma domani, 19 febbraio 2026.

Un incontro in cui si discuterà del futuro di Gaza e della Palestina, e che coinvolgerà alcuni attori internazionali (Unione europea esclusa, così come i maggiori Paesi dell’Ue) nel tentativo di avviare la ricostruzione della Striscia e rilanciare il processo di pace in Medio Oriente.

Tajani ha sottolineato la necessità di essere presenti al tavolo in un momento così delicato, dichiarando:

Andrò io a Washington a rappresentare l’Italia come osservatrice in questa prima riunione del Board of Peace per essere presenti nel momento in cui si parla e si prendono le decisioni per la ricostruzione di Gaza sul futuro della Palestina”.

Tajani rappresenterà l'Italia al Board of Peace: "Una scelta politica per la pace e la stabilità"
Donald Trump al World Economic Forum firma il Board of Peace

Il punto di vista di Tajani

Nel suo intervento di ieri in Parlamento, Tajani ha messo in evidenza il ruolo centrale che l’Italia ha sempre avuto nell’area del Mediterraneo, ribadendo che il Paese non può permettersi di restare fuori da una strategia internazionale che mira alla stabilizzazione della regione.

“L’Italia è protagonista nell’area del Mediterraneo. Non possiamo non essere parte di una strategia che dovrà vederci ancora in prima linea, ascoltare cosa si sta facendo”, ha affermato il ministro. Tajani ha quindi sottolineato che la presenza dell’Italia al Board of Peace rispecchia l’impegno storico del nostro Paese nella costruzione della pace e della stabilità in Medio Oriente. “Si tratta di una scelta politica che rispetta la Costituzione della Repubblica, ma continua ad avere l’Italia parte di una strategia della quale fanno parte l’Unione Europea, che invierà la commissaria Suica, e vedrà la presenza del governo del Cipro che guida l’Europa in questi 6 mesi”, ha precisato Tajani.

Tajani ha poi spiegato che il piano di pace proposto dagli Stati Uniti per Gaza rappresenta, al momento, l’unica soluzione credibile e praticabile per porre fine al conflitto. Il ministro ha ribadito che le fasi del piano, già condivise a livello internazionale, si basano su principi condivisi da tutti i protagonisti della scena diplomatica:

Si tratta di un percorso a tappe ben scandite per la stabilizzazione della Striscia, la ripresa economica e la ricostruzione“, ha dichiarato.

Il leader di Forza Italia ha ribadito:

“Voglio essere molto chiaro, se qualcuno ritenesse che esistano oggi alternative concrete e praticabili a questo piano, dimostrerebbe di non saper fare i conti con la realtà”.

L’assenza dell’Italia sarebbe incomprensibile

Il ministro ha inoltre spiegato perché l’Italia ha deciso di partecipare al Board of Peace nonostante l’assenza di altri grandi Paesi europei. Germania, Francia, Spagna e Regno Unito hanno infatti deciso di non prendere parte all’incontro, in parte per le perplessità riguardo alla natura dell’organismo, che potrebbe sostituire l’Onu nel risolvere le dispute internazionali. Tajani ha respinto le critiche, sottolineando che l’assenza dell’Italia sarebbe stata “non solo politicamente incomprensibile, ma anche contrario alla lettera e allo spirito dello stesso articolo 11 della nostra Costituzione che sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie”.

Inoltre, Tajani ha evidenziato che il coinvolgimento dell’Italia in questo processo non è frutto di una mera convenienza economica o di un interesse a favore di alleanze politiche, come alcuni hanno insinuato. Il ministro ha risposto a chi accusa il governo di “piaggeria” nei confronti degli Stati Uniti, dichiarando: “Non partecipiamo ad alcun comitato d’affari, né scodinzoliamo vicino a Tony Blair. Non collaboro con nessuno se non con il governo di cui faccio parte“. Tajani ha poi sottolineato l’importanza strategica di Gaza per la sicurezza nazionale italiana, soprattutto per quanto riguarda il contrasto al terrorismo e i flussi migratori irregolari.

L’Italia “in prima linea per la pace”

Nel suo discorso, Tajani ha ribadito che la violenza in Terra Santa deve cessare, non solo per il conflitto tra israeliani e palestinesi, ma anche per fermare gli attacchi dei coloni estremisti contro le comunità cristiane.

Il governo italiano ha più volte chiesto a Israele di fermare le azioni di questi coloni, e ha condannato fermamente qualsiasi tentativo di annessione della Cisgiordania.

Il vicepremier ha spiegato che “tentazioni che non aiutano i costruttori di pace e che rischiano di pregiudicare la soluzione a due Stati” non devono essere tollerate, e che il governo italiano continuerà a fare pressioni per promuovere una soluzione pacifica del conflitto.

Tajani rappresenterà l'Italia al Board of Peace: "Una scelta politica per la pace e la stabilità"
Distruzione a Gaza

Le critiche dell’opposizione 

Le dichiarazioni di Tajani hanno suscitato dure critiche dalle forze di opposizione. Peppe Provenzano, del Partito Democratico, ha definito la decisione di partecipare al Board of Peace come uno “strappo alla collocazione internazionale del nostro Paese”. Secondo Provenzano, la partecipazione dell’Italia al Board è un “ennesimo attacco alle Nazioni Unite” e rischia di isolare l’Italia dalle principali potenze europee.

Duro anche il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, che ha accusato il governo di aver scelto di “dichiarare fedeltà” a Trump, definendo il Board of Peace come un “board di dittatori, autocrati, finanzieri, miliardari”. Bonelli ha parlato di una “demolizione del diritto internazionale” e ha affermato che l’Italia ha gettato “un’onta” sulla propria storia.

Anche il Vaticano ha espresso delle perplessità riguardo alla partecipazione italiana al Board of Peace. Il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha dichiarato che il Vaticano non parteciperà all’iniziativa, evidenziando che vi sono aspetti del progetto che sollevano preoccupazioni. Parolin ha sottolineato che “queste controversie vadano discusse e risolte a livello dell’Onu”, esprimendo dubbi sulla legittimità di un organismo che potrebbe contrastare l’operato dell’Onu.