Schiaffo

Il Vaticano dice no al Board of peace per Gaza (anche come osservatore)

Tajani invece conferma che l'Italia ci sarà (come Paese osservatore),ma è bagarre in Parlamento con l'opposizione

Il Vaticano dice no al Board of peace per Gaza (anche come osservatore)

La prima riunione del Board of Peace voluto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump si terrà giovedì 19 febbraio 2026 a Washington e si preannuncia come un banco di prova diplomatico per gli equilibri internazionali sulla crisi di Gaza. Ma alla vigilia dell’incontro, arriva una presa di posizione netta: la Santa Sede non parteciperà.

Il Vaticano non aderisce al Board of Peace

A chiarire la posizione è stato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, a margine del tradizionale bilaterale con il governo italiano a Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, in occasione dell’anniversario dei Patti Lateranensi. All’incontro era presente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“La Santa Sede non parteciperà al Board of Peace per la sua particolare natura, che non è quella degli altri Stati”, ha spiegato Parolin.

Pur riconoscendo l’importanza di “tentare di dare una risposta” alla crisi, il Vaticano ha espresso perplessità su alcuni punti del progetto, ritenuti “critici” e bisognosi di chiarimenti.

Tra le principali preoccupazioni della Santa Sede c’è il ruolo delle Nazioni Unite: secondo il Vaticano, la gestione delle crisi internazionali dovrebbe restare in capo all’Organizzazione delle Nazioni Unite, evitando meccanismi paralleli che possano indebolire il diritto internazionale.

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Italia osservatore al Board: via libera della Camera

Mentre il Vaticano si chiama fuori, l’Italia ha deciso di partecipare in qualità di osservatore. La Camera dei Deputati ha approvato la risoluzione illustrata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani con 183 voti favorevoli della maggioranza e 122 contrari.

Secondo Tajani, la formula dell’osservatore rappresenta una soluzione “equilibrata e rispettosa dei vincoli costituzionali”. L’Italia, ha spiegato il ministro, non può aderire formalmente al Board per i limiti imposti dall’articolo 11 della Costituzione, ma non può nemmeno restare fuori da un tavolo in cui si discute della pace nel Mediterraneo.

“Non andare significa non sapere, mentre noi vogliamo essere parte della soluzione”, ha ribadito Tajani, sostenendo che il piano statunitense rappresenti al momento l’unica proposta concreta sul tavolo.

Opposizioni compatte contro il Governo

Il voto ha però segnato un fatto politico rilevante: per la prima volta in questa legislatura, le opposizioni si sono presentate unite su un tema di politica estera. La leader del Partito Democratico Elly Schlein ha accusato il governo di “aggirare la Costituzione” e di indebolire il ruolo dell’Onu.

Critiche anche da Giuseppe Conte, che ha definito “non dignitosa” la partecipazione italiana, mentre Carlo Calenda ha parlato di “pagina nera per l’Italia”.

Il Governo ha respinto le accuse di subalternità a Washington, sostenendo che la presenza italiana servirà a difendere gli interessi nazionali e a contribuire alla stabilizzazione dell’area, evitando radicalizzazione e nuovi flussi migratori.

Chi parteciperà al Board of Peace

La riunione di Washington vedrà la presenza diretta del presidente Trump, promotore dell’iniziativa. Tra i leader indicati come partecipanti figurano:

  • Viktor Orbán
  • Shehbaz Sharif
  • Edi Rama
  • Javier Milei
  • Prabowo Subianto

Israele dovrebbe essere rappresentato dal ministro degli Esteri Gideon Sa'ar. Per la Commissione europea è prevista la partecipazione, in qualità di osservatore, della commissaria Dubravka Šuica.

Anche altri Paesi europei, tra cui Romania, Grecia e Cipro, dovrebbero prendere parte all’incontro con delegazioni di livello ministeriale o come osservatori.

Un test politico per il governo Meloni

La scelta italiana arriva in un contesto di forte pressione diplomatica. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non dovrebbe partecipare personalmente alla riunione, lasciando spazio al ministro Tajani.

Il Board of Peace si configura così non solo come un tentativo di affrontare il dossier Gaza — ricostruzione, sicurezza, governance civile — ma anche come un test politico per gli equilibri interni italiani ed europei.

Da un lato, il Governo rivendica pragmatismo e volontà di incidere; dall’altro, Vaticano e opposizioni chiedono che ogni iniziativa resti saldamente ancorata al quadro multilaterale delle Nazioni Unite.

Il vertice di Washington dirà se il Board sarà un nuovo strumento diplomatico efficace o un organismo destinato a generare ulteriori divisioni sul piano internazionale.