È scontro aperto tra i sindacati metalmeccanici e Confindustria sulla gestione della vertenza della ex Ilva. Fim, Fiom e Uilm hanno respinto con forza la proposta degli industriali liguri e piemontesi di separare la trattativa relativa allo stabilimento di Taranto da quella riguardante gli impianti del Nord-Ovest, in particolare a Cornigliano e Novi Ligure.
Secondo i sindacati, dividere i negoziati rappresenterebbe un rischio concreto per l’occupazione e l’integrità industriale del gruppo. Le organizzazioni sindacali hanno parlato esplicitamente di una possibile “operazione di sciacallaggio ai danni dei lavoratori”, chiedendo al Governo una risposta chiara e determinata.
Le sigle Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil hanno ribadito che “la priorità deve restare la tutela dell’occupazione in tutti gli stabilimenti” e che qualsiasi modifica agli accordi esistenti deve necessariamente coinvolgere le rappresentanze dei lavoratori.
La proposta di Confindustria per Genova e Novi Ligure
Come racconta Prima Alessandria, la posizione degli industriali nasce da un documento elaborato dalle sedi territoriali di Genova e Alessandria, che propone un piano di sviluppo autonomo per gli stabilimenti del Nord-Ovest, svincolato dalle prospettive dell’area a caldo di Taranto.
Tra i punti principali del piano:
- separazione delle trattative industriali tra Taranto e gli stabilimenti del Nord;
- rafforzamento della Società per Cornigliano e possibile estensione a Novi Ligure;
- ammodernamento delle linee produttive per acciai altoresistenziali di terza generazione destinati al settore automotive;
- sviluppo della produzione di lamierino magnetico per trasformatori e motori elettrici;
- utilizzo delle infrastrutture logistiche, inclusi porto e collegamenti ferroviari legati al Terzo Valico dei Giovi.
Secondo gli industriali, Novi Ligure potrebbe diventare un polo siderurgico più competitivo, riducendo la dipendenza produttiva da Taranto e sfruttando la vicinanza al porto di Genova.
Il piano non escluderebbe, inoltre, ulteriori cambi di proprietà degli asset, considerando la natura finanziaria di eventuali acquirenti come Flacks Group.
I sindacati: “Il gruppo deve restare integrato”
La replica dei sindacati è netta. Secondo Fim, Fiom e Uilm, la forza della ex Ilva è sempre stata l’integrazione tra i diversi stabilimenti, che ha consentito di garantire reddito e continuità occupazionale a circa 20.000 lavoratori e alle loro famiglie.
“La sinergia industriale tra gli stabilimenti ha un unico obiettivo: difendere lavoro e prospettiva industriale”, affermano i rappresentanti sindacali, chiarendo però che “sinergia non significa sudditanza”.
Le organizzazioni dei lavoratori si dichiarano favorevoli allo sviluppo dei forni elettrici sia a Taranto sia negli stabilimenti del Nord, considerati fondamentali per garantire autonomia produttiva e stabilità industriale.
Il nodo occupazionale e il futuro della siderurgia italiana
Al centro della vertenza resta il futuro occupazionale e industriale della siderurgia italiana. Le aree di Cornigliano e Novi Ligure rappresentano asset strategici sia per il settore automotive sia per la transizione verso produzioni più avanzate e sostenibili.
Tuttavia, i sindacati avvertono che qualsiasi progetto industriale non può tradursi in una “svendita delle aree” o in operazioni che possano mettere a rischio i posti di lavoro.
Cosa succede ora
Il confronto si sposta ora sul tavolo del Governo, chiamato a decidere se mantenere un approccio unitario alla vertenza o valutare ipotesi di sviluppo separate per i diversi poli produttivi.
La decisione sarà cruciale non solo per il destino degli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure, ma per l’intero futuro della siderurgia italiana e della sua competitività nel contesto europeo.