Il 2025 conferma la centralità del Fondo di Garanzia PMI nell’accesso al credito. I dati mostrano un sistema che continua a crescere – l’importo garantito ha raggiunto 31,7 miliardi di euro, +6,5% – ma mettono in luce una criticità che riguarda in modo particolare le Piccole e Medie Imprese con fabbisogni finanziari più elevati.
È proprio questo cluster – imprese strutturate, con volumi operativi significativi e un utilizzo ricorrente di linee di circolante – a risultare oggi il più penalizzato: “la capienza De Minimis risulta già quasi saturata (o del tutto assorbita) a livello di impresa unica”.
Per queste imprese, la conseguenza è immediata e concreta: non riescono più a utilizzare la garanzia pubblica proprio sulle operazioni più frequenti e necessarie alla gestione quotidiana, come:
- linee di liquidità rateali e non rateali,
- anticipi fatture e ordini,
- rinnovi di affidamenti,
- consolidamenti del breve termine.
Sono operazioni che, per natura, generano volumi e assorbimenti elevati. Per questo motivo, nelle PMI con fabbisogni medio‑alti, il De Minimis si esaurisce rapidamente, spesso già nei primi mesi dell’anno o dopo poche operazioni di circolante.
Il risultato è un paradosso: le imprese che avrebbero più bisogno della garanzia sono proprio quelle che, più delle altre, non possono più utilizzarla.
E questo non per mancanza di merito, ma per un vincolo normativo – la capienza De Minimis – che diventa particolarmente stringente quando l’impresa appartiene a un gruppo o rientra nel perimetro dell’“impresa unica”.
In sintesi: le PMI con fabbisogni finanziari medio‑alti sono oggi il cluster più esposto e più penalizzato, perché consumano rapidamente la capienza De Minimis e si trovano senza accesso alla garanzia proprio sulle linee che sostengono la loro operatività quotidiana.
Perché per le PMI con fabbisogni medio‑alti è improrogabile migliorare il rating: la prociclicità del sistema e l’effetto ESL
- Le PMI con fabbisogni medio‑alti sono oggi le più penalizzate
Le Piccole e Medie Imprese che presentano fabbisogni finanziari più elevati – tipicamente quelle con cicli di incasso lunghi, forte capitale circolante e utilizzo ricorrente di linee di cassa – sono il cluster più esposto agli effetti della saturazione del De Minimis.
Queste imprese consumano rapidamente la capienza disponibile perché ricorrono con maggiore frequenza a:
- linee di liquidità rateali e non rateali,
- anticipi fatture e ordini,
- smobilizzi,
- rinnovi e consolidamenti,
- operazioni frequenti e di importo significativo.
Come riportato nel documento, “le operazioni che fanno volumi diventano non copribili oppure copribili solo parzialmente”. Il risultato è un paradosso evidente: la garanzia pubblica esiste, ma non è più utilizzabile proprio sulle operazioni più necessarie alla gestione quotidiana.
- La prociclicità del sistema: migliore rating = minori assorbimenti De Minimis
Il Fondo di Garanzia opera oggi secondo una logica fortemente prociclica: 👉 più l’impresa è solida, meno consuma De Minimis e più può beneficiare della garanzia pubblica.
Il documento lo conferma: “crescono maggiormente le imprese in fascia 1 e 2, cioè quelle con profilo di rischio più basso”.
Un rating migliore produce effetti immediati:
- riduce l’assorbimento De Minimis,
- aumenta la probabilità di delibera,
- migliora pricing e durata,
- consente di utilizzare la garanzia sulle operazioni più utili.
- La prociclicità è oggi ancora più forte: l’effetto ESL e il metodo dei premi esenti
L’elemento decisivo – spesso sottovalutato dalle imprese – è che la prociclicità del sistema è oggi amplificata dal metodo di calcolo dell’ESL (Equivalent Subsidy Level) e dalla rilevazione del De Minimis tramite il meccanismo dei premi esenti.
Questo significa che:
- più l’impresa è rischiosa, maggiore è l’ESL,
- maggiore ESL = maggiore assorbimento di De Minimis,
- maggiore assorbimento = minore capienza residua per operazioni future,
- minore capienza = impossibilità di utilizzare la garanzia sulle linee più frequenti.
In altre parole: un rating debole non solo peggiora l’accesso al credito, ma consuma più rapidamente il De Minimis a causa dell’ESL più elevato.
Ecco perché le PMI con fabbisogni medio‑alti sono le più penalizzate: sono quelle che, per caratteristiche operative, generano più operazioni e quindi subiscono in modo più diretto l’effetto moltiplicativo dell’ESL.
- Migliorare la qualità dei dati non è più un’opzione: è un obbligo competitivo
“la differenza la fanno qualità dei dati, sostenibilità finanziaria, coerenza andamentale e capacità di pianificazione”.
Per continuare a essere finanziabili – e per poter utilizzare la garanzia pubblica – le PMI devono elevare in modo strutturale la qualità dei propri dati.
- Dati economici e patrimoniali
- bilanci coerenti e tempestivi,
- margini stabili,
- PFN sotto controllo.
- Dati finanziari e di tesoreria
- piani di cassa forward looking,
- monitoraggio DSCR e coverage,
- gestione attiva del capitale circolante.
- Dati di Centrale Rischi
- utilizzi coerenti,
- assenza di sconfinamenti,
- riduzione della volatilità del circolante.
Sono questi elementi che permettono alla banca di leggere il fabbisogno non come un rischio, ma come una gestione fisiologica dell’attività.
Conclusione: migliorare il rating è una necessità improrogabile per le PMI con fabbisogni medio‑alti
Le nuove normative sulla concessione e sul monitoraggio del credito, unite alla natura prociclica del Fondo di Garanzia – rafforzata dal metodo ESL e dai premi esenti – rendono il miglioramento del rating un requisito strutturale e non più rinviabile.
Per le PMI con fabbisogni medio‑alti, questo significa:
- lavorare costantemente sulla qualità dei dati,
- ridurre la volatilità del circolante,
- rafforzare la sostenibilità prospettica,
- migliorare il merito creditizio in modo continuo.
Solo così potranno:
- mantenere accesso al credito,
- utilizzare la garanzia pubblica sulle operazioni più utili,
- liberare capienza De Minimis,
- ottenere condizioni migliori,
- crescere in un sistema sempre più selettivo.
- Il cambiamento culturale non può essere lasciato solo alle imprese: le banche devono guidarlo
Il sistema del credito è diventato più selettivo, più orientato al merito e sempre più attento alla sostenibilità prospettica. In questo scenario, le banche non possono limitarsi a valutare: devono assumere un ruolo attivo nel guidare le imprese dentro questo nuovo paradigma.
Per sostenere davvero il tessuto produttivo, gli intermediari devono diventare:
✔ Portatori di cultura finanziaria sul territorio
Le banche devono aiutare le imprese a comprendere come funziona il De Minimis, come si calcola l’assorbimento (soprattutto con il metodo ESL e i premi esenti) e perché il rating è oggi la leva decisiva per accedere al credito e utilizzare la garanzia pubblica.
✔ Facilitatori del miglioramento dei dati
Devono supportare le PMI nella lettura della Centrale Rischi, nell’interpretazione degli indicatori, nella costruzione di piani forward looking e nella gestione del capitale circolante. La banca non è solo un valutatore: è un acceleratore di consapevolezza.
✔ Partner nella pianificazione finanziaria
Il ruolo dell’intermediario deve evolvere da semplice erogatore a co‑progettista dei fabbisogni finanziari dell’impresa: durate, equilibrio tra breve e M/L termine, sostenibilità dei flussi di cassa, gestione dei picchi stagionali.
✔ Interpreti del nuovo ruolo della garanzia pubblica
La garanzia non è più automatica né illimitata. Va utilizzata in modo strategico, selettivo e coerente con la capienza De Minimis. La banca deve guidare l’impresa nella scelta delle operazioni da coprire, evitando sprechi di capienza e massimizzando l’efficacia dello strumento.
- Un nuovo patto banca–impresa: rating, dati e sostenibilità come terreno comune
“la banca oggi finanzia la traiettoria, non solo il consuntivo”. Questo implica un cambio di prospettiva per entrambe le parti:
- l’impresa deve dimostrare sostenibilità prospettica, capacità di generare cassa e coerenza tra bilancio, CR e tesoreria;
- la banca deve saper leggere, interpretare e valorizzare questa traiettoria, trasformandola in credito sostenibile e duraturo.
Il nuovo patto si fonda su tre pilastri:
- Trasparenza dei dati
Bilanci, Centrale Rischi e tesoreria devono essere chiari, coerenti e aggiornati. La trasparenza è la base del merito creditizio.
- Pianificazione condivisa
La banca deve aiutare l’impresa a costruire scenari, non solo a reagire alle emergenze. Il credito non può più essere episodico: deve essere programmato, misurato e monitorato.
- Miglioramento continuo del rating
Il rating è la leva che consente di:
- ridurre l’assorbimento De Minimis (soprattutto con il metodo ESL e i premi esenti),
- mantenere accesso alla garanzia pubblica,
- ottenere condizioni migliori,
- aumentare la probabilità di delibera.
Il nuovo contesto richiede un salto culturale:
- le imprese devono elevare la qualità dei dati e migliorare il rating,
- le banche devono guidare questo percorso, diventando partner strategici e non semplici erogatori.
Solo così il sistema potrà continuare a sostenere la crescita, anche in un quadro di regole più selettive e di capienze De Minimis sempre più limitate.
Conclusione: un sistema che funziona solo se banche e imprese evolvono insieme
Il Fondo di Garanzia resta una leva fondamentale, ma il contesto è cambiato. Per le PMI con fabbisogni medio-alti, la differenza la fanno:
- qualità dei dati,
- controllo del circolante,
- rating migliore,
- pianificazione forward looking.
Ma questo percorso non può essere lasciato solo alle imprese. Le banche devono diventare protagoniste del cambiamento, portando sul territorio una nuova cultura del credito, della gestione dei dati e dell’uso consapevole della garanzia pubblica. Solo così il sistema potrà continuare a sostenere la crescita, anche in un quadro di regole più selettive e di capienze De Minimis sempre più limitate.