Biblioteca europea di informazione e cultura

Stefano Boeri e Cino Zucchi a processo per turbativa d’asta e false dichiarazioni sul concorso Beic

Secondo le indagini i due non avrebbero dichiarato il loro conflitto di interessi, continuando a far parte della commissione giudicatrice che ha proclamato vincitore un progetto che comprendeva alcuni loro allievi o collaboratori

Stefano Boeri e Cino Zucchi a processo per turbativa d’asta e false dichiarazioni sul concorso Beic

Gli architetti Stefano Boeri e Cino Zucchi, noti a livello internazionale e docenti al Politecnico di Milano, sono stati rinviati a processo per turbativa d’asta e false dichiarazioni in merito al conflitto d’interessi nel caso del concorso internazionale per la realizzazione della nuova Biblioteca europea di informazione e cultura (Beic) a Milano.

La decisione è stata presa dal gup Fabrizio Filice, che ha fissato la prima udienza per il 17 aprile 2026. Oltre ai due celebri architetti, sono stati rinviati a giudizio anche altri quattro professionisti coinvolti nella vicenda.

Le accuse e le indagini

Secondo le indagini condotte dai pubblici ministeri Giancarla Serafini e Paolo Filippini, Boeri e Zucchi non avrebbero dichiarato il loro conflitto di interessi, continuando a far parte della commissione giudicatrice che, nel luglio 2022, ha proclamato vincitore del concorso il progetto di una cordata che comprendeva alcuni loro allievi o collaboratori.

Fra questi, figurano anche i ricercatori Raffaele Lunati e Giancarlo Floridi, membri della facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, e Pier Paolo Tamburelli, dello studio Baukuh, tutti imputati nel procedimento.

Le indagini, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza, hanno rivelato presunti “accordi” tra i membri della commissione per l’assegnazione della gara, supportati da chat documentate. In particolare, l’accusa sostiene che Tamburelli abbia avuto un ruolo centrale nell’interazione con i due docenti durante l’iter di valutazione, influenzando la scelta del progetto vincitore. Nonostante ciò, né il Comune di Milano né la Fondazione Beic si sono costituiti parti civili nel procedimento.

Le difese: nessun favoreggiamento

Le difese dei professionisti accusati hanno sostenuto che la vittoria del progetto sia stata frutto della sua qualità, senza che vi fossero favoritismi o accordi illeciti. Secondo i legali, i progetti erano stati valutati in forma “anonima” e i conflitti di interesse non erano stati dichiarati perché, secondo le regole del concorso, l’obbligo di farlo sussisteva solo per i rapporti di collaborazione economica “in corso”.

Il caso coinvolge anche Andrea Caputo, progettista che si classificò terzo nel concorso, il quale è stato anch’egli imputato per turbativa d’asta.

La reazione degli imputati

Nel febbraio 2025, il giudice per le indagini preliminari (GIP) Luigi Iannelli aveva deciso di non accogliere la richiesta di arresti domiciliari avanzata dai pm per Boeri, Zucchi e Tamburelli. Al contrario, erano state imposte misure interdittive, come il divieto di partecipare a commissioni per concorsi pubblici e di lavorare con la pubblica amministrazione, con durate variabili tra i 12 e gli 8 mesi.

Nel corso di un’intervista, l’architetto Cino Zucchi ha espresso tranquillità riguardo alla sua posizione, affermando di essere fiducioso che nel dibattimento si chiariranno tutte le accuse.

“Abbiamo sempre agito con rigore e correttezza, senza mai collegare gli elaborati progettuali ai loro autori”, ha dichiarato Zucchi. Ha aggiunto che non farà mai più parte di una giuria, nonostante abbia sempre operato con “rigore”, sottolineando come in trent’anni di carriera non fosse mai stato accusato di irregolarità.

Stefano Boeri e Cino Zucchi a processo per turbativa d'asta e false dichiarazioni sul concorso Beic
Cino Zucchi

Zucchi ha anche parlato delle difficoltà vissute durante i mesi di interdizione, rivelando di aver affrontato la misura cautelare “abbastanza tranquillamente”.

“Era un’interdizione dal fare parte delle commissioni”, ha spiegato. In merito alla sua carriera, ha dichiarato di non sentirsi un “archistar”, ma un “architetto all’antica, con la matita in mano”, e ha aggiunto che oggi si svolgono “processi mediatici”, ma che ciò che conta è “quello che uno fa”.

Il rinvio a giudizio di Boeri, Zucchi e degli altri imputati segna l’inizio di un procedimento che potrebbe portare a una maggiore chiarezza su come sono stati gestiti i concorsi pubblici e le gare di progettazione in ambito pubblico. La difesa, che afferma la trasparenza e la regolarità del concorso, dovrà ora dimostrare che non vi siano stati conflitti di interesse o accordi illeciti nella scelta del progetto vincitore. L’attesa è ora per il dibattimento che avrà il compito di fare chiarezza su questi delicati aspetti.