Il governo di Israele ha approvato un piano che autorizza, per la prima volta dal 1967, l’avvio della registrazione sistematica dei terreni in Cisgiordania. Le aree saranno dichiarate proprietà statale, qualora i palestinesi non riescano a dimostrarne il possesso.
Israele e i territori della Cisgiordania: “Proprietà statale”
La proposta è stata avanzata dall’estrema destra israeliana: dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, dal ministro della Giustizia Yariv Levin e dal ministro della Difesa Israel Katz. E la decisione è stata approvata domenica 15 febbraio 2026 dall’esecutivo.
Secondo la dichiarazione congiunta dei ministri, il provvedimento mira a “fare ordine” nei diritti di proprietà e a ridurre il contenzioso legale. Il ministero della Giustizia avrà infatti l’autorità di supervisionare l’intero processo.
In concreto, quando verrà avviata la procedura di registrazione in una determinata area, chiunque rivendichi la proprietà di un terreno dovrà presentare documenti validi.
Il rischio espropriazione di massa
Peccato che dopo decenni di conflitti e occupazione, molti titoli potrebbero essere andati perduti o distrutti. Questo elemento, avvertono le organizzazioni per i diritti umani, potrebbe tradursi in un’espropriazione di massa.
Il testo della risoluzione prevede, infatti, che ogni appezzamento richieda almeno un anno e mezzo per essere registrato, con l’obiettivo di completare il 15% delle registrazioni entro cinque anni.
Cosa era previsto dagli Accordi di Oslo
Il nuovo processo riguarderà principalmente l’Area C, una delle tre zone in cui la Cisgiordania fu suddivisa con gli Accordi di Oslo negli anni Novanta.
L’Area C, che costituisce circa il 60% della Cisgiordania e comprende gran parte della valle del Giordano, è sotto pieno controllo civile e militare israeliano, pur essendo destinata – secondo gli accordi – a far parte di un futuro Stato palestinese.
Ci vivono oltre 300mila palestinesi.
Le aree A e B, invece, sono rispettivamente sotto controllo dell’Autorità nazionale palestinese e a gestione mista. Negli ultimi mesi, il governo israeliano ha però esteso i propri poteri di supervisione anche su queste zone, motivando le misure con esigenze di sicurezza e tutela ambientale.

Le critiche: “Annessione illegale”
Il movimento pacifista israeliano Peace Now ha definito il piano “un’enorme appropriazione indebita”, sostenendo che nelle attuali condizioni sarà estremamente difficile per molti palestinesi dimostrare la titolarità delle terre.
Secondo l’organizzazione, la conseguenza sarà la dichiarazione di migliaia di metri quadrati come terra demaniale, aprendo la strada a nuovi insediamenti e infrastrutture. Anche l’Autorità Nazionale Palestinese ha condannato la decisione, definendola una “grave escalation” e una violazione del diritto internazionale.
Dura anche la reazione di Hamas, che ha bollato il piano come nullo e privo di valore. Ma pure l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha invitato Israele a revocare le misure, sostenendo che renderanno impossibile uno Stato palestinese sostenibile.
L’espansione degli insediamenti
La registrazione dei terreni era stata avviata già nel 1949 durante il mandato britannico e riguardava circa il 30% del territorio. Dopo l’occupazione del 1967, il processo fu interrotto, lasciando oggi circa il 70% della Cisgiordania formalmente non registrato.
Negli ultimi mesi il governo israeliano ha accelerato l’approvazione di nuovi piani di insediamento e stanziato oltre un miliardo di shekel per l’espansione di colonie e avamposti. Il gabinetto di sicurezza ha inoltre annullato il divieto di vendita di terreni agli israeliani ebrei, risalente al periodo dell’amministrazione giordana (1948-1967).
Secondo diverse ong, tra cui Bimkom, Israele avrebbe già reintrodotto procedure analoghe a Gerusalemme Est, dove solo una minima parte delle terre risulta intestata a palestinesi.
Le implicazioni legali e internazionali
Diversi esperti di diritto internazionale ritengono che la misura sia in contrasto con le norme che vietano a una potenza occupante di confiscare o colonizzare territori occupati.
La Lega Araba ha convocato una riunione d’emergenza al Cairo su richiesta palestinese, mentre i leader arabi hanno chiesto agli Stati Uniti di impedire qualsiasi annessione della Cisgiordania a Israele.