Sì o No? Interrogativo con annesso un polverone di polemiche e la paura di giocarsi il futuro alla guida del Paese.
La campagna referendaria del Centrodestra entra nella fase decisiva con un cambio di passo nella comunicazione e un maggiore coinvolgimento dei leader di coalizione.
I sondaggi, il “No” in recupero
Del resto, sul fronte dei sondaggi, nel Centrodestra l’invito è alla cautela, a non abbassare la guardia, a non dar nulla per scontato.
Tanto più che secondo alcune rilevazioni il “No” è dato in recupero.
Un riscontro avvertito anche nella maggioranza attraverso sondaggi interni: sarebbe ancora in vantaggio il fronte favorevole alla riforma, ma c’è la percezione di una gara ancora aperta che spinge a rafforzare lo sforzo comunicativo.
Tra le iniziative annunciate, una serie di eventi itineranti lungo la penisola e una maratona oratoria davanti alla Corte di Cassazione.
Verso le urne, Forza Italia lancia la “chiamata alle armi”
Ad esempio, l’obiettivo indicato dai vertici di Forza Italia, in primis dal segretario nazionale Antonio Tajani, è rendere i messaggi più chiari ed efficaci, evitando di trasformare il confronto in uno scontro frontale con la magistratura e senza inseguire costantemente le argomentazioni del fronte del “No”.
E’ stato il filo conduttore emerso nel corso di una riunione operativa convocata a Roma dallo stesso Tajani insieme ai vicesegretari e ai responsabili della campagna referendaria.
Il voto per il Sì, i temi da far emergere
In quell’occasione è stata definita la strategia per l’ultimo mese prima del voto.
Al centro del confronto la necessità di una comunicazione coordinata, capace di spiegare i contenuti della riforma e di rispondere in modo puntuale alle critiche.
Tra i temi su cui insistere ci sono la tutela delle vittime di malagiustizia, l’impatto economico del sistema giudiziario e i riferimenti storici e programmatici della riforma.

Uno dei “sogni” di Silvio Berlusconi quando era presidente del Consiglio.
La parola d’ordine: non attaccare i magistrati
Dalla riunione è emersa anche un’indicazione politica precisa: evitare che la campagna assuma i toni di un attacco ai magistrati.
Secondo i dirigenti azzurri, il dibattito dovrebbe restare sul merito della riforma, senza alimentare polemiche legate a singoli fatti di cronaca o contrapposizioni dirette con i giudici.
Forza Italia rivendica un forte attivismo sul territorio, con centinaia di comitati e iniziative in programma, mentre anche gli alleati stanno progressivamente intensificando la mobilitazione.
Comizi e appuntamenti elettorali, scendono in campo anche i leader
In vista del voto sono previsti due grandi comizi unitari del Centrodestra, a Roma e a Napoli, con la partecipazione dei principali leader della coalizione.
In particolare, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, lo stesso Tajani e il leader della Lega Matteo Salvini.

La premier e leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, in particolare, nei giorni scorsi ha sciolto le riserve della sua agenda e ha annunciato che si impegnerà direttamente nella campagna prendendo parte a eventi elettorali sia di partito sia di coalizione.

La polemica sulle parole di Nicola Gratteri
Nel dibattito pubblico si inserisce anche la bufera seguita alle dichiarazioni del procuratore Nicola Gratteri, che ha espresso forti critiche sulla riforma della giustizia, tra l’altro con un passaggio molto ambiguo e controverso nei confronti di chi voterà “Sì”.

Le sue parole hanno riacceso il confronto tra politica e magistratura, con reazioni contrastanti nel mondo istituzionale, con “minacce” anche (vedi Salvini) di querele e denunce.
I promotori della riforma ribadiscono la necessità di mantenere il confronto su un piano istituzionale, evitando personalizzazioni e puntando a un dibattito centrato sui contenuti.