prima volta in italia

Il Pd chiede informativa urgente a Piantedosi per sgombero Casapound dopo condanne a Bari

Per la prima volta un Tribunale riconosce la violazione degli articolo 1 e 5 della legge Scelba

Il Pd chiede informativa urgente a Piantedosi per sgombero Casapound dopo condanne a Bari

Il Tribunale di Bari, sezione penale, ha emesso una sentenza che ha suscitato un acceso dibattito politico, con dodici condanne e cinque assoluzioni a carico di 17 esponenti di Casapound, accusati di aver aggredito alcuni manifestanti al termine di un corteo a Bari nel settembre del 2018.

La manifestazione, che si svolgeva nel quartiere Libertà, aveva come obiettivo una protesta contro le politiche migratorie dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. Durante il corteo, un gruppo di militanti di Casapound aveva aggredito diversi partecipanti, tra cui l’allora europarlamentare Eleonora Forenza e il suo assistente Antonio Perillo, entrambi di Rifondazione Comunista.

Il Pd chiede informativa urgente a Piantedosi per sgombero Casapound dopo condanne a Bari
Le aggressioni riprese dalle telecamere

Le condanne per violazione della Legge Scelba (per la prima volta in Italia) che vieta la ricostituzione del partito fascista e la manifestazione di idee fasciste, hanno suscitato reazioni forti nelle opposizioni.

Cinque imputati sono stati condannati a 1 anno e 6 mesi di reclusione, mentre altri sette sono stati condannati a 2 anni e 6 mesi per lesioni e violazione della stessa legge.

Nella giornata di giovedì 12 febbraio 2026, Partito Democratico, M5S, AVS hanno chiesto al governo di fare ciò che avevano sollecitato per anni: sciogliere Casapound e le altre organizzazioni neofasciste, in linea con quanto previsto dalla Costituzione italiana.

Condanne per neofascismo a Casapound

La sentenza di primo grado, presieduta dal giudice Ambrogio Marrone, ha avuto un significato particolare per la giurisprudenza italiana: dodici imputati sono stati riconosciuti colpevoli di violazione della Legge Scelba (1952), con l’aggravante di aver partecipato a manifestazioni che richiamano ideologie fasciste.

Questa è la prima volta in Italia che si applica la legge contro la manifestazione di idee fasciste, stabilendo l’impossibilità di partecipare a eventi pubblici per un periodo di cinque anni. Gli imputati, quindi, sono stati privati dei diritti politici per cinque anni.

La decisione ha avuto un forte impatto sulla politica nazionale, alimentando la discussione sul futuro di Casapound e sul neofascismo in Italia. Forenza e il segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, che si sono costituiti parti civili, hanno parlato di una “vittoria della Repubblica“. Acerbo, in particolare, ha commentato con forza:

Finalmente una sentenza chiarisce che Casapound è un gruppo neofascista che va sciolto“. Anche Emilio Ricci, vicepresidente nazionale dell’ANPI, ha sottolineato come la decisione confermi “il valore della memoria antifascista sancita dalla Costituzione”.

A sostegno delle vittime e delle organizzazioni che si sono costituite parte civile (tra cui l’ANPI, il Comune di Bari, la Regione Puglia e Rifondazione Comunista), il tribunale ha stabilito che gli imputati dovranno risarcire le parti civili, tra cui le vittime dell’aggressione: Forenza, Perillo, Giacomo Petrelli di Alternativa Comunista, e Claudio Riccio di Sinistra Italiana. Inoltre, i risarcimenti saranno devoluti all’Osservatorio regionale dei neofascismi.

“Ora il governo sciolga Casapound”

La sentenza ha riacceso le polemiche politiche, in particolare tra le opposizioni. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha dichiarato che, con questa sentenza, il governo non ha più scuse:

“Ora che c’è una sentenza che lo stabilisce, al governo non resta che fare quello che gli chiediamo da tempo: sciogliere Casapound, sciogliere le organizzazioni neofasciste come previsto dalla nostra Costituzione“.

Il Pd chiede informativa urgente a Piantedosi per sgombero Casapound dopo condanne a Bari
Sede Casapound, Roma

In linea con il Partito Democratico, anche il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha definito la sentenza una “vittoria della Repubblica“.

“Chiediamo un’informativa urgente del ministro Piantedosi Casapound è un’organizzazione neo fascista che occupa uno stabile a Roma. Perché non viene immediatamente sgomberato e perché non viene sciolta?”.

Così il deputato di Avs Angelo Bonelli nell’Aula della Camera.

“La sentenza fa chiarezza sull’identità di questa organizzazione”, gli ha fatto eco il deputato dem Roberto Morassut. Che ha aggiunto: “Da questo momento anche formalmente Casapound è un’organizzazione illegale, fuori dalla Costituzione”, “il fascismo non è un’opinione, è un crimine”.

Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha commentato che i fondi ricevuti a titolo di risarcimento dalle condanne saranno destinati all’Osservatorio regionale sui neofascismi, come parte di un’iniziativa di sensibilizzazione contro il ritorno di ideologie fasciste:

“L’unico modo per combattere il fascismo o i tentativi di riabilitazione della cultura e della politica fascista è continuare a disseminare cultura e conoscenza su ciò che realmente è stato e ha prodotto il fascismo in Italia”.

Casapound: “Sentenza di primo grado, faremo appello”

Dalla sede di Casapound, che si trova in via Napoleone III a Roma, è arrivata una risposta cauta. Il portavoce Luca Marsella ha sottolineato che la sentenza è ancora di primo grado e che, quindi, l’organizzazione è pronta a fare appello.

Marsella ha affermato che la condanna non riguarda la ricostituzione del partito fascista (articolo 2 della Legge Scelba), ma esclusivamente la partecipazione a manifestazioni fasciste (articolo 5 della stessa legge).

“La difesa degli imputati ha già annunciato che combatterà questa sentenza in secondo grado“, ha aggiunto Marsella, cercando di minimizzare l’impatto della sentenza.

Neofascismo in Italia: un dibattito senza fine

Questa vicenda non è solo una condanna giuridica, ma ha riacceso una discussione più ampia sul neofascismo in Italia e sul futuro di Casapound. Se per molti politici, a partire da Elly Schlein e Maurizio Acerbo, la sentenza rappresenta un chiaro invito al governo a prendere finalmente provvedimenti concreti per sciogliere il movimento, Casapound e i suoi sostenitori sembrano intenzionati a proseguire la battaglia legale e a difendere la propria identità politica. L’organizzazione continua a presentarsi come una comunità di attivisti, pronta a sfidare il sistema, nonostante le numerose denunce di estremismo e violenze che l’hanno vista coinvolta.

Silenzio del Governo

Le reazioni da parte del governo e della maggioranza sono state finora piuttosto misurate, ma l’attesa per la risposta politica continua a crescere. Carlo Nordio, il ministro della Giustizia, non si è ancora espresso in maniera definitiva sulla questione, mentre Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, ha rimandato ogni commento in attesa di sviluppi successivi.