Agricoltura e Sinergie

Agricoltura 2026: filiera, rating e finanza integrata per creare valore nel territorio

Di Pinto: "sinergia e integrazione nel settore agricolo ed agroindustriale: promuovere una crescita sana e robusta del territorio attraverso modello circolare"

Agricoltura 2026: filiera, rating e finanza integrata per creare valore nel territorio

Un processo innovativo e sistemico per imprese agricole e agroindustriali: integrazione civilistica, bancaria, agevolativa ed industriale (FdG PMI L. 662/96, Aiuti di Stato, Nuova Sabatini, Analisi del Rischio Assicurativo, Cumulabilità Incentivi, Accordi con Fornitori di Immobilizzazioni Materiali e/o Immateriali, etc..) per una crescita sana, robusta e circolare dell’economia territoriale.

Agricoltura 2026: filiera, rating e finanza integrata per creare valore nel territorio

Nel settore agricolo e agroindustriale la creazione di valore non dipende solo dalla qualità del prodotto o dalla dimensione aziendale. Dipende, sempre di più, dalla capacità di trasformare la complessità del comparto in un sistema leggibile, misurabile e finanziabile, capace di integrare filiera, governance, dati economico-finanziari, rischi, strumenti pubblici e mercato.

Per questo motivo, oggi serve un modello di sviluppo innovativo, circolare e sistemico: un processo di filiera che coinvolga tutti gli attori (produzione, trasformazione, logistica, distribuzione, banca, assicurazioni, consulenza e strumenti pubblici) per generare una creazione costante di valore, sostenendo investimenti, competitività e resilienza del territorio.

In questa prospettiva si colloca il progetto Agricoltura 2026, ideato dal Dr. Silviano Di Pinto, fondato sull’innovazione di metodo e processo e sull’ideazione di un modello di rating e analisi specifico per imprese agricole e agroindustriali, integrato con un approccio di filiera in linea con le esigenze civilistiche, bancarie, assicurative, agevolative ed industriali.


1) Perché la filiera è il vero “motore” del valore

In agricoltura e agroindustria, la performance dell’impresa non è mai isolata. È il risultato di un equilibrio tra:

  • produzione (superfici, rese, stagionalità, tecniche e rischi agronomici);

  • trasformazione e confezionamento (capacità industriale, qualità, energia, rese);

  • logistica e magazzino (tempi, costi, livelli di scorta, sprechi);

  • mercati e contratti (GDO, export, standard, penali, tempi di pagamento);

  • finanza (capitale circolante, investimenti, struttura del debito);

  • gestione del rischio (eventi climatici, fitopatie, volatilità prezzi);

  • strumenti pubblici (PAC, misure e aiuti, garanzie, incentivi).

Quando questi elementi vengono gestiti “a compartimenti stagni”, il sistema si indebolisce: aumentano inefficienze, volatilità e rischio percepito. Viceversa, quando la filiera è governata come un processo unitario, l’impresa diventa più stabile e performante, e la crescita diventa ripetibile.

Un modello di filiera efficace genera valore perché:

  • stabilizza quantità e qualità attraverso programmazione e standard condivisi;

  • riduce scarti, contestazioni e penali commerciali;

  • rende più prevedibili i flussi di cassa e il fabbisogno di circolante;

  • aumenta la credibilità verso banche e strumenti agevolativi, grazie a dati e processi tracciabili.


2) Integrazione civilistica: organizzazione e assetti come fattore competitivo

Un processo di filiera realmente innovativo richiede un’impresa “organizzata”, capace di:

  • definire ruoli, responsabilità, procedure e controlli;

  • produrre informazioni tempestive e affidabili;

  • monitorare liquidità, sostenibilità degli investimenti e rischi operativi;

  • garantire tracciabilità delle scelte.

La dimensione civilistica non è un adempimento formale: è la base per rendere l’azienda governabile e quindi valutabile. In un settore esposto a shock esterni, la capacità di dimostrare continuità e controllo è un moltiplicatore di fiducia per filiera, banca e istituzioni.


3) Integrazione bancaria: il merito creditizio si costruisce con metodo

Le banche non valutano più soltanto “il dato contabile”, ma richiedono letture strutturate:

  • coerenza economico-finanziaria,

  • sostenibilità prospettica (logica forward-looking),

  • dinamica del capitale circolante e stagionalità,

  • andamentale (Centrale Rischi, regolarità, utilizzi),

  • qualità gestionale e presidio dei rischi.

Qui emerge un tema cruciale: le imprese agricole spesso non sono penalizzate perché deboli, ma perché poco leggibili.

Il tessuto agricolo è rappresentato per circa il 90% da PMI operanti come Ditte Individuali o Società Agricole Semplici; molte non depositano bilanci e lavorano in regime di contabilità semplificata. Ne deriva una fisiologica carenza informativa che rende difficile alla banca comprendere organizzazione, competitività, qualità dei flussi e valore degli asset.

In questo contesto, un rating “standard” può produrre distorsioni: sovrastimare aziende solo patrimonializzate o sottovalutare imprese dinamiche e investitrici. Servono strumenti dedicati, capaci di leggere il settore per ciò che è.


4) Integrazione agevolativa: garanzie pubbliche, Aiuti di Stato e Nuova Sabatini come leve per gli investimenti

Gli investimenti agricoli e agroindustriali (impianti, serre, irrigazione, stoccaggio, trasformazione, energia, digitalizzazione, tracciabilità, logistica) sono strategici, ma richiedono capitali e gestione accurata dei fabbisogni. In questo scenario, gli strumenti agevolativi non sono accessori: sono leve decisive per rendere gli investimenti sostenibili e bancabili, se integrati in un processo coerente.

Fondo di Garanzia per le PMI (L. 662/96)

Il Fondo di Garanzia PMI è una leva fondamentale perché:

  • migliora l’accesso al credito riducendo il rischio percepito;

  • sostiene operazioni per investimenti e/o liquidità coerenti con la stagionalità;

  • rafforza l’istruttoria quando l’impresa presenta dati e piani solidi (economico-finanziario, andamentale, qualitativo).

Aiuti di Stato: de minimis ed esenzione

Gli Aiuti di Stato possono aumentare la sostenibilità finanziaria dei progetti, ma richiedono pianificazione:

  • il de minimis ha capienze e limiti, quindi va gestito strategicamente;

  • i regimi in esenzione richiedono requisiti e rendicontazione coerenti;

  • è decisivo il coordinamento con la finanza bancaria (tempi, SAL, cofinanziamento, fabbisogni di cassa).

Nuova Sabatini (Legge Sabatini)

La Nuova Sabatini rappresenta un ulteriore strumento chiave per agevolare gli investimenti, perché incentiva l’acquisto di beni strumentali e tecnologia, favorendo:

  • ammodernamento del parco macchine e attrezzature agricole;

  • investimenti in impianti, automazione, digitalizzazione e innovazione di processo;

  • incremento di produttività, qualità e sostenibilità operativa.

L’efficacia della Sabatini aumenta quando è inserita in un impianto sistemico: l’investimento non è “un acquisto”, ma un tassello di una strategia misurabile, con ritorni attesi e impatti verificabili su flussi, costi e competitività.


5) Assicurazioni e gestione del rischio: stabilizzare la filiera per stabilizzare la finanza

In agricoltura il rischio non si elimina: si governa. Strumenti assicurativi e presidi di mitigazione (clima, eventi avversi, fitopatie, interruzioni operative) rafforzano la bancabilità perché:

  • riducono volatilità e incertezza;

  • stabilizzano i flussi e rendono più robusto il business plan;

  • abbassano il rischio percepito da banche e controparti.

In un processo di filiera sistemico, l’assicurazione è un elemento strutturale che rafforza sostenibilità e continuità.


6) Agricoltura 2026: l’innovazione di metodo e processo ideata dal Dr. Di Pinto

Il progetto Agricoltura 2026 integra tutti questi livelli in un modello operativo circolare e replicabile, unendo:

A) Modello di rating e analisi specifico (agricolo e agroindustriale)

Un impianto “su misura” che:

  • riclassifica Stato Patrimoniale e Conto Economico con logiche agricole (capitale fondiario, esercizio fisso, circolante, PLV, contributi);

  • integra variabili quantitative e qualitative (competitività, struttura, investimenti, gestione);

  • supporta imprese senza bilancio depositato e cooperative con applicativi dedicati;

  • allinea la lettura del merito creditizio alle esigenze bancarie e agli strumenti pubblici.

B) Metodo di processo: dal rating alla creazione di valore

Un percorso operativo che comprende:

  1. mappatura azienda e filiera (contratti, volumi, standard, calendario);

  2. riclassificazione e KPI settoriali;

  3. rating multilivello e driver espliciti;

  4. piano investimenti + struttura finanziaria sostenibile;

  5. integrazione con garanzie pubbliche, Aiuti di Stato e Nuova Sabatini;

  6. presidio assicurativo e mitigazione rischio;

  7. monitoraggio periodico ed early warning.

Il risultato è un ciclo virtuoso:
filiera programmata → rischio misurato → investimenti sostenibili → agevolazioni integrate (FdG + Aiuti + Sabatini) → rischio mitigato → migliore bancabilità → crescita → filiera più forte.


7) Impatto sul territorio e sull’economia circolare: crescita sana e robusta

Un progetto di filiera integrato crea valore per il territorio perché:

  • abilita investimenti produttivi e infrastrutturali (trasformazione, logistica, energia, digitalizzazione);

  • stabilizza occupazione e competenze;

  • riduce sprechi e inefficienze (più resa, meno scarti, migliore gestione risorse);

  • rafforza resilienza del sistema agroalimentare locale;

  • aumenta capacità di attrarre credito e strumenti pubblici in modo efficace.

La filiera diventa così un “ecosistema” di economia circolare: flussi programmati, risorse ottimizzate, rischi governati, investimenti sostenibili e valore redistribuito lungo la catena.


Conclusione

Le imprese agricole e agroindustriali devono essere valorizzate attraverso un processo di filiera innovativo che integri in modo coerente:

  • normative civilistiche (assetti, governance, tracciabilità),

  • logiche bancarie (rating, PD, andamentale, forward-looking),

  • strumenti agevolativi (Fondo PMI L. 662/96, Aiuti di Stato de minimis/esenzione, Nuova Sabatini),

  • gestione assicurativa del rischio da un punto di vista consulenziale,

  • logiche industriali ed accordi strategici con imprese fornitrici di “immobilizzazioni materiali ed immateriali”

per realizzare una creazione costante di valore, sinergica e integrata, capace di sostenere investimenti e competitività, rafforzare la bancabilità e promuovere una crescita sana e robusta del territorio.

Il progetto Agricoltura 2026, ideato dal Dr. Silviano Di Pinto, sintetizza questa evoluzione: un modello di rating agricolo e agroindustriale e un metodo di processo che trasformano complessità e stagionalità in misurazione, pianificazione e sviluppo, rendendo la filiera non solo produttiva, ma anche finanziabile, resiliente e realmente circolare.