Il 12 febbraio 2026, il Consiglio dei Ministri ha approvato il tanto discusso ddl migranti, un disegno di legge che introduce misure più severe sulla gestione dei flussi migratori e sull’asilo in Italia, in linea con il Patto Europeo su Migrazione e Asilo.
Il testo mira a rafforzare i controlli ai confini, a semplificare le procedure di espulsione per chi commette reati e a introdurre nuove misure di sicurezza, tra cui la possibilità di applicare il blocco navale per fermare le imbarcazioni di migranti.
Sebbene il governo italiano si mostri soddisfatto dell’approvazione, il pacchetto ha suscitato forti critiche provenienti dalle opposizioni politiche e dalle organizzazioni per i diritti umani. E torna al centro dell’attenzione delle opposizioni anche il tema dei Paesi sicuri.
Strada, Pd: “I Paesi definiti sicuri non lo sono”
Il Parlamento Europeo ha recentemente adottato una riforma significativa del sistema di asilo, creando una lista di Paesi di origine sicuri.
Stati come Tunisia, Egitto, Bangladesh, Kosovo e Marocco sono stati inclusi in questa lista, il che comporta che i migranti provenienti da questi Stati avranno meno possibilità di ottenere protezione internazionale in Europa. La decisione è stata duramente criticata dalle organizzazioni per i diritti umani, che mettono in dubbio la sicurezza di tali Paesi, soprattutto per i migranti provenienti da regioni con elevati tassi di persecuzione.
Cecilia Strada, eurodeputata del Partito Democratico, ha denunciato che “i cosiddetti ‘paesi di origine sicuri’ non sono sicuri”.
La dem ha aggiunto che molti di questi Paesi sono stati già condannati per la violazione dei diritti umani, e che il voto in Parlamento ignora la realtà dei fatti.
Sulla medesima linea Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo:
“Il Parlamento europeo affonda il diritto d’asilo approvando la lista dei cosiddetti “paesi terzi sicuri” e dei “paesi d’origine sicuri. Ma il diritto d’asilo è soggettivo, riguarda le singole persone: un paese può essere sicuro per alcuni e non per altri. E un’Europa che deve cercare “paesi terzi sicuri” a cui delegare la gestione delle procedure d’asilo e la sorte di chi cerca protezione dimostra tutto il suo declino. Un colpo mortale inferto da una Ue ormai a trazione di nazionalisti e dell’ultradestra, che adotta politiche xenofobe e controproducenti che non servono né a limitare le partenze, né a regolare i flussi, né a impedire i morti in mare, né l’arrivo di barche e barchine carice di persone in fuga da guerre, regimi dittatoriali o dalla povertà. Politiche che servono a rendere più fragili le nostre democrazie e a smantellare uno dei diritti fondamentali su cui si basava l’Ue e previsti dalla nostra Costituzione: il diritto d’asilo, appunto”.
Anche Ana Catarina Mendes, vicepresidente del gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D), ha criticato la rapidità con cui sono state approvate le modifiche, definendo il processo una “forzatura” da parte della destra e dell’estrema destra. Ha accusato i relatori della proposta di non aver dato spazio a un dibattito serio sui diritti fondamentali.
+Europa: “Limitazione dei poteri del parlamento”
Focalizzandosi il ddl Migranti, Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha lanciato un allarme costituzionale, criticando la misura che limiterebbe i poteri di ispezione dei parlamentari all’interno dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR).
Secondo Magi, la norma, pur se formulata in maniera poco chiara, rappresenterebbe una violazione delle prerogative parlamentari e sarebbe quindi incostituzionale.
“Ci opporremo strenuamente a ogni tentativo del genere”, ha dichiarato Magi, chiedendo una pronta chiarezza da parte del governo.
Inoltre, ha fatto appello ai presidenti delle Camere affinché intervengano per tutelare i diritti parlamentari.
E ancora:
“Sulla migrazione in Europa ha prevalso la linea sovranista, quella del miope egoismo, quella che finora ha già dimostrato tutti i suoi limiti. Proprio nel momento in cui serviva una scelta condivisa, una responsabilità davvero europea. L’approvazione della lista dei “Paesi sicuri” segna un passaggio pericoloso: si esternalizza la gestione dei migranti, si scaricano su Paesi terzi obblighi che spettano agli Stati dell’Unione e si rende più fragile l’accesso alla protezione”.
Le Ong: “Disumanità non è sicurezza”
Le organizzazioni non governative (Ong), che operano sul fronte del salvataggio in mare, hanno sollevato serie preoccupazioni per le nuove misure, soprattutto per l’introduzione del blocco navale e delle espulsioni più rapide.
Sea-Watch Italy ha definito le politiche del governo “rivoltanti”, accusando l’Italia di trattare come un “pericolo per lo Stato” uomini, donne e bambini che fuggono da miseria e persecuzioni.
“È vigliacco respingere le persone nei Paesi che le perseguitano. Non è sicurezza, è disumanità”, ha affermato l’organizzazione.
Sea-Watch ha annunciato che continuerà a intensificare i suoi sforzi di salvataggio per proteggere chi rischia la vita nel Mediterraneo.
Anche Francesca Bocchini di Emergency ha espresso preoccupazione per la crescente restrizione dello spazio operativo delle ONG. Bocchini ha criticato la legge, ritenendo che l’aumento delle restrizioni e dei controlli limiti la possibilità di intervenire a favore dei migranti in difficoltà, compromettendo la tutela del diritto alla vita.

La portavoce di Emergency ha sottolineato che le organizzazioni stanno affrontando una crescente ostilità da parte delle autorità, con l’intento di ridurre le possibilità di aiuto per chi è in pericolo nel Mediterraneo.
La difesa di FdI: “Non c’è violazione dei diritti”
Alessandro Ciriani, eurodeputato di Fratelli d’Italia, ha respinto le critiche, sottolineando che la clausola di salvaguardia per i migranti che rischiano la vita e la libertà è sufficiente a garantire il rispetto dei diritti umani.
“Non c’è alcuna violazione”, ha detto Ciriani, spiegando che l’Agenzia Ue per l’asilo valuta con attenzione le condizioni dei Paesi prima di classificarli come sicuri.
Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia all’Eurocamera, ha posto l’accento sul voto favorevole della largamente maggioranza di deputati, compresi molti socialisti e liberali, come una dimostrazione che l’Italia è in prima linea nella battaglia per la sicurezza.
“Oggi il resto d’Europa guarda all’Italia come esempio di politica migratoria”, ha dichiarato Fidanza, ribadendo che l’Italia è determinata a rafforzare la sicurezza delle sue frontiere.
Anche Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo ECR (Conservatori e Riformisti Europei), ha elogiato il percorso legislativo del governo italiano.
“La strategia del governo Meloni è diventata la strategia europea”, ha affermato l’esponente di FdI.