Riguardo la drammatica vicenda del suicidio di Leo Calcina c’è un’importante novità arrivata nelle scorse ore. Il Tribunale per i minorenni ha infatti disposto la riapertura del procedimento penale relativo alla morte di Leonardo Calcina, il quindicenne di Senigallia che nell’ottobre 2024 si tolse la vita.
Emblematica la vicenda del ragazzino, che si intreccia con un’altra tragedia recente, quella di Paolo Mendico, il 14enne di Latina terrorizzato dall’idea di tornare a scuola, nella sua classe, tra i suoi compagni che da tempo lo bullizzavano: e qui si aggiunge anche il fatto che la scuola non ha rispettato il protocollo antibullismo.
Due storie che riaccendono il dibattito sulla necessità di una legislazione più specifica e sull’opportunità di istituire il reato di bullismo.
La morte di Leo Calcina, la riapertura del procedimento
Una vicenda drammatica, ancora dai tanti punti oscuri, che ha riacceso il dibattito su un problema quanto mai delicato: il bullismo e le vessazioni a scuola, tra coetanei.
Il caso di “Leo” Calcina, cosa era successo
Come detto, la vicenda risale all’ottobre dello scorso anno, quando il giovane si tolse la vita utilizzando l’arma del padre.
Subito nei giorni seguenti era emerso, dal racconto dei genitori e da alcune testimonianze nell’ambito scolastico, che il 15enne subisse atti di bullismo.
Nella fattispecie, insulti in classe, prese in giro per il cognome, e persino un messaggio vocale offensivo che circolava tra i compagni.
Ecco allora che la Procura dei minori aveva aperto un’indagine con l’ipotesi di istigazione al suicidio, ma dopo gli accertamenti il Gip ha disposto l’archiviazione.
La motivazione, secondo la Procura, è che non erano emersi elementi sufficienti per configurare né un nesso diretto tra il bullismo denunciato e il gesto estremo, né atti persecutori prolungati.
Le convinzioni dei genitori sulle vessazioni al figlio
Non è mai stata però l’opinione dei genitori, Viktoryia e Francesco, che hanno sempre confermato l’intenzione di portare avanti la loro “battaglia”.
Un punto importante era stato tra l’altro che dell’archiviazione del caso erano venuti a conoscenza appunto non con comunicazioni ufficiali, ma solo grazie a un accesso agli atti richiesto dal loro legale.
Da lì l’avvocato della famiglia, Pia Perricci aveva annunciato il ricorso contro la decisione del Gip.
Dito puntato contro la scuola, tanti punti oscuri e l’omertà
Parallelamente, la famiglia aveva annunciato l’intenzione di avviare una azione di risarcimento danni nei confronti del Ministero dell’Istruzione e della scuola frequentata da Leo, l’istituto Panzini di Senigallia.
Secondo l’avvocata Perricci, la scuola non avrebbe fatto abbastanza per proteggere Leo nonostante i segnali di sofferenza evidenziati dal giovane.
Gli insegnanti, hanno sempre sostenuto i genitori, non hanno segnalato episodi né attuato interventi concreti.
Secondo alcune testimonianze, alcuni studenti della scuola avvertivano Leo delle prese in giro su di lui.
Inoltre, secondo la ricostruzione del legale, c’era appunto un messaggio WhatsApp offensivo che circolava tra alcuni compagni.
Un messaggio che non risulta sia arrivato direttamente a “Leo”, ma riguardo al quale anche in questo caso sarebbe stato avvertito da altri coetanei.

