Record di ascolti per la quarta puntata della trasmissione social di Meritocrazia Italia dedicata alla riforma Nordio, volta a favorire confronto e verità informativa sul tema caldo della separazione delle carriere, oggetto del referendum che si terrà nei prossimi giorni del 22 e 23 marzo.
Sotto la moderazione della responsabile nazionale MI Alessia Fachechi, ne hanno discusso l’on. Valentina D’Orso, membro della Camera dei Deputati per il Movimento 5 Stelle e componente della Commissione Giustizia, e il Capo di Gabinetto MI Paolo Patrizio.
L’on. D’Orso ha riportato l’attenzione sulla necessità di porre rimedio, in via prioritaria, alle inefficienze della giustizia dovute a carenza di organico e appesantimenti delle procedure, sminuendo il valore di una riforma che, a suo vedere, sembra piuttosto calibrata su esigenze di controllo della magistratura. Secondo la prospettiva condivisa, le degenerazioni del correntismo avrebbero già trovato correttivo nelle maglie della riforma Cartabia e ogni intervento ora sarebbe non soltanto superfluo, ma addirittura eccessivo, toccando la lettera della Costituzione, e dannoso per la cittadinanza, per via delle ingerenze politiche che favorirebbe nell’amministrazione della giustizia.
L’on. D’Orso ha poi fortemente contestato la prospettiva di sdoppiamento del CSM e le modalità di reclutamento dei componenti togati, in specie con riferimento alla tecnica del sorteggio, reputata inadeguata a pesare le possibili diverse qualità dei giudici.
Pur convenendo sull’insufficienza della modifica delle carriere ai fini della risoluzione delle tante storture della giustizia, su posizioni opposte Paolo Patrizio rimette in luce i rischi di un meccanismo affidato al sistema correntizio e pure riferisce dei malfunzionamenti registrati nei procedimenti di valutazione dei magistrati degli ultimi anni. Alla questione del sorteggio, replica che sembra allo stato l’unico modo per evitare che le nomine siano pilotate da accordi di sistema, connessi a surrettizie infiltrazioni politiche portate dalle correnti. Pone in evidenza, poi, il bisogno di assicurare non soltanto l’effettività dei principi del giusto processo, tra i quali la terzietà del giudice, ma anche l’apparenza del rispetto degli stessi, per favorire la conservazione della fiducia dei cittadini e scongiurare anche solo la possibilità di indebite contaminazioni.
Il confronto è stato animato, ma ha trovato un punto di convergenza nel comune desiderio di restituire alla comunità una giustizia ben funzionante e capace di assicurare effettività ai diritti fondamentali di tutti, in ogni ambito.
L’alto seguito registrato dalla puntata lascia ben sperare rispetto al coinvolgimento di tutti su una questione cruciale per il benessere comune.
Il dibattito proseguirà nelle prossime settimane, per accompagnare i cittadini comuni a un voto informato e consapevo