Il Consiglio dei Ministri si riunisce oggi, sabato 7 febbraio 2026, a mezzogiorno per gestire lo slittamento della consultazione referendaria sulla separazione delle carriere. Il provvedimento si è reso necessario dopo l’intervento della Suprema Corte che ha integrato il quesito proposto dal comitato dei giuristi.
L’ordinanza della Cassazione e il nuovo quesito
La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta formulata da un gruppo di quindici esperti legali, promotori della raccolta firme che ha coinvolto mezzo milione di residenti.
L’ordinanza stabilisce che il testo del quesito referendario debba includere i riferimenti puntuali alle norme destinate a decadere con l’eventuale entrata in vigore della riforma costituzionale. Secondo i magistrati e i promotori, l’integrazione garantisce maggiore chiarezza ai votanti, permettendo di identificare con precisione gli articoli della Costituzione oggetto di modifica.
I vincoli temporali per la campagna elettorale
L’accoglimento del nuovo testo comporta un obbligo normativo: garantire 50 giorni di tempo per lo svolgimento della campagna referendaria. Attualmente, tra la riunione governativa del 7 febbraio e la data originariamente fissata per il 22 e 23 marzo, intercorrono solo 43 giorni. Mancano sette giorni al raggiungimento del termine legale. Per questa ragione, l’Esecutivo deve individuare una nuova finestra temporale che permetta il recupero della settimana mancante.
Le ipotesi sulle date tra festività e calendario
L’opzione tecnica più immediata prevede lo spostamento del voto al 29 e 30 marzo. Tuttavia, questa soluzione coincide con la Domenica delle Palme. Poiché la prassi istituzionale evita solitamente la concomitanza tra consultazioni elettorali e festività religiose, e data l’impossibilità di votare nel fine settimana successivo dedicato alla Pasqua, la data più accreditata per il rinvio è quella del 12 e 13 aprile.
La posizione dei giuristi promotori
Gli autori della proposta hanno espresso soddisfazione per il riconoscimento ottenuto dalla Suprema Corte. I rappresentanti del comitato hanno sottolineato come la riformulazione del quesito confermi la correttezza della loro iniziativa legale.
“Tale decisione è una conferma sia della utilità e della correttezza della nostra iniziativa, sia della necessità di fornire agli elettori la indicazione degli articoli della Costituzione che il testo approvato e sottoposto a referendum intende modificare”, hanno dichiarato gli esperti in una nota ufficiale, aggiungendo di restare in attesa delle determinazioni del Consiglio dei Ministri sulla nuova data.