Il 6 febbraio 2025, si terrà finalmente il tanto atteso incontro tra USA e Iran in Oman. Dopo settimane di incertezze, smentite e voci contrastanti, ora la Casa Bianca ha confermato che i colloqui si svolgeranno come programmato.
Ma come si è arrivati a questo incontro, quali sono le motivazioni dietro l’apparente distensione, e quali rischi corre il Medio Oriente in un contesto di tensioni geopolitiche sempre più pericolose?
Il tira e molla
Le trattative tra Stati Uniti e Iran hanno attraversato alti e bassi, con un’intensa fase di tira e molla che ha rischiato di far saltare l’incontro in programma. Fonti iraniane e statunitensi avevano inizialmente messo in dubbio la data, con alcuni media che parlavano addirittura di un annullamento del vertice. Il governo iraniano aveva insistito affinché i colloqui si concentrassero esclusivamente sulla questione nucleare, mentre gli Stati Uniti volevano un’agenda più ampia che includesse anche temi spinosi come i missili balistici, il sostegno iraniano a gruppi armati in Medio Oriente e la situazione dei diritti umani in Iran. Le tensioni tra le due parti sembravano insormontabili.
Tuttavia, il pressing degli alleati arabi e musulmani degli Stati Uniti ha fatto cambiare rotta alla Casa Bianca, che ha deciso di proseguire con i colloqui. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas

, ha confermato che i colloqui si terranno a Muscat, capitale dell’Oman, e ha espresso gratitudine per il ruolo mediatorio di Masqat:
“I colloqui nucleari con gli Stati Uniti sono programmati per essere tenuti a Muscat alle 10 di mattina di venerdì 6 febbraio 2025. Sono grato ai nostri fratelli omaniti per aver predisposto tutti gli accordi necessari”.
I nodi
Nonostante l’accordo sull’incontro, la posizione degli Stati Uniti rimane ferma: i colloqui non si limiteranno al nucleare. Come aveva sottolineato il segretario di Stato Marco Rubio, la Casa Bianca chiede che l’agenda includa anche missili balistici e sostegno a gruppi armati. ù
“Se gli iraniani vogliono incontrarsi, siamo pronti”, aveva affermato Rubio, ma con una condizione chiara: “i colloqui dovranno includere la gamma dei missili balistici dell’Iran, il suo sostegno a gruppi armati proxy in tutto il Medio Oriente, e il trattamento riservato alla propria popolazione, oltre alle questioni nucleari”.

Le richieste americane sono viste con scetticismo da Teheran. Fonti iraniane hanno fatto sapere che l’Iran parteciperà al vertice, ma senza alcun ottimismo sui risultati. Una fonte governativa ha affermato:
“Qualsiasi tentativo di introdurre temi non sul dossier nucleare dimostrerebbe la mancanza di serietà della controparte”.
La stessa fonte ha lamentato come il “comportamento contraddittorio” di Washington stia già influenzando negativamente l’incontro, riducendo la possibilità di includere altre parti regionali nei negoziati.
L’influenza di Israele e il ruolo di Trump
Un altro elemento che complica la diplomazia tra Stati Uniti e Iran è l’influenza di Israele, che continua a esercitare pressioni su Washington per mantenere una linea dura contro Teheran. Fonti iraniane accusano il consigliere di Trump, Jared Kushner, e l’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff, di essere influenzati dalle richieste israeliane durante le loro visite in Medio Oriente.
Nel frattempo, la retorica del presidente Donald Trump non lascia spazio a malintesi. In un’intervista a NBC News, Trump ha avvertito l’Iran:
“Ho sentito che l’Iran sta cercando di riprendere il suo programma nucleare, se lo farà invieremo di nuovo i caccia”.
Per il presidente americano, la pace in Medio Oriente non è stata possibile senza “distruggere le capacità nucleari iraniane”, e ha chiarito che l’ayatollah Ali Khamenei dovrebbe “essere molto preoccupato ora”.

La minaccia di un intervento militare, dunque, è sempre sul tavolo, soprattutto nel caso in cui l’Iran riprenda il programma nucleare.
Preoccupazioni di Libano e Siria
Mentre il vertice si avvicina, il contesto regionale si fa sempre più instabile. Le preoccupazioni per un possibile conflitto tra Stati Uniti e Iran si stanno diffondendo in tutto il Medio Oriente, in particolare tra i paesi che potrebbero essere coinvolti indirettamente nella disputa.
In Libano, dove il gruppo Hezbollah è un alleato dell’Iran, i funzionari della sicurezza hanno espresso timori per una possibile escalation militare. Se gli Stati Uniti dovessero attaccare l’Iran, il Libano potrebbe diventare una zona di conflitto tra forze regionali.
Il quotidiano libanese Al-Akhbar, legato a Hezbollah, ha riportato che le autorità libanesi temono che il paese possa essere “un bersaglio diretto” delle tensioni tra gli Stati Uniti e l’Iran. Inoltre, ci sono preoccupazioni che la Siria possa entrare in scena, con alcuni segnali di una possibile collaborazione tra il presidente siriano Bashar al-Assad e Israele, in un contesto di escalation contro Hezbollah.
Lavrov: “Situazione Potenzialmente Esplosiva”
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha definito la situazione tra Stati Uniti e Iran “potenzialmente esplosiva” per il Medio Oriente. In un’intervista con il canale RT, Lavrov ha avvertito che ci sono “troppe mine” in gioco, pronte a esplodere in qualsiasi momento.
La Russia si è dichiarata pronta a contribuire alla risoluzione della crisi e ha ribadito l’importanza di rispettare gli accordi precedentemente raggiunti. Questo intervento sottolinea la crescente preoccupazione internazionale per un conflitto che potrebbe avere conseguenze ben oltre i confini dell’Iran e degli Stati Uniti.
Speranza nella via diplomatica
Nonostante le minacce e le dichiarazioni bellicose, il vertice in Oman rappresenta ancora una speranza di distensione. Tuttavia, come ha sottolineato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, i colloqui dovranno “concentrarsi sulla serietà della controparte”.
L’Iran ha chiarito che non accetterà condizioni che esulano dal tema nucleare, e qualsiasi allargamento dell’agenda senza progressi concreti potrebbe compromettere definitivamente la possibilità di dialogo.