La tensione tra Stati Uniti e Iran è salita ai massimi livelli, con il rischio concreto di un’escalation militare nelle prossime ore. Secondo quanto riportato dal sito indipendente Drop Site News, citando diverse fonti, alti funzionari militari statunitensi avrebbero informato la leadership di un alleato chiave in Medio Oriente che il presidente Donald Trump potrebbe autorizzare un attacco contro l’Iran già nel fine settimana, con operazioni che potrebbero iniziare domenica 1° febbraio 2026.
Obiettivo Usa il cambio di regime
Nel frattempo, Teheran ha annunciato un’esercitazione navale di due giorni con fuoco vivo nello Stretto di Hormuz, area strategica da cui transita oltre un quinto del petrolio mondiale. Le manovre, previste per domenica e lunedì, arrivano dopo il dispiegamento nella regione della portaerei americana Abraham Lincoln e di altre risorse militari statunitensi. Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha esortato i Guardiani della Rivoluzione iraniani a condurre l’esercitazione “in modo sicuro e professionale”, avvertendo che non saranno tollerate azioni pericolose nei confronti della libertà di navigazione internazionale.
Secondo le fonti citate da Drop Site News, l’eventuale attacco americano non riguarderebbe soltanto il programma nucleare o missilistico iraniano. Un ex alto funzionario dell’intelligence statunitense, consulente informale dell’amministrazione Trump per la politica mediorientale, ha affermato che l’obiettivo sarebbe un vero e proprio cambio di regime. I piani includerebbero attacchi contro siti nucleari, balistici e militari, ma anche il tentativo di colpire la leadership e le capacità del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc).
Trump: “Stiamo parlando in modo serio”
Sul piano diplomatico, il presidente Donald Trump ha dichiarato che l’Iran “sta parlando con noi e lo sta facendo in modo serio”, dicendosi fiducioso sulla possibilità di raggiungere un accordo per rinunciare al nucleare. “Spero che negozino qualcosa di accettabile”, ha affermato, avvertendo però che, in caso contrario, “vedremo cosa succederà”. A Fox News ha ribadito che Teheran “sta negoziando”, senza chiarire se sia stata fissata una scadenza per un’intesa, limitandosi a dire che “solo loro lo sanno per certo”.

Da parte iraniana, il presidente Masoud Pezeshkian ha ribadito che la diplomazia resta una priorità. In una telefonata con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, ha sottolineato la necessità di avviare processi diplomatici e ha affermato che l’Iran non ha mai cercato la guerra.
“La Repubblica islamica crede profondamente che la guerra non porterà benefici né all’Iran, né agli Stati Uniti, né alla regione”, ha dichiarato, aggiungendo però che qualsiasi aggressione riceverà “una risposta decisa e autorevole”.
Khamenei minaccia guerra regionale
Più duro il tono del leader supremo Ali Khamenei, che ha avvertito che un conflitto con gli Stati Uniti si trasformerebbe in una guerra regionale. “Il popolo iraniano non si lascerà influenzare da queste minacce”, ha detto, definendo le pressioni militari americane “niente di nuovo”. Sulla stessa linea il capo dell’esercito regolare iraniano, il generale Amir Hatami, che ha dichiarato che “le nostre dita sono sul grilletto” nel caso in cui Washington commetta un “errore”.

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro Teheran, colpendo il ministro dell’Interno Eskandar Momeni, alcuni comandanti dei Pasdaran e le società di servizi finanziari Zedcex Exchange e Zedxion Exchange. “Continueremo a colpire le reti iraniane e l’élite dell’Iran”, ha affermato il segretario al Tesoro Scott Bessent.
La risposta di Teheran all’Europa: esercito UE “terrorista”
Sul fronte europeo, l’Unione europea ha deciso di inserire le Guardie della Rivoluzione islamica nella lista delle organizzazioni terroristiche. Una scelta che ha provocato una dura reazione di Teheran. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha annunciato che, in base alla legge iraniana sulle contromisure, gli eserciti dei Paesi europei sono ora considerati “gruppi terroristici”. Nei giorni precedenti, il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, aveva avvertito che le conseguenze di questa decisione “ricadranno sui Paesi europei”.
Secondo gli analisti internazionali, nonostante l’indebolimento subito negli attacchi israeliani e americani della scorsa estate, l’Iran mantiene diverse opzioni di risposta, dal confronto militare diretto all’utilizzo dei gruppi alleati nella regione, fino all’arma economica. La possibile chiusura dello Stretto di Hormuz, anche solo parziale, potrebbe infatti avere effetti globali sui prezzi dell’energia e sulle catene di approvvigionamento.
Mentre gli alleati e i partner degli Stati Uniti in Medio Oriente continuano a chiedere moderazione a entrambe le parti, il rischio di un conflitto resta elevato. Teheran ha ribadito che risponderà “ferocemente” a qualsiasi attacco, avvertendo che una guerra potrebbe estendersi ben oltre i confini iraniani.