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Calderone risponde ai sindacati: “Gli esodati non sono 50mila, ma 5mila. E ce ne occuperemo”

Nonostante la smentita dei numeri, il Governo conferma l’impegno a proteggere i lavoratori esodati con adeguate disposizioni attuative

Calderone risponde ai sindacati: “Gli esodati non sono 50mila, ma 5mila. E ce ne occuperemo”

Il tema degli esodati, ovvero quei lavoratori che rischiano di non maturare i requisiti per la pensione dopo aver aderito a misure di uscita anticipata dal lavoro, è tornato al centro del dibattito.

Ieri, 29 gennaio 2026, la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, ha risposto all’interrogazione in Senato sulla questione, smentendo i numeri diffusi dalle organizzazioni sindacali. Secondo i sindacati, infatti, il numero degli esodati a rischio è superiore alle 50mila persone, mentre i dati ufficiali forniti dall’Inps al Ministero del Lavoro parlano di una cifra ben più bassa, pari a 4.900 unità. La ministra ha quindi ridimensionato notevolmente le stime sindacali.

La posizione del Governo sui numeri degli esodati

Nel corso del question time, Calderone ha chiarito che, a seguito delle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026, sono state fatte delle stime precise sugli esodati. La ministra ha ribadito che, mentre le organizzazioni sindacali avevano parlato di 50mila persone a rischio, i dati ufficiali parlano di una platea molto più ridotta di lavoratori, pari a 4.900.

“Il numero assolutamente diverso da quello diffuso dai sindacati”, ha dichiarato Calderone, puntualizzando che le figure coinvolte non sono quelle indicate in precedenza.

Il Governo, dunque, sostiene che non vi sia una situazione di emergenza su larga scala, ma si impegna comunque a garantire le necessarie disposizioni attuative per tutelare i lavoratori coinvolti, evitando che si creino vuoti previdenziali.

Secondo la ministra, il Governo continuerà a seguire un percorso di gradualità e responsabilità nelle modifiche al sistema pensionistico, per assicurare che nessun lavoratore resti senza reddito e senza tutela previdenziale durante il periodo di accompagnamento al pensionamento.

La risposta della Cgil

La Cgil, che aveva sollevato la questione e accusato l’Esecutivo di non aver rispettato gli impegni presi in passato, non ha tardato a rispondere alla ministra. Lara Ghiglione, segretaria confederale della Cgil, ha dichiarato:

Prendiamo atto delle dichiarazioni rese dalla ministra Calderone nel corso del question time al Senato, nelle quali viene finalmente riconosciuta l’esistenza di lavoratrici e lavoratori esodati. Ora però servono atti concreti”.

La critica sindacale non si è fatta attendere: secondo Ghiglione, nonostante il riconoscimento del problema, il Governo ha tardato nell’ascoltare le denunce dei sindacati e ha scelto di andare avanti senza un confronto reale.

Gli interventi del Governo

La ministra Calderone ha precisato che il Governo procederà con le necessarie disposizioni attuative per risolvere la questione degli esodati, assicurando che la corresponsione della prestazione pensionistica sarà garantita fino al raggiungimento degli effettivi requisiti. Inoltre, l’Esecutivo si impegna a proseguire nella linea di gradualità, facendo in modo che le modifiche ai requisiti di pensionamento non creino nuovi vuoti previdenziali per i lavoratori prossimi al pensionamento.

In particolare, ha spiegato Calderone, si prevede di introdurre nuove disposizioni che saranno definite in un confronto con le parti sociali, affinché la transizione verso il pensionamento avvenga in modo equilibrato e sostenibile, senza lasciare nessuno indietro.

Le mozioni in Parlamento

Nel frattempo, il 29 gennaio 2026, l’aula della Camera dei deputati ha dato il via libera alla mozione della maggioranza sulle pensioni, con 125 voti favorevoli, 100 contrari e 10 astenuti. Respinte invece le mozioni delle opposizioni, tra cui quella unitaria di Pd, M5S e Avs, che chiedeva di rivedere l’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita, e di abolire il meccanismo di revisione periodica.

Il Governo si è impegnato a monitorare gli effetti degli adeguamenti dei requisiti pensionistici e ad adottare eventuali correttivi per ridurre l’impatto degli aumenti, come già disposto dalla Legge di Bilancio 2026.