Il piccolo comune di Niscemi, sud della Sicilia, sta vivendo un dramma che ha radici lontane e che rischia di ripetersi a causa di un dissesto idrogeologico cronico che ha devastato l’area nel 1997 e che, a distanza di quasi trent’anni, continua a minacciare le vite dei suoi abitanti.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo ieri, 28 gennaio 2026, in una riunione a Catania dopo aver sorvolato in elicottero le aree devastate, ha promesso risposte rapide, ma le ferite lasciate dal passato e la lentezza delle istituzioni pongono seri interrogativi sul futuro di Niscemi.
Oltre alla drammatica frana di gennaio 2026, che ha messo in ginocchio il paese, c’è una lunga storia di mancanza di interventi e di fondi mai utilizzati, che mette in luce un’inefficienza gestionale che risale a più di vent’anni.
La tragedia del 1997
La frana del 1997 è stata un evento tragico che ha colpito profondamente Niscemi. La forza del dissesto ha causato la distruzione di 48 edifici, lasciando centinaia di persone senza casa. Nonostante l’urgenza della situazione, le procedure di risarcimento e gli interventi di recupero sono stati lunghi e inefficaci: i rimborsi per le vittime sono arrivati dopo 14 anni, mentre la ricostruzione definitiva è avvenuta addirittura 28 anni dopo, con un ritardo che ha alimentato il senso di frustrazione e sfiducia nella politica locale e nazionale.
Come ha sottolineato Meloni, “Niscemi non è nuova a questi disastri”, e ha aggiunto che “il sentimento della popolazione rispetto a quello che è accaduto nel 1997 con indennizzi che sono arrivati dopo 14 anni e definitivamente anche dopo 28 anni, ha impattato giustamente sui cittadini”. Questi ritardi hanno minato le aspettative della comunità, che oggi si aspetta risposte più celeri e risolutive.
Meloni promette “velocità e collaborazione”
La premier, dalla Sicilia, ha promesso che il governo si impegnerà a dare risposte rapide e a risolvere la crisi nel più breve tempo possibile, dichiarando “sono intenzionata a dare risposte immediate”.

Il suo obiettivo è disegnare una “storia completamente diversa” rispetto al passato, in cui la burocrazia e le inefficienze non rallentino i soccorsi. Durante la visita in elicottero sulla zona colpita dalla frana, Meloni ha osservato dall’alto i danni e incontrato le autorità locali, tra cui il sindaco Massimiliano Conti, il prefetto di Caltanissetta Donatella Licia Messina e i vertici della Protezione civile, che monitorano costantemente la situazione.
La frana continua
La frana che ha colpito Niscemi non è un fenomeno passato: il terreno continua a muoversi e il rischio di nuovi smottamenti è altissimo. Il fronte della frana si estende su oltre 4 chilometri, e più di 1.500 persone sono state sgomberate dalle loro abitazioni, che sono rimaste sospese su un terreno instabile.

Meloni ha commentato la situazione, dicendo che “ho visto di persona un paese che rischia di crollare davanti a un vuoto enorme”. La gravità della situazione è tale che è necessario un intervento tempestivo e decisivo per evitare il peggio.
Il conflitto sui fondi per il Ponte sullo Stretto
Parallelamente, si sollevano discussioni politiche sulla destinazione dei fondi per la ricostruzione. Il governatore Renato Schifani ha dichiarato che le risorse per far fronte all’emergenza ci sono, ma sono divise. L’Assemblea Regionale Siciliana, con voto segreto, ha approvato un ordine del giorno che impegna la giunta regionale a destinare una parte dei fondi previsti per il Ponte sullo Stretto (pari a 1,3 miliardi di euro) a un programma straordinario di ricostruzione e risanamento ambientale.
Questa proposta ha sollevato polemiche politiche, soprattutto da parte delle opposizioni, che accusano il governo regionale di non dare la giusta priorità alle emergenze territoriali, come quella di Niscemi.
Fondi PNRR: Niscemi esclusa
Un altro elemento che alimenta il malcontento riguarda l’assenza di Niscemi nei progetti di risanamento finanziati con i fondi del PNRR. Dei 46 progetti per il dissesto idrogeologico in Sicilia, nessuno riguarda il comune di Niscemi, nonostante il rischio idrogeologico sia sempre stato altissimo e confermato da studi e analisi.
Il programma PNRR, con i suoi 99,3 milioni di euro, avrebbe dovuto finanziare interventi per ridurre i rischi in aree vulnerabili, ma Niscemi, per ragioni burocratiche o politiche, non ha ricevuto nessun tipo di finanziamento. Questo è un altro tassello di una lunga serie di mancati interventi che hanno esposto la cittadinanza al rischio di calamità come quella che sta colpendo il paese in questi giorni.
Finanziamenti mai utilizzati: le promesse non mantenute
Il racconto di Giovanni Di Martino, ex sindaco di Niscemi e oggi consigliere comunale del PD, fa luce su un altro capitolo oscuro: la gestione dei fondi per il consolidamento della zona. Di Martino ha rivelato che nel 2007 la Regione Sicilia aveva finanziato con 9 milioni di euro un progetto per il consolidamento del torrente Benefizio, la cui incidenza nel fenomeno della frana è stata ampiamente documentata.
Tuttavia, il progetto non ha mai visto la luce. La ditta che si era aggiudicata l’appalto si è trovata di fronte a un terreno che nel frattempo era cambiato, rendendo impossibile l’esecuzione dei lavori. Così, il progetto è stato annullato, e quei 9 milioni di euro sono stati stornati verso altre destinazioni.

Nel 2014, la Regione Sicilia aveva stanziato altri 9 milioni di euro per la regimazione delle acque e per il consolidamento del torrente, ma anche questa volta il progetto è stato bloccato a causa di ritardi burocratici e di controvoglia aziendali.
Nel corso degli anni, altri tentativi di risanare l’area hanno subito la stessa sorte: fondi mai utilizzati, progetti mai concretizzati. Persino nel 2022, un aggiornamento al Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) ha confermato l’alto rischio geomorfologico per alcune zone, ma senza che seguissero interventi concreti.
“La Regione non ha mai preso sul serio la situazione”, ha sottolineato Di Martino.
La situazione geologica: un rischio che non può essere ignorato
La geologia di Niscemi è particolarmente complessa e, secondo gli esperti, non esistono soluzioni definitive per stabilizzare completamente il terreno. Il paese si trova infatti su un pianoro sabbioso che poggia su argille impermeabili, il che rende il terreno particolarmente vulnerabile a smottamenti e frane.
Come ha chiarito Roberto Troncarelli, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, il dissesto geologico è un fenomeno naturale che dura da secoli e che non può essere eliminato.
“Il dissesto non è eliminabile”, ha spiegato Troncarelli, aggiungendo che gli interventi possibili sono solo di mitigazione del rischio, mentre la delocalizzazione delle abitazioni nelle zone più pericolose sarebbe l’unica soluzione a lungo termine.