Caso politico

Schedatura insegnanti di sinistra, Avs: “Quanto stanno facendo le giovanili di Fratelli d’Italia richiama i periodi più bui della storia”

La replica: "Non chiediamo nomi. Chi parla di schedature è in malafede"

Schedatura insegnanti di sinistra, Avs: “Quanto stanno facendo le giovanili di Fratelli d’Italia richiama i periodi più bui della storia”

Sta assumendo i contorni di un vero e proprio caso politico nazionale l’iniziativa di Azione Studentesca, organizzazione giovanile legata a Gioventù Nazionale e quindi a Fratelli d’Italia, che nelle ultime settimane ha diffuso in numerose città italiane volantini – corredati da QR code – con cui invita gli studenti delle scuole superiori a compilare un questionario sui docenti che “fanno propaganda politica di sinistra” in classe.

L’iniziativa, segnalata inizialmente a Pordenone, si è rapidamente estesa ad altre città come Palermo, Cuneo, Alba, Bergamo, scatenando una durissima reazione da parte di insegnanti, sindacati, forze politiche di opposizione e associazioni del mondo della scuola. Al centro della polemica c’è il rischio di una schedatura ideologica dei docenti, ritenuta da molti una pratica intimidatoria e incompatibile con i principi costituzionali.

Il questionario e i volantini: cosa chiedeva Azione Studentesca

Il manifesto, affisso all’esterno di diversi istituti scolastici, rimandava tramite QR code a un sondaggio online che poneva una domanda diretta agli studenti:

“Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?”

In caso di risposta affermativa, veniva richiesto di descrivere uno dei casi più eclatanti.

Secondo Azione Studentesca, l’obiettivo dell’iniziativa sarebbe quello di realizzare un report nazionale sulla politicizzazione delle aule, raccogliendo le segnalazioni degli studenti. Tuttavia, per molte forze politiche e per il mondo sindacale, il questionario rischia di trasformarsi in una raccolta di dati sensibili, potenzialmente lesiva della privacy e della dignità professionale degli insegnanti.

La denuncia del docente di Pordenone e l’esposto in Procura

A far esplodere il caso è stata la denuncia di un docente di liceo di Pordenone, con 35 anni di esperienza nell’insegnamento di latino e greco, che ha segnalato l’episodio prima alla dirigente scolastica e poi in prefettura, senza ricevere riscontri.

Secondo il professore, l’iniziativa crea un clima di sospetto e intimidazione:

“Non siamo jukebox. Insegnare, soprattutto materie come storia, filosofia o lettere, significa anche ragionare sul presente. Dire come la penso non è propaganda”.

Il caso è ora all’attenzione della Procura di Pordenone, dove il segretario provinciale del Pd Fausto Tomasello e il capogruppo in consiglio comunale Nicola Conficoni hanno presentato un esposto, definendo l’iniziativa una forma di delazione e controllo ideologico incompatibile con una scuola democratica.

Le reazioni politiche: interrogazioni e accuse di “liste di proscrizione”

Le opposizioni parlamentari hanno annunciato interrogazioni urgenti ai ministri dell’Istruzione Giuseppe Valditara e dell’Interno Matteo Piantedosi.

Per il deputato Avs Angelo Bonelli, si tratta di:

“vere e proprie liste di proscrizione che richiamano i periodi più bui della nostra storia”.

Sulla stessa linea le capogruppo Pd in Commissione Istruzione di Camera e Senato, Irene Manzi e Cecilia D’Elia, che parlano di un attacco diretto alla Costituzione, al pluralismo culturale e alla libertà di insegnamento.

Anche Italia Viva, con la senatrice Daniela Sbrollini, ha presentato un’interrogazione, definendo il questionario “un fatto gravissimo e lesivo della dignità professionale dei docenti”.

Dal Movimento 5 Stelle, il deputato Antonio Caso avverte del rischio di creare “un clima di intimidazione e contrapposizione che nulla ha a che vedere con la funzione educativa della scuola pubblica”.

La replica di Azione Studentesca: “Nessuna schedatura”

Il presidente nazionale di Azione Studentesca, Riccardo Ponzio, respinge con forza le accuse:

“Non chiediamo nomi né facciamo liste di proscrizione. Chi parla di schedature è in malafede”.

Secondo Ponzio, il sondaggio si limiterebbe a dare voce agli studenti su diversi temi della vita scolastica, inclusa la politicizzazione delle lezioni, fenomeno che – a suo dire – sarebbe diffuso e sottovalutato.

Analoga la posizione dei dirigenti locali di Gioventù Nazionale e Fratelli d’Italia, che parlano di una strumentalizzazione politica dell’iniziativa.

Sindacati e docenti: “Attacco ai principi democratici”

La FLC CGIL, con la segretaria generale Gianna Fracassi, ha scritto al ministro Valditara chiedendo una presa di posizione pubblica e netta, definendo l’iniziativa una grave violazione dei principi democratici e dell’autonomia scolastica.

Più di cento docenti di Prato hanno sottoscritto un appello in difesa dell’antifascismo come dovere costituzionale dell’insegnamento, mentre sui social alcuni insegnanti si sono simbolicamente “autodenunciati” per denunciare il clima di pressione ideologica.

Un caso destinato a crescere

Con denunce in Procura, interrogazioni parlamentari e un dibattito sempre più acceso, il caso del questionario di Azione Studentesca sui professori di sinistra si configura come uno dei temi più delicati del confronto politico sul ruolo della scuola pubblica.

Al centro resta una domanda cruciale: dove finisce il diritto di critica e dove inizia l’intimidazione ideologica, in un’istituzione che la Costituzione vuole libera, pluralista e autonoma.