Vannacci verso l’addio alla Lega: ha depositato il marchio “Futuro Nazionale”
Uno scenario già paventato all'ultimo raduno in Abruzzo, dove Salvini era stato chiarissimo: "Chi esce dalla Lega, muore"
28/01/2026 alle 16:25
Dopo Calenda (ma non tutta Azione) con Forza Italia, forse un nuovo dado è tratto: Vannacci fuori dalla Lega.
Non sbattuto o accompagnato fuori, ma forse in maniera più (politicamente) preoccupante “levando il disturbo”.
Perché in queste ore il generale ha piazzato una mossa neanche troppo a sorpresa che sembra decisamente fare da “preambolo” alla nascita di un nuovo partito.
Vannacci ha infatti depositato il marchio “Futuro Nazionale”.
Vannacci, mossa per il nuovo partito: c’è il marchio “Futuro Nazionale”
Fiamma tricolore su fondo blu, con la scritta: “Vannacci”.
“Futuro Nazionale” è il simbolo di ciò che potrebbe diventare il nuovo partito del generale Roberto Vannacci, segnando di fatto l’addio alla Lega e l’avvio di una nuova formazione politica di destra ultrasovranista.
Futuro Nazionale, il marchio presentato da Roberto Vannacci nei giorni scorsi
Dopo settimane di tensioni interne, Vannacci ha richiesto il marchio “Futuro Nazionale” all’Ufficio brevetti europeo, come anticipato dall’Adnkronos e confermato dal sito dell’EU Intellectual Property Network, con l’obiettivo di utilizzarlo su materiali elettorali, manifesti e attività legate alla politica attiva.
Dunque, la scissione dal Carroccio sembra ormai prossima: il dominio futuronazionale.it è già registrato e la domanda di registrazione è in fase di esame.
Tutti passaggi che rendono sempre più concreta l’idea di un progetto politico autonomo.
La richiesta del marchio, salta l’incontro chiarificatore con Salvini?
Gli accadimenti di queste ultime ore sembrano portare a una rottura anticipata.
Un po’ come si era paventato all’immediata vigilia del raduno della Lega in Abruzzo (dove Salvini era stato chiarissimo “Chi esce dalla Lega, muore“) e nonostante poi con l’inizio di questa settimana le ultimissime “ambasciate diplomatiche” dei simpatizzanti del generale, ma fedeli a Salvini avessero dato l’impressione di riuscire a evitare la rottura.
Matteo Salvini con il Generale Vannacci
Ecco perché la richiesta di un incontro chiarificatore tra Vannacci e Matteo Salvini era stata annunciata da quest’ultimo nei giorni scorsi, ma la rapida accelerazione delle mosse di Vannacci ha reso incerto l’appuntamento e aumentato la pressione interna nel partito, dove l’insofferenza verso il generale ha raggiunto livelli di guardia.
L’ultimatum di Salvini, chi esce dalla Lega finisce nel nulla
Nel corso dell’ultima manifestazione della Lega a Rivisondoli (Abruzzo), il segretario Matteo Salvini ha lanciato un messaggio forte alla base e a chiunque pensi di lasciare il partito:
Matteo Salvini, leader della Lega
“La storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla”.
Pur precisando di non riferirsi esplicitamente a Vannacci, il senso politico delle parole è stato chiaro: abbandonare il Carroccio rappresenterebbe un salto nel vuoto senza prospettive credibili.
Ma tant’è, evidentemente il generale non sembra pensarla così.
Resta ad ogni modo il fatto che Salvini ha difeso la compattezza del movimento e invitato i militanti a non farsi distrarre da dinamiche interne e “pesi improduttivi”, suggerendo che chi cerca poltrone altrove farebbe meglio a riconsiderare le proprie ambizioni.
Il messaggio è stato recepito nella sua doppia valenza: da un lato, una chiara ammonizione verso possibili fuoriusciti; dall’altro, un modo per rafforzare il fronte ‘unitario’ attorno alla leadership del Capitano in vista delle politiche del 2027.
Esce Vannacci, più spazio a Zaia e Romeo?
Per rafforzare il consenso della Lega arginando l’uscita di Vannacci, Salvini potrebbe dare più spazio a due “big” non sempre “allineati” con lui: l’ex governatore del Veneto Luca Zaia e il capogruppo al Senato e responsabile della Lega in Lombardia, Massimiliano Romeo.
Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato
Una mossa dal duplice obiettivo: riportare d’attualità la questione del Nord agli occhi degli elettori e riportare un clima di “democrazia”, partecipazione e condivisione all’interno del partito e tra i militanti.
Le picconate di Zaia e Fontana contro il Generale
Del resto, nei mesi scorsi, all’interno degli ambienti leghisti, ai messaggi istituzionali di Salvini si sono sovrapposte reazioni ben più dirette e colorite da parte di alcuni esponenti di lungo corso:
Su tutte l’allora ancora governatore Luca Zaia, figura di riferimento moderata nel partito, si è detto più volte critico verso un uso personalistico del ruolo di Vannacci e favorevole a difendere i “valori territoriali” e la tradizione politica del Carroccio, marcando una distanza rispetto alle derive identitarie che attribuisce alla presenza del generale.
Luca Zaia e Attilio Fontana
Ma anche il governatore della Lombardia Attilio Fontana aveva a sorpresa alzato la voce, lanciando una delle espressioni più nette contro l’influenza politica di Vannacci nel quadro leghista: rimarcando che “ci sono valori distinti e storici che non si ‘vannaccizzano’” auspicando dunque per il futuro una “Lega meno vannaccizzata”.
Forza Italia, Tajani e Calenda: posizioni critiche su Vannacci e derive estreme
Ma non solo. All’ultimo convegno di Forza Italia al Teatro Manzoni di Milano, nel quadro delle celebrazioni per i 32 anni dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi, sono emerse posizioni nette anche da parte dell’alleanza di Centrodestra.
Carlo Calenda (Azione) ha ribadito un netto rifiuto di alleanze con forze o figure considerate estremiste, citando esplicitamente l’incompatibilità con chi “porta nazisti o estremisti al ministero”, riferimento indiretto alle aperture o alle relazioni con figure dell’estrema destra che gravitano intorno all’universo politico di Vannacci (ma a dir la verità anche di Salvini) e di parte della Lega.
Carlo Calenda a Milano al convegno di Forza Italia
Il segretario nazionale di Forza Italia Antonio Tajani ha invece sottolineato la differenza di valori, definendo incompatibili con la linea del partito certe relazioni e dinamiche suggerite dalla parte più radicale della destra.
Il vicepremier, Ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani
Nel loro insieme, queste dichiarazioni segnano una linea di distanziamento da posizioni identitarie o estremiste che potrebbero derivare dall’azione politica di figure come Vannacci, e al contempo un tentativo di costruire un centrodestra più coeso e moderato, pur nelle differenze interne.
Gli scenari futuri, cosa accadrà: occhio alle Politiche 2027
Dunque, la nascita di “Futuro Nazionale” e le tensioni interne alla Lega segnano un momento di forte scossone nella destra italiana.
Al di là del simbolo e delle strategie di comunicazione, ciò che si profila è una ridefinizione degli spazi politici: da un lato un Salvini teso a mantenere la Lega unita e competitiva; dall’altro, voci interne ed esterne che delineano confini netti rispetto all’estremismo e alle personalizzazioni.
Il tutto naturalmente preoccupa anche il Centrodestra anche nell’ottica delle elezioni Politiche del 2027.
Il capogruppo di Azione alla Camera Matteo Richetti
Forza Italia come detto conta di “tirar dentro” Calenda e Azione (ma Matteo Richetti ad esempio ha già detto di non essere interessato e se così sarà ha augurato “buona fortuna” al suo leader), una mossa “benedetta” da Marina Berlusconi e tutto sommato anche da Giorgia Meloni.
Marina Berlusconi
Effetto Vannacci e rivincita di Putin?
Coalizione che però a fronte di un nuovo ingresso potrebbe trovarsi a fronte dell’effetto Vannacci, ovvero un nuovo partito che pescando tra i voti sovranisti di Destra ed estrema Destra potrebbe erogare qualche percentuale di consenso a Forza Italia e Lega.
Vladimir Putin
Decisamente più difficile pensare invece a una scossone che porti a una caduta anticipata del Governo, uno scenario però che in un’ottica di fantapolitica internazionale verrebbe forse vista come una rivincita per Vladimir Putin verso le strategie di un Governo che in questi anni ha sempre difeso le posizioni dell’Ucraina.