FLOP

Guide turistiche, ora c’è l’esame nazionale: strage al primo test, passati in 230 su 29mila iscritti

È scontro tra la categoria e Ministero

Guide turistiche, ora c’è l’esame nazionale: strage al primo test, passati in 230 su 29mila iscritti

Dopo oltre dodici anni di stallo, rinvii e vuoti normativi, l’Italia ha finalmente introdotto il primo Esame di Abilitazione Nazionale per guide turistiche. Una svolta storica per la professione, resa possibile dalla riforma approvata con la legge 13 dicembre 2023 n. 190, ma che ha già acceso un forte dibattito per gli esiti del primo test, giudicati da molti come una vera e propria “strage“.

Il primo esame della storia

La prima prova scritta nazionale si è svolta martedì 18 novembre 2025, in otto sedi italiane (Torino, Ferrara, Napoli, Roma, Chieti, Foggia, Catania e Cagliari), con due sessioni giornaliere, mattina e pomeriggio.

Con il 2026 l’iscrizione all’Elenco Nazionale diventa obbligatoria

Si è trattato di un passaggio storico: per la prima volta l’abilitazione alla professione non è più regionale o provinciale, ma valida su tutto il territorio nazionale, come previsto dalla riforma. Gli iscritti iniziali al concorso sono stati 29.228, ma alla prova si sono presentati 12.191 candidati.

Come funziona il nuovo esame nazionale

L’esame di abilitazione è abilitativo, non concorsuale: non esiste una graduatoria di merito. Chi supera tutte le prove ottiene l’abilitazione e viene iscritto all’Elenco Nazionale delle Guide Turistiche (ENGT), istituito presso il Ministero del Turismo.

L’esame è articolato in tre prove:

1. Prova scritta
Svoltasi il 18 novembre 2025, consiste in un test a risposta multipla:

  • 80 quesiti
  • 90 minuti di tempo
  • Punteggio massimo: 40 punti
  • Soglia di superamento: 25/40

Le domande riguardano:

  • Storia
  • Storia dell’arte
  • Geografia
  • Archeologia
    (18 quesiti per ciascuna materia)

e:

  • Diritto del turismo
  • Disciplina dei beni culturali e del paesaggio
  • Accessibilità e inclusività dell’offerta turistica
    (4 quesiti per ciascuna materia)

2. Prova orale
Colloquio sulle materie della prova scritta e verifica della conoscenza di almeno una lingua straniera (livello minimo B2 del QCER). Sono esonerati dalla prova linguistica i candidati con titoli di studio conseguiti in istituzioni straniere nella lingua prescelta.

3. Prova tecnico-pratica
Simulazione di una visita guidata in italiano e nella lingua straniera scelta, per valutare le capacità comunicative e professionali sul campo. Ogni prova ha un punteggio massimo di 40 punti e una soglia minima di 25.

Base nazionale, ma sedi territoriali

Pur essendo nazionale, l’esame è organizzato su base territoriale per quanto riguarda la logistica. I candidati vengono assegnati a una sede in base alla regione di residenza (ad esempio Torino per Piemonte e Valle d’Aosta, Catania per la Sicilia, Cagliari per la Sardegna).

Il programma d’esame, però, è unico e nazionale: richiede la conoscenza di siti culturali, musei e beni paesaggistici di tutta Italia, regione per regione. È proprio questo aspetto ad aver sollevato le maggiori critiche.

I risultati del primo esame: numeri e polemiche

I risultati della prova scritta hanno sorpreso e acceso la protesta delle associazioni di categoria. Sono stati appena 230 gli idonei su 12.191 candidati presenti con una percentuale di promossi di meno del 2% e in rapporto agli iscritti iniziali, un misero 0,7%. Le percentuali variano leggermente da sede a sede a Torino si è toccato il 3,6% (68 idonei) mentre a Cagliari solo lo 0,6% (2 idonei).

Sono stati appena 230 gli idonei su 12.191 candidati presenti al primo esame della storia

Secondo molte guide e associazioni, la prova è stata troppo nozionistica, con un programma vastissimo e poco chiaro. Alcuni parlano di un esame “per tuttologi”, che premia lo studio enciclopedico più che la reale capacità di raccontare un territorio.

Di diverso avviso il Ministero del Turismo, che ha definito l’esame “serio e rigoroso“, giudicando singolare che si contesti una prova perché troppo selettiva dopo anni di polemiche sui controlli insufficienti.

Un paradosso: poche guide, turismo in crescita

Le polemiche si inseriscono in un contesto già critico. In Italia risultano circa 14 mila guide turistiche attive, a fronte di oltre 130 milioni di arrivi turistici all’anno. Le associazioni segnalano da tempo una carenza strutturale di professionisti e il rischio di aumento dell’abusivismo.

Guida turistica, ora serve un esame nazionale: come funziona, cosa è successo al primo test e cosa aspettarsi
Il programma d’esame richiede la conoscenza di siti culturali, musei e beni paesaggistici di tutta Italia

Nel frattempo, fino alla fine del regime transitorio, le guide già abilitate a livello regionale hanno potuto continuare a lavorare, ma con il 2026 l’iscrizione all’Elenco Nazionale diventa obbligatoria.

Quando sarà il prossimo esame e come iscriversi

Il Ministero del Turismo ha già chiarito che ci saranno future sessioni d’esame, secondo modalità che verranno stabilite con nuovi avvisi ufficiali.

Le iscrizioni avvengono tramite il Portale InPA, dove vengono pubblicati il bando, il diario di convocazione, le sedi e le istruzioni operative.

Per partecipare è necessario:

  • possedere un diploma di scuola secondaria di secondo grado
  • essere in possesso di SPID
  • presentare la domanda online entro i termini indicati nel bando

Un caso già visto per il test di medicina

L’accesso alla professione è quindi oggi uniformato a livello nazionale, ma il primo esame ha dimostrato quanto il nuovo sistema sia ancora al centro di un confronto aperto tra istituzioni e categoria. Una riforma attesa da anni ha finalmente preso forma. Resta ora da capire se, dopo l’esperimento del primo esame, il modello verrà corretto o confermato così com’è.

Medicina: allargate le maglie, alla fine gli idonei sono più dei posti disponibili
Al test di medicina nel 2025, nonostante l’accesso più ampio garantito dal semestre filtro, le percentuali del primo appello sono crollate

Quanto accaduto con l’esame nazionale per le guide turistiche ricalca peraltro un altro caso recente che ha fatto discutere: il semestre filtro di Medicina. Anche in quel caso la riforma era stata presentata come una svolta per rendere l’accesso più equo e trasparente.  Abolito il numero chiuso in nome di un accesso più aperto, si è introdotto un filtro iniziale talmente selettivo da produrre un numero di ammessi persino inferiore rispetto al vecchio sistema. Fino al dietrofront del ministero che ha placato, in parte, le polemiche.

Due riforme diverse, due ambiti lontanissimi, ma un denominatore comune evidente: la promessa di apertura che si traduce in selezioni durissime, bocciature di massa e nuovi paradossi, con il rischio concreto di lasciare posti scoperti proprio nei settori che dichiaratamente soffrono già di carenza di professionisti.