Entro maggio 2026 l’Italia dovrà recepire nel proprio ordinamento la direttiva europea sulle prestazioni energetiche degli edifici, nota come direttiva Case Green o EPBD. Si tratta di una delle riforme strutturali più rilevanti degli ultimi anni per il settore immobiliare: coinvolgerà milioni di abitazioni, l’intera filiera delle costruzioni e le finanze pubbliche.
Secondo le stime della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) e di Velux Italia, la sola riqualificazione energetica potrebbe costare circa 85 miliardi di euro entro il 2030, ma generare un volume complessivo di investimenti fino a 280 miliardi di euro considerando effetti diretti, indiretti e indotto.
Cos’è la direttiva europea Case Green (EPBD)
La direttiva Case Green è uno dei pilastri della strategia europea di decarbonizzazione. L’obiettivo è ridurre progressivamente consumi energetici ed emissioni di gas serra nel settore edilizio entro il 2030 e arrivare alla neutralità climatica entro il 2050.
Il settore degli edifici è centrale: oltre il 50% del gas naturale consumato nell’Unione Europea è utilizzato direttamente o indirettamente per il riscaldamento e la gestione degli immobili. Migliorare l’efficienza energetica significa quindi:
- ridurre le bollette di famiglie e imprese;
- aumentare la sicurezza energetica;
- diminuire la dipendenza dalle importazioni di gas, in particolare dalla Russia;
- contribuire in modo concreto agli obiettivi climatici.
La direttiva è stata approvata definitivamente nel 2024 e ora spetta agli Stati membri, Italia compresa, tradurla in norme nazionali.
Cosa cambia per le abitazioni in Italia
La direttiva non impone lo stesso intervento a ogni singolo immobile, ma stabilisce obiettivi medi nazionali da raggiungere attraverso politiche pubbliche, incentivi e piani di ristrutturazione.
Edifici residenziali
Per le case, gli Stati membri dovranno garantire:
- -16% di consumo energetico medio entro il 2030;
- -20/-22% entro il 2035 rispetto ai livelli di riferimento.
Questo significa che una quota rilevante del patrimonio immobiliare dovrà essere riqualificata, soprattutto nelle classi energetiche più basse (F e G).
Edifici non residenziali
Per uffici, scuole, ospedali e altri edifici non residenziali, gli obblighi sono più stringenti:
- ristrutturazione del 16% degli edifici con peggiori prestazioni entro il 2030;
- ristrutturazione del 26% entro il 2033;
- introduzione graduale di requisiti minimi di prestazione energetica.
Dove tecnicamente ed economicamente possibile, sarà inoltre obbligatoria l’installazione progressiva di impianti solari.
Le scadenze principali: il calendario 2026-2050
Il percorso verso la decarbonizzazione è scandito da tappe precise.
Entro il 2026
L’Italia deve recepire la direttiva nella normativa nazionale e presentare il proprio piano nazionale di attuazione.
1° gennaio 2027
Definizione e comunicazione dei valori limite di GWP (Global Warming Potential) per i nuovi edifici.
Dal 2028
Tutti i nuovi edifici pubblici dovranno essere a emissioni zero.
Obbligo di calcolare il GWP per le nuove costruzioni superiori a 1.000 m².
Entro il 31 dicembre 2029
Tutti i nuovi edifici dovranno essere dotati di impianto solare.
Dal 1° gennaio 2030
Tutti i nuovi edifici residenziali e non residenziali dovranno essere a emissioni zero.
Riduzione del -16% dei consumi di energia primaria delle abitazioni rispetto al 2020.
Dal 2033
Riduzione di almeno -26% dei consumi negli edifici non residenziali.
Entro il 2050
Obiettivo finale: patrimonio edilizio europeo completamente decarbonizzato.
Sono previste verifiche e revisioni almeno ogni 5 anni per correggere eventuali scostamenti.
Quali lavori saranno necessari
Gli interventi richiesti saranno simili a quelli già visti con il Superbonus, ma con un’impostazione più strutturale e meno emergenziale:
- isolamento termico dell’involucro (cappotto);
- sostituzione di finestre e serramenti con modelli ad alta efficienza;
- sostituzione delle vecchie caldaie con caldaie a condensazione, pompe di calore, sistemi ibridi;
- installazione di impianti fotovoltaici;
- miglioramento della ventilazione e dell’illuminazione naturale;
- schermature solari esterne per ridurre il surriscaldamento estivo.
Secondo SIMA, la qualità degli ambienti interni avrà un ruolo centrale: luce naturale, ventilazione e comfort termico dovranno diventare parametri misurabili anche negli APE e nei capitolati tecnici.
Quanto costerà la direttiva Case Green
Le stime disponibili indicano un impatto economico molto rilevante.
- Circa 5 milioni di edifici da riqualificare entro il 2033.
- Costo medio per immobile: da 20.000 a 60.000 euro.
Spesa complessiva stimata:
- 85 miliardi di euro entro il 2030 per la sola riqualificazione energetica;
- fino a 270–280 miliardi considerando investimenti complessivi e indotto.
Questi numeri spiegano perché la direttiva sia al centro del dibattito politico, soprattutto dopo l’esperienza del Superbonus, che ha sollevato il tema della sostenibilità della spesa pubblica.
Chi è escluso dagli obblighi
La direttiva non si applica a:
- edifici agricoli;
- edifici storici e monumentali;
- immobili tutelati per valore architettonico;
- edifici temporanei;
- chiese e luoghi di culto.
Gli Stati membri possono inoltre prevedere deroghe mirate in presenza di vincoli tecnici o costi sproporzionati.
Criticità e nodo dei finanziamenti
Il principale interrogativo resta uno: chi paga?
Dopo il Superbonus, il tema della sostenibilità dei conti pubblici è centrale. Senza un sistema stabile di incentivi, finanziamenti agevolati e strumenti di credito dedicati, il rischio è:
- rallentare l’attuazione;
- penalizzare le famiglie a basso reddito;
- creare nuove disuguaglianze nel mercato immobiliare.
La sfida per il governo sarà costruire un piano nazionale credibile, che coniughi:
- gradualità;
- equità sociale;
- sostenibilità finanziaria;
- certezza normativa.
In conclusione
La direttiva Case Green rappresenta una trasformazione profonda del patrimonio edilizio italiano. È una sfida complessa, ma anche un’enorme opportunità:
- per ridurre strutturalmente le bollette;
- per migliorare il comfort abitativo;
- per rilanciare il settore delle costruzioni in modo sostenibile;
- per avvicinare l’Italia agli obiettivi climatici europei.
Il vero banco di prova sarà il recepimento entro maggio 2026: da come verrà costruito il piano nazionale dipenderà il successo – o il fallimento – della transizione energetica nelle nostre case.