pressioni internazionali

Gaza: è stato consegnato il corpo dell’ultimo ostaggio, ma il valico di Rafah resta chiuso

Usa per il disarmo di Hamas: Trump spinge per l’amnistia, Israele è scettico. Dal cessate il fuoco altri 484 palestinesi uccisi

Gaza: è stato consegnato il corpo dell’ultimo ostaggio, ma il valico di Rafah resta chiuso

Il corpo del soldato di Ran Gvili, l’ultimo ostaggio israeliano rapito a Gaza, è stato finalmente ritrovato. Questo recupero era una delle condizioni che Israele aveva posto per riaprire parzialmente il valico di Rafah, che collega Gaza all’Egitto.

Gaza: è stato consegnato l'ultimo cadavere degli ostaggi, ma il valico resta chiuso
Ran Gvili

Nonostante ciò il valico rimane ancora chiuso, creando incertezze su quando e come verrà effettivamente riaperto per il passaggio degli aiuti umanitari.

Il ritrovamento del corpo

L’esercito israeliano ha confermato di aver trovato il corpo di Ran Gvili, il sergente israeliano che era stato rapito da Hamas durante il conflitto in corso. Il ritrovamento delle sue spoglie, che è avvenuto in seguito a una ricerca intensiva da parte delle forze israeliane, segna la fine della lunga attesa per il recupero degli ostaggi israeliani a Gaza. La salma di Gvili è stata identificata e, come dichiarato da un portavoce dell’IDF (Israeli Defense Forces), verrà restituita a Israele per essere sepolta con i dovuti onori.

“Con questo, tutti gli ostaggi rapiti da Gaza sono stati restituiti,” ha aggiunto il portavoce, sottolineando la conclusione di un capitolo tragico per le famiglie delle vittime.

La riapertura del Valico di Rafah

La riapertura parziale del valico di Rafah era stata inizialmente collegata al ritrovamento del corpo di Gvili. Israele aveva posto questa condizione come prerequisito per consentire l’accesso agli aiuti umanitari verso Gaza.

Nonostante il ritrovamento, la riapertura non è ancora avvenuta, suscitando preoccupazione a livello internazionale, poiché Rafah è l’unico punto di passaggio diretto per gli aiuti da e verso Gaza, soprattutto per quelli provenienti dall’Egitto.

Gaza: è stato consegnato il corpo dell'ultimo ostaggio, ma il valico di Rafha resta chiuso
Palestinesi affamati al valico di Rafah

Secondo fonti ufficiali, l’IDF ha dichiarato che la riapertura del valico avverrà solo per il passaggio pedonale e sotto un “meccanismo di ispezione israeliano completo”.

Il primo ministro israeliano ha confermato che la riapertura sarebbe avvenuta a condizione che Hamas avesse fatto “uno sforzo al 100%” per localizzare il corpo di Ran Gvili. La supervisione del passaggio, come specificato dalla Radio Militare israeliana, sarà effettuata a distanza, mentre i monitoraggi sul territorio saranno condotti da funzionari palestinesi, con il supporto di ispettori provenienti dalla missione dell’Unione Europea.

Il monitoraggio di Israele

Se il valico di Rafah dovesse essere riaperto, i mezzi e le persone in entrata e in uscita dalla Striscia saranno sottoposti a ispezioni rigorose. Le agenzie di sicurezza israeliane monitoreranno i passaggi per prevenire il contrabbando di armi o l’ingresso di soggetti non autorizzati, utilizzando un corridoio speciale per garantire la sicurezza degli spostamenti.

Gaza: è stato consegnato il corpo dell'ultimo ostaggio, ma il valico di Rafha resta chiuso
Valico di Rafah

La supervisione israeliana del processo è stata definita limitata, ma comunque fondamentale per le operazioni di monitoraggio.

La seconda fase del cessate il fuoco doveva essere avviata una volta completato il recupero di tutti gli ostaggi. Quindi dovrebbe iniziare. Sebbene il corpo di Gvili sia stato finalmente trovato, la riapertura del valico e la distribuzione degli aiuti sono ancora in sospeso, alimentando l’instabilità e la continua pressione sulle trattative di pace.

Pressioni internazionali e umanitarie

La riapertura del valico è diventata una questione urgente, con la comunità internazionale che ha ripetutamente richiesto maggiore accesso umanitario per Gaza. L’ONU e numerosi governi mondiali hanno chiesto che il passaggio per gli aiuti fosse aperto, data la grave crisi umanitaria che sta colpendo il territorio palestinese.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ribadito la necessità di un’accelerazione nell’operazione, ma nonostante le pressioni, la situazione resta tesa e i tempi sono incerti.

La tragedia continua

Anche durante la tregua, la violenza non ha cessato di mietere vittime. Recentemente, un palestinese, Mohammad Khaled Abdel Moneim, è stato ucciso nel nord-est di Gaza City da un colpo di arma da fuoco, mentre altri 484 palestinesi sono morti da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco l’11 ottobre scorso.

L’ONU ha segnalato anche decessi legati a condizioni sanitarie precarie: una profuga di 63 anni è morta nel campo profughi di Khan Younis a causa delle temperature gelide, che continuano a colpire i rifugiati costretti a vivere in tende improvvisate.

La distruzione dell’Agenzia UNRWA

Nel contesto di crescente tensione, la sede dell’UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati Palestinesi) è stata distrutta in un incendio dopo essere stata assaltata dalle autorità israeliane.

L’agenzia ha denunciato l’attacco come un “tentativo di smantellare lo status dei rifugiati palestinesi” e di cancellare la loro storia. Non è ancora chiaro chi abbia appiccato l’incendio, ma alcuni testimoni hanno riferito di aver visto coloni israeliani rubare mobili dall’edificio durante la notte.

Anche il governo israeliano sta facendo fronte a critiche interne. Durante una riunione di gabinetto, il ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, ha espresso riserve sul processo di disarmo e sugli accordi di pace, ribadendo che la missione non è ancora completa.

Gaza: è stato consegnato il corpo dell'ultimo ostaggio, ma il valico di Rafha resta chiuso
Ben Gvir

“Abbiamo ucciso decine di migliaia di terroristi, ma non abbiamo ancora eliminato completamente Hamas”, ha affermato, evidenziando la posizione dura di parte del governo israeliano.

La proposta di amnistia

In un clima di negoziati, i funzionari Usa hanno annunciato che sono in corso discussioni per un piano di disarmo dei combattenti di Hamas. Un funzionario statunitense ha confermato che l’amministrazione Trump sta cercando di ottenere l’impegno di Hamas a consegnare le armi in cambio di amnistia per i suoi membri, come parte di un piano di pace che prevede la creazione di uno stato palestinese.

Gaza: è stato consegnato il corpo dell'ultimo ostaggio, ma il valico di Rafha resta chiuso
Hamas

Nonostante la proposta, i funzionari di Hamas hanno respinto l’idea di un disarmo totale, mentre i negoziati continuano con l’intenzione di trovare un accordo che possa porre fine alla guerra.