Il dibattito torna di attualità

Supermercati chiusi la domenica? Due italiani su tre dicono di sì

Secondo gli ultimi sondaggi il 55% degli italiani fa la spesa alla domenica, ma il 64% sarebbe favorevole alla chiusura

Supermercati chiusi la domenica? Due italiani su tre dicono di sì

Il ritorno del dibattito sulle chiusure domenicali nella grande distribuzione organizzata (GDO) non è una nostalgia del passato, ma il sintomo di una crisi strutturale che attraversa consumi, redditività e modelli di lavoro. Pensare di tornare indietro alle domeniche chiuse può sembrare anacronistico, ma ignorare il tema significa sottovalutare lo stato di salute di un settore che impiega 450 mila addetti, conta 54 mila punti vendita e registra una redditività media tra l’1 e il 2%.

Dietro la proposta lanciata dalla Coop e dal suo manager Ernesto Dalle Rive non c’è solo una questione di orari, ma una riflessione più ampia su inflazione, potere d’acquisto, costo del lavoro e sostenibilità economica della GDO italiana.

Consumi in calo e potere d’acquisto sotto pressione

Il contesto macroeconomico è il primo fattore che spinge a rimettere in discussione le liberalizzazioni.

Secondo il recente Radar Swg, il 43% degli italiani cercherà di contenere complessivamente i consumi per rafforzare la propria sicurezza economica, mentre un altro 19% rinvierà gli acquisti importanti concedendosi solo piccole spese. La motivazione principale è la riduzione del potere d’acquisto (28%), seguita dal timore di un peggioramento della situazione economica (24%).

Anche chi non ha visto diminuire il proprio reddito mostra una crescente propensione al risparmio. La liquidità parcheggiata sui conti correnti ha raggiunto il record di 1.840 miliardi di euro, oltre tre quarti riconducibili alle famiglie. Un segnale chiaro: la fiducia nei consumi è fragile.

Un settore frammentato e sotto stress

La GDO italiana soffre di una frammentazione strutturale: i primi tre gruppi coprono insieme solo il 42% del mercato. La concorrenza è quindi molto intensa, mentre la “torta” dei consumi non cresce.

Nonostante le continue aperture di nuovi punti vendita, almeno 3 mila negozi risultano oggi in seria difficoltà. A questo si aggiungono segnali forti come l’uscita di Carrefour dall’Italia e l’indagine conoscitiva dell’Antitrust sui rapporti nella filiera agro-industriale, che accusa la distribuzione di comprimere i margini dei fornitori e alimentare l’inflazione.

Federdistribuzione ha replicato rivendicando il ruolo di barriera contro il caro-prezzi, ma il quadro resta critico: stagnazione dei consumi, margini minimi e costi in crescita.

La proposta Coop: perché chiudere la domenica

A riaprire il tema è stato Ernesto Dalle Rive, manager Coop, con tre motivazioni principali:

  • Contrazione della spesa dei consumatori.
  • Conciliazione vita-lavoro, sempre più centrale per attrarre personale.
  • Riduzione del costo del lavoro festivo, che comporta maggiorazioni tra il 30% e il 40%.

Secondo i dati citati da Coop:

  • Solo il 10% degli italiani ritiene indispensabile fare la spesa la domenica.
  • Il 43% sarebbe disponibile a spostarla senza problemi negli altri giorni.

Il risparmio ottenuto dalla chiusura potrebbe essere redistribuito in prezzi più bassi e promozioni, con un effetto potenzialmente positivo sui consumi.

Le posizioni in campo: sindacati, associazioni e imprese

La proposta ha creato alleanze inedite:

  • Favorevoli: Avvenire, associazioni familiari cattoliche, Filcams-Cgil.
  • Posizioni intermedie: Uil (favorevole a maggiorazioni più alte), Cisl.
  • Contrari: Federdistribuzione e Confcommercio.

Federdistribuzione definisce la proposta “anti-storica”, ricordando che nelle grandi città il 35% delle famiglie è monogenitoriale e ha bisogno di flessibilità. Confcommercio sottolinea che l’apertura è una facoltà, non un obbligo, e che senza negozi aperti il principale beneficiario sarebbe l’e-commerce.

Chi fa la spesa la domenica: i dati Swg 2026

Il sondaggio Swg (gennaio 2026) fotografa un Paese diviso:

  • 55% va a volte al supermercato la domenica.
  • 18% non ci va mai.
  • 27% ci va abitualmente (19% spesso, 8% regolarmente).

Tra i 18 e i 34 anni la quota sale al 39%, segno di tempi di vita più compressi.

Le principali motivazioni:

  • 31%: unico giorno libero.
  • 24%: fare acquisti con calma.
  • 19%: esperienza condivisa in famiglia.
  • 19%: supermercati meno affollati.

La domenica emerge quindi non come capriccio, ma come risposta a settimane lavorative sempre più intense.

Cosa accadrebbe con la chiusura domenicale

Tra chi fa la spesa la domenica:

  • 44% anticiperebbe gli acquisti nei giorni feriali.
  • 20% cercherebbe alternative (botteghe, minimarket, negozi etnici).
  • 5% passerebbe all’online.
  • 27% non cambierebbe nulla.

Solo il 4% ammette reali difficoltà organizzative.

Favorevoli e contrari: un consenso più valoriale che pratico

Il 64% degli italiani è favorevole alla chiusura domenicale.

  • Over 55: 70%
  • 35-54 anni: 62%
  • 18-34 anni: 55%.

Le motivazioni principali:

  • 78%: migliore qualità della vita dei lavoratori.
  • 58%: rischio di limitazione per i consumatori.
  • 48%: timore di ricadute sull’occupazione.

Il sostegno è forte sul piano etico, più debole su quello operativo.

Libertà di scelta e diritto al riposo

Il nodo centrale resta l’equilibrio tra libertà economica e diritto al riposo:

  • 60%: la decisione deve spettare al singolo commerciante.
  • 55%: anche i lavoratori dovrebbero poter scegliere se lavorare nei festivi.
  • 49%: i festivi dovrebbero essere tempo di riposo universale.
  • 42%: parità di trattamento con altri settori che lavorano nei festivi.

Gli italiani non chiedono un divieto rigido, ma un sistema più flessibile e condiviso.

Il vero problema: costo del lavoro e sostenibilità della GDO

La proposta Coop può funzionare solo se condivisa da tutti gli operatori. Nessuno chiuderebbe da solo lasciando campo libero ai concorrenti. Le soluzioni a rotazione appaiono impraticabili, soprattutto nelle aree turistiche.

Nel frattempo la GDO affronta criticità strutturali:

  • Crescita del part-time involontario.
  • Diffusione di contratti irregolari.
  • Difficoltà a reclutare giovani.
  • Rischio di competizione basata solo sul contenimento del costo del lavoro.

Come osserva Mario Sassi, la GDO rischia di assomigliare alla logistica: compressione salariale e scarsa innovazione.

Oltre le domeniche, una riforma del modello

Il dibattito sulle chiusure domenicali non è una battaglia ideologica, ma il segnale di un settore in cerca di un nuovo equilibrio. Stagnazione dei consumi, inflazione, margini ridotti e costo del lavoro impongono una riflessione più ampia sul modello di business della grande distribuzione.

Più che decidere se aprire o chiudere la domenica, la vera sfida è rendere la GDO sostenibile per imprese, lavoratori e consumatori, senza ridurre tutto a una semplice questione di orari.