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Confindustria: “Eurozona a crescita zero, incertezze globali e consumi cauti frenano la ripresa”

Gli investimenti e la ripresa del credito bancario sono le uniche spinte positive, mentre la situazione geopolitica continua a ostacolare la crescita

Confindustria: “Eurozona a crescita zero, incertezze globali e consumi cauti frenano la ripresa”

L’economia dell’Eurozona sta attraversando un periodo di stagnazione, con una crescita praticamente pari a zero. Le difficoltà globali, unite a dinamiche interne di incertezze e sfiducia, stanno frenando la ripresa della regione.

Secondo le ultime analisi del Centro Studi di Confindustria, la situazione economica è dominata da fattori esterni e tendenze interne che sembrano intersecarsi per rallentare ulteriormente la capacità di espansione del Vecchio Continente.

Petrolio più caro, dollaro più debole

Uno dei fattori determinanti che contribuiscono alla stagnazione è il comportamento dei mercati globali delle materie prime. Il prezzo del petrolio non scende più, anzi è in lieve risalita: il barile ha superato i 65 dollari, un aumento che non fa altro che alimentare i costi energetici in tutta Europa. A ciò si aggiunge un altro fattore cruciale: la debolezza del dollaro, che si sta traducendo in una competitività ridotta per le esportazioni europee.

Un dollaro più debole rende meno convenienti i beni e i servizi prodotti nell’Eurozona sui mercati internazionali, limitando il potenziale di crescita dell’export, che risulta già debole in diverse aree geografiche.

Inflazione sotto controllo, ma l’incertezza continua

Sul fronte interno, l’inflazione nell’Eurozona ha registrato un rallentamento con un tasso che si attesta al 1,9% a dicembre. In Italia, addirittura, si è fermata all’1,2%, ma nonostante questi numeri rassicuranti, la fiducia delle imprese e dei consumatori rimane incerta.

La paura del futuro, alimentata da continui cambiamenti nei mercati globali e da una politica internazionale sempre più turbolenta, ha portato a un aumento del risparmio precauzionale. Le famiglie sono quindi meno propense a spendere, con la propensione al risparmio che è salita al 11,4%, un dato record.

Eurozona a crescita zero: incertezze globali e consumi cauti frenano la ripresa
Consumatori cauti

Questo ha un impatto diretto sui consumi, che sono cresciuti solo marginalmente, registrando un incremento dello 0,1%. Le vendite al dettaglio hanno visto una crescita limitata, con alcuni settori, come quello delle auto, che hanno visto timidi miglioramenti a dicembre.

Industria e investimenti: segnali contrastanti

Se da una parte l’economia nel suo complesso appare stagnante, gli investimenti sembrano l’unico settore che continua a fornire un minimo di slancio positivo. Gli indicatori mostrano infatti una crescita significativa negli investimenti in impianti e macchinari e nelle costruzioni. I contratti di leasing per beni strumentali sono aumentati del 15,2% rispetto all’anno precedente, e quelli per le costruzioni del 15,7%. Questo suggerisce una certa fiducia nel futuro, sebbene le incertezze politiche e geopolitiche possano continuare a frenare un’impennata più consistente.

Confindustria: "Eurozona a crescita zero, incertezze globali e consumi cauti frenano la ripresa"
Dati Confindustria

Tuttavia, l’industria continua a restare volatile. Sebbene la produzione industriale abbia recuperato nel mese di novembre (+1,5% dopo il calo di ottobre), la fiducia delle imprese industriali rimane altalenante. Nei mesi finali del 2025, il PMI dell’industria è tornato in territorio recessivo, segnalando un rallentamento nell’attività produttiva. Questo è un chiaro indicatore che l’industria non sta riuscendo a mantenere un ritmo di crescita sufficiente a sostenere un’espansione economica duratura.

Export in difficoltà

L’export, uno dei pilastri storici dell’economia dell’Eurozona, si trova in una condizione di debolezza strutturale. A novembre, l’export di beni dall’Eurozona è aumentato solo dello 0,2% in termini reali, dopo un calo significativo in ottobre (-3,1%). Le principali economie europee hanno registrato risultati contrastanti: mentre la Germania ha visto una ripresa della produzione industriale, la Francia ha registrato un calo della produzione (-0,2%), e l’Italia continua a fare fatica a trovare nuova competitività sui mercati globali.

A livello mondiale, ci sono alcuni mercati che continuano a crescere, come India e Giappone, ma le prospettive rimangono negative in molte delle principali destinazioni d’esportazione, tra cui Germania, Francia, UK e USA. La debolezza della domanda estera e le incertezze politiche (ad esempio, legate agli sviluppi geopolitici in Medio Oriente e all’incertezza generata dalla guerra in Ucraina) continuano a condizionare negativamente la capacità di crescita dell’export europeo.

La crescita dell’economia italiana: qualche segnale positivo

Nonostante la debolezza complessiva dell’economia dell’Eurozona, alcuni segnali positivi provengono dall’economia italiana, che ha visto una crescita del 28,4% nell’indice della Borsa di Milano. Questo trend positivo è supportato in parte dalla crescita degli investimenti e da un ritorno del credito bancario. Seppur limitata, la crescita del credito rappresenta un segnale di fiducia nelle aziende italiane, e potrebbe favorire l’espansione dei consumi, qualora la fiducia dei consumatori dovesse riprendersi.

In sintesi: una ripresa fragile e a rischio

L’Eurozona sta vivendo una crescita debole e la ripresa rimane fragilissima. Le incertezze geopolitiche, l’andamento dei mercati energetici e il rallentamento della domanda internazionale stanno frenando il potenziale di crescita. L’export è uno dei settori più colpiti, mentre l’industria continua a mostrare segni di volatilità.

Tuttavia, gli investimenti, pur restando un motore limitato, offrono un piccolo spiraglio di ottimismo, e la crescita del credito bancario potrebbe sostenere almeno in parte l’economia italiana. La sfida principale per l’Eurozona sarà quella di trasformare gli investimenti in una crescita duratura, affrontando le incertezze globali e stimolando una maggiore fiducia da parte dei consumatori e delle imprese. In questo contesto, la capacità di rispondere a queste sfide determinerà la direzione futura dell’economia europea.