Prove tecniche di dialogo e collaborazione.
A guardare come è andata, dai sorrisi, dal confabulare “complice” ed empatico, dalle strette di mano, si potrebbe dire che il “dado è tratto”.
Carlo Calenda strizza sempre più l’occhio a Forza Italia.
E la partecipazione di ieri, domenica 25 gennaio 2026, al Teatro Manzoni di Milano al convegno di Forza Italia “Più libertà, più crescita” con Antonio Tajani e Letizia Moratti rappresenterà forse il momento definitivo e decisivo per l’avvicinamento di Calenda agli Azzurri (e al Centrodestra).
Anche se con tutti i distinguo del caso rivolti in particolar modo alla componente leghista della coalizione.

L’appuntamento di Milano, Forza Italia apre a Calenda (e Azione?)
Ecco allora che da ieri pomeriggio e con strascichi di commenti e riflessioni che proseguiranno anche in questi e nei prossimi giorni, la notizia è che il rapporto tra Carlo Calenda (Azione) e Forza Italia è ormai definitivamente al centro di un intenso dibattito politico, con segnali di apertura ma allo stesso tempo paletti netti da parte del leader riformista.
Nel breve periodo, tutto ruota attorno alle prossime elezioni Amministrative (e in primis evidentemente quelle di Milano), ma con implicazioni potenzialmente più ampie per gli equilibri nazionali.
Come noto, ormai da qualche tempo Forza Italia ha fatto la prima mossa: ha ufficialmente invitato Calenda a eventi politici e improntati al dialogo, sia a livello locale sia nazionale.
Del resto, il segretario Antonio Tajani ha sottolineato l’intenzione di aprire il confronto con Azione su temi centrali come economia sociale di mercato e libero mercato. Ma anche con la condivisione del Sì convinto al referendum sulla Giustizia.
Perché Forza Italia guarda a Calenda
La strategia degli Azzurri appare ben delineata agli addetti ai lavori e agli osservatori del mondo della politica.

Il partito fondato da Silvio Berlusconi (e tra l’altro ieri l’evento al Manzoni celebrava idealmente anche i 32 anni dalla discesa in campo del Cavaliere) vede in Calenda un possibile interlocutore per allargare i confini del Centrodestra, appunto soprattutto in vista delle comunali di Milano: l’esperimento fatto in Basilicata (dove Azione è stata alleata del Centrodestra) viene indicato come modello replicabile.
E del resto ieri proprio Calenda non ha mancato di attaccare duramente l’operato di Beppe Sala alla guida di Milano.
Certo, rimane evidente che questo “corteggiamento” diventato via via un dialogo e un confronto sempre più stretto, non possa già essere catalogato come un’alleanza definita in tutte le sue dinamiche e contorni, ma si presenta agli occhi di tutti come un tentativo di costruire su solide fondamenta una convergenza più ampia di moderati riformisti intorno appunto a Forza Italia.
I punti di convergenza e i “distinguo”
Lo stesso Calenda non ha nascosto il suo apprezzamento per la giornata di ieri a Milano con gli Azzurri.

Ha definito la sua partecipazione agli eventi forzisti come parte di un “dialogo con tutti i partiti”, soprattutto europeisti e moderati.
Ha detto chiaramente che sarebbe “felicissimo di lavorare insieme a FI se ci sarà spazio”, ma ha espresso paletti politici netti: non intende allearsi con forze legate agli estremismi o personaggi politici (anche nella stessa coalizione) che considera incompatibili con i propri valori.
Ma come detto, ci sono stati anche dei paletti, dei “distinguo”.
Dal palco della convention, il leader di Azione ha preso pubblicamente le distanze da Matteo Salvini e dalla Lega, criticando la visita di figure di estrema destra, come ad esempio Tommy Robinson ricevuto nei giorni scorsi al Ministero a Infrastrutture e Trasporti.
L’Europa, le scelte coraggiose il no ai “neonazisti”.
“Oggi chi non è europeista, chi non crede nelle democrazie liberali, chi alimenta l’antioccidentalismo, è un nostro avversario politico. La battaglia per la libertà richiede scelte coraggiose. Ovvero, avere la forza di rendersi autonomi da chi è nemico dell’Europa”.
“Non si può far finta di non vedere le quinte colonne russe e dei nemici dell’Occidente nella politica italiana, siano esse in maggioranza che all’opposizione. Chi inneggia alla X Mas. Chi riceve neonazisti cocainomani in un ministero della Repubblica. Chi non è in grado di condannare il regime di Putin e quello di Maduro. É arrivato il momento di costruire l’identità europea. E serve farlo subito senza ambiguità”.
Centro o Centrodestra?
“Centrodestra? Centrosinistra? Centro e basta. Per costruire gli Stati Uniti d’Europa”.
Tuttavia, la possibile alleanza con FI si muove su un terreno fluido: non è un tradizionale ingresso nel Centrodestra, ma una coalizione su obiettivi condivisi (economia, riforme, posizioni pro-europee).
Il commento di Tajani: “Se sono rose, fioriranno”
Apprezzamento sulla giornata di ieri, ma con tutte le cautele del caso anche da parte del segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, ancora questa mattina, lunedì 26 gennaio 2026, alla trasmissione Ping Pong su Rai Radio1.

“Stiamo rinforzando lo schieramento al centro del centrodestra perché Forza Italia ha l’ambizione di diventare il centro della politica italiana. Abbiamo già collaborato alle amministrative, come in Basilicata per sostenere il presidente Bardi, e stiamo dialogando per vedere se si può fare lo stesso a Milano, Roma e Torino”.
E ancora:
“Se sono rose, fioriranno. Certamente possiamo collaborare su i temi della giustizia, anche loro sono impegnati per il sì come noi, e poi sul terreno della politica estera, abbiamo una visione comune dell’Europa. È presto per parlare di accordi per le politiche del 2027, ma mai dire mai”.