Il congresso di Roccaraso

Salvini in Abruzzo (senza Vannacci): “La Lega è più truppa che generali, chi se ne è andato è sparito”

Un messaggio a Vannacci, ma anche a chi ha lasciato il partito, e una prova di leadership all'interno del Carroccio

Salvini in Abruzzo (senza Vannacci): “La Lega è più truppa che generali, chi se ne è andato è sparito”

Matteo Salvini serra i ranghi, arringa la folla leghista e lancia un messaggio a Roberto Vannacci (e non solo a lui). Dal palco allestito tra Roccaraso e Rivisondoli, nel resort di montagna che ha ospitato la tre giorni del partito, il mantra è chiaro:

“La forza della Lega è la truppa, è il popolo, siete voi”.

Salvini: “Chi esce dalla Lega finisce nel nulla”

Il contesto è delicato. Nelle ultime settimane il gruppo parlamentare ha perso pezzi, con addii e passaggi ad altri partiti che hanno riacceso il timore di nuove fratture. Salvini non fa nomi, ma il bersaglio è evidente.

“Non abbiamo bisogno di pesi improduttivi”, dice senza mezzi termini.

E poi affonda: chi pensa di essere più garantito altrove “vada pure, perché la storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla”.

È il momento più duro del suo intervento, quello in cui il leader smette i toni paternalistici e sceglie la franchezza brutale:

“Se vuoi la poltrona, dillo. Auguri, non ci mancherai“.

Dietro le parole c’è un obiettivo preciso: rimettere ordine. Dopo mesi di voci su scissioni, declini e possibili cambi al vertice, Salvini vuole chiudere la partita. Ai suoi chiede disciplina, concentrazione e soprattutto “spirito di squadra”. La Lega, insiste, è “una famiglia, non una caserma”, ma proprio per questo non può permettersi ambiguità.

Il riferimento a Vannacci (e non solo)

Il riferimento a Roberto Vannacci resta sullo sfondo, come un’ombra che accompagna tutto il dibattito. Mai una citazione diretta, solo un accenno:

“Lo vedrò in settimana”.

Quanto basta per alimentare le interpretazioni su un possibile confronto per arginare i radicalismi dell’eurodeputato. Salvini però si irrita quando legge sui giornali che le sue parole sarebbero un ultimatum.

“Il riferimento è solo ai fuoriusciti”, chiarisce, puntando il dito contro il “fuoco amico” che, a suo dire, rischia di logorare il partito dall’interno.

Gli altri temi

La tre giorni abruzzese non è solo una prova di forza interna, ma anche un laboratorio politico. Si parte dall’economia, con i dibattiti sui porti e sul Ponte sullo Stretto, si passa alla sicurezza con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che annuncia un nuovo pacchetto di misure in arrivo in Consiglio dei ministri entro i primi di febbraio. Salvini ascolta, incassa i complimenti per l’eredità lasciata al Viminale e rilancia: più poteri alle forze dell’ordine, più militari nelle città, almeno diecimila uomini in più per l’operazione “Strade sicure”.

Sul fronte dei diritti civili, il segretario resta fedele alla linea tradizionale.

“No al woke, no al gender, no asterischi”, scandisce, rivendicando una visione della famiglia fondata sull’unione tra un uomo e una donna. Nessuna svolta liberal, nessuna apertura sul fine vita.

Altro capitolo centrale è la giustizia. Il referendum di marzo, avverte, è solo una tappa. Il vero traguardo resta la responsabilità civile dei magistrati:

“Come tutte le altre categorie, chi sbaglia paga”.

Non manca lo sguardo internazionale. Sull’Ucraina, il leader leghista sorprende per durezza: invita Zelensky a firmare al più presto un accordo di pace, sostenendo che stia “perdendo guerra, credibilità e dignità”.

Una posizione che conferma la distanza della Lega dalle linee più interventiste dell’Occidente, pur ribadendo la necessità di proteggere i civili.

I rapporti col Governo e interni

La chiusura è tutta politica. Salvini rivendica la stabilità del governo, il rapporto con Giorgia Meloni e l’autonomia della Lega dentro la maggioranza. Attacca la stampa che da anni annuncia la sua fine:

“L’unica cosa che è cambiata è il loro editore”.

E segna in rosso sull’agenda una data simbolica: 18 aprile 2026, piazza Duomo a Milano, per chiamare a raccolta “i patrioti di tutta Italia e di tutta Europa” in difesa dei valori occidentali.

In platea, amministratori e militanti sembrano rassicurati. Claudio Durigon riassume così la linea: la Lega “è una e indivisibile”. Salvini incassa, ma avverte i suoi che il periodo che si apre sarà delicato e faticoso. L’obiettivo non è solo rieleggere i parlamentari uscenti, ma portare a Roma nuove energie.

“Dobbiamo fare un gioco di squadra”, ripete.

Alla fine, più che un congresso, quella di Rivisondoli è stata una prova di leadership. Un modo per dire che la Lega ha ancora un centro di gravità ben definito e che, almeno per ora, la linea la decide Matteo Salvini.