LESSICO

Politica, perché in questi ultimi tempi si usa tanto l’aggettivo “assertivo”

Da Von der Leyen a Macron, a Meloni: il termine funziona perché è ambiguo al punto giusto

Politica, perché in questi ultimi tempi si usa tanto l’aggettivo “assertivo”

Le guerre in Ucraina e a Gaza, le tensioni internazionali, i rapporti diplomatici.

Territori di cui magari si ignorava l’esistenza fino a poco tempo fa come la Groenlandia.

E poi il ponte sullo stretto, la sicurezza, ma anche le riforme, le elezioni, la Costituzione, la crescita, il lavoro, l’occupazione, l’inflazione.

Eppure, incredibile ma vero, c’è una parola che, più di altre, sta vivendo una stagione di gloria nella politica italiana ed europea recente.

La straordinaria parabola di un aggettivo, assertivo

E chissà quanti lo avranno cercato su un vocabolario tradizionale, cartaceo, o sul web.

E’ la parola, anzi per essere più precisi, un aggettivo: assertivo.

Aggettivo un tempo sobrio, quasi tecnico, oggi si aggira per talk show, comunicati stampa e conferenze come una specie di “prezzemolo” linguistico: basta metterlo in qualunque frase e subito l’oratore appare darsi un tono deciso, moderno, affidabile.

O almeno così forse crede.

Cosa vuol dire assertivo e la sua “escalation”

A dir la verità, in effetti, l’assertività, a rigore, nasce con ottime intenzioni.

Vocabolario alla mano, infatti, nel lessico psicologico indica la capacità di esprimere le proprie idee con chiarezza, senza aggressività né sudditanza.

Sempre dizionario alla mano indica dunque una virtù rara, utile, persino nobile.

Ma in politica, come spesso accade (ma anche in altre circostanze della vita) il troppo storpia. Soprattutto quando una cosa viene usata magari anche quando non serve.

Ritornello nelle orecchie, assertivo di qua, assertivo di là…

Fatto sta che negli ultimi mesi l’aggettivo assertivo lo abbiamo sentito ripetere con una certa insistenza.

Basti pensare al Governo italiano e la “linea assertiva” nei rapporti con Bruxelles.

O alla nostra stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni che spesso viene descritta — da politici e da addetti ai lavori come “assertiva” nei consessi internazionali, dal Consiglio europeo ai vertici Nato.

La premier Giorgia Meloni

Ma anche fuori dai confini nazionali, la situazione è simile e il ritornello praticamente uguale.

In Francia, ad esempio, Emmanuel Macron alterna l’immagine del riformatore dialogante a quella del leader “assertivo quando parla di sicurezza o di Europa strategica.

Macron sfida Trump a viso aperto: "Usa abbandonano alleati e regole internazionali. Non siamo vassalli"
Emmanuel Macron

Tornando a Bruxelles, la discussa e nemmeno troppo amata presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen promette da tempo una Commissione Ue “più assertiva” verso Cina e Stati Uniti. 

Von der Leyen a Trump: "I dazi un errore, la risposta Ue sarà proporzionale"
La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen

Secondo i suoi detrattori, una promessa finora senza troppi risultati.

La realtà di oggi, tutti sono assertivi. Ma è vero?

Oggi dunque il leader è assertivo.

Il ministro risponde in modo assertivo.

Il Governo mantiene ha una linea assertiva.

Ma con quali risultati? Ma, soprattutto, è vero?

Difficile dare una risposta, fatto sta che tra i professionisti della politica ormai nella fase 5.0, il termine funziona perché è ambiguo al punto giusto.

E forse perché nemmeno tutti ne conoscono il significato.

Di sicuro all’orecchio non suona aggressivo e a chi invece ricorda un possibile atteggiamento debole, basta dare una sfogliata al dizionario. 

Come una moda, quanto durerà?

Resta però un dubbio. Come in tutte le mode, quanto durerà la popolarità dell’aggettivo assertivo?

In tanti scommettono che la parola si trascina dietro le caratteristiche di uno yogurt: ovvero ha una data di scadenza.

A evidenziarlo è soprattutto chi pensa che l‘aggettivo sia buttato davanti alla gente un po’ come fumo negli occhi. Chi si augura che prima o poi la sostanza torni a prevalere sull’eleganza lessicale.

Detto brutalmente, fatti non parole.