Il fenomeno dei giovani NEET resta una delle principali criticità sociali in Italia. A evidenziarlo è Chiara Gemma, eurodeputata di Fratelli d’Italia (Ecr) e coordinatrice del gruppo Ecr in Commissione EMPL, intervenuta in sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, nel corso del dibattito su “Un nuovo piano d’azione per implementare il Pilastro europeo dei diritti sociali“.
“In Italia, la quota di giovani NEET rimane alta rispetto alla media europea: circa il 16% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia, non lavora né partecipa a percorsi di formazione o aggiornamento”.
Un dato che, in termini assoluti, “significa oltre 1,3 milioni di giovani senza un ruolo attivo nel mondo educativo o lavorativo”, nettamente superiore alla media dell’Unione Europea.
Una sfida strutturale per l’Europa
Secondo l’eurodeputata, il fenomeno evidenzia un divario tra Stati membri e rappresenta una sfida strutturale.
“Dietro questi numeri non ci sono semplici statistiche, ma giovani che vivono scoraggiamento, isolamento e perdita di fiducia, e che non possono essere lasciati soli”.
L’Unione Europea, ricorda Gemma, sta promuovendo iniziative con l’obiettivo di ridurre il tasso di NEET “fino a circa il 9% entro il 2030”.
Per affrontare il problema, Gemma sottolinea la necessità di “rafforzare l’integrazione tra sistemi educativi e mercato del lavoro, migliorare l’orientamento e creare incentivi per le imprese affinché investano su giovani competenti”. Un approccio che punti a un inserimento reale e duraturo nel mondo del lavoro.
Nel suo intervento, l’eurodeputata ha rivolto una domanda diretta alla Commissione europea:
“Chiedo quindi al Commissario come intenda l’Unione accompagnare questi giovani verso un lavoro vero e stabile, offrendo non solo strumenti economici, ma anche orientamento, vicinanza e fiducia, perché senza lavoro non c’è dignità e senza accompagnamento non c’è inclusione”.