Il mondo è guarda agli sviluppi diplomatici che, nelle prossime, si svolgeranno negli Emirati Arabi Uniti, mentre si intensificano i negoziati sul conflitto che ormai da anni scuote l’Ucraina.
A dare il via a una nuova fase dei colloqui, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ieri, 22 gennaio 2026, ha incontrato il presidente statunitense Donald Trump a Davos.

Oggi, il palcoscenico si sposterà ad Abu Dhabi, dove è previsto un incontro trilaterale tra le delegazioni di Washington, Mosca e Kiev, un appuntamento che segna l’inizio di nuovi tentativi di risolvere una guerra che ha devastato l’Ucraina e messo alla prova le relazioni internazionali.
La domanda che tutti si pongono ora è: sarà l’ultimo passo verso la pace, o Zelensky resterà con il “cerino in mano”?

Un incontro “utile”, ma con le incognite
Il Cremlino, con una dichiarazione diffusa tramite il suo consigliere diplomatica Yuri Ushakov, ha definito “molto utile” l’incontro che il presidente russo Vladimir Putin ha avuto con il diplomatico statunitense Steve Witkoff il 22 gennaio.

Durante il meeting, che si è prolungato per ore, è stato discusso il piano per porre fine alla guerra, mettendo al centro la necessità di una soluzione diplomatica. Tuttavia, la posizione russa resta chiara:
“Siamo sinceramente interessati a una soluzione attraverso mezzi politici e diplomatici”, ha affermato Ushakov, aggiungendo però un monito: “Fino a che ciò non accadrà, la Russia continuerà a perseguire i suoi obiettivi sul campo di battaglia“.
A poco più di 24 ore dall’incontro a Mosca, le delegazioni russe, americane e ucraine convergono verso Abu Dhabi per il trilaterale dedicato alle questioni di sicurezza.
L’incontro si terrà sotto la supervisione di alcuni dei principali attori internazionali: gli Stati Uniti sperano che possa rappresentare una svolta nelle trattative. Come ha ribadito Ushakov, “gli americani hanno fatto molto per preparare questo incontro e sperano che sia un successo”.
L’obiettivo, infatti, è quello di aprire una prospettiva di progresso sul futuro della guerra in Ucraina, ma la tensione resta alta.
Zelensky duro con l’Europa:
Mentre Mosca si prepara ad Abu Dhabi, l’Ucraina appare divisa sulle prospettive. Zelensky, che ieri ha pronunciato un duro attacco all’Europa durante il Forum Economico Mondiale di Davos, ha definito i paesi europei come “divisi” e “persi di fronte a Trump”.
If Russian warships are sailing freely around Greenland, Ukraine can help – we have the expertise and weapons to ensure not one of those ships remains.
They can sink near Greenland just as they do near Crimea. No problem – we have the tools and people.
If we were asked, and… pic.twitter.com/gYxiVV8VDL
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) January 22, 2026
Il presidente ucraino ha spiegato come a Kiev, dalle nazioni europee, venga consigliato di “non parlare dei Tomahawk agli americani” e di evitare ogni conflitto con le potenze europee.
A suo dire, “non dovremmo accettare che l’Europa sia solo un’insalata di piccole e medie potenze condita con i nemici dell’Europa”.
Secondo il leader ucraino, il Vecchio Continente ha un ruolo cruciale da giocare nella risoluzione della guerra, ma non sembra in grado di agire con tempestività.
“L’Europa deve sapere come difendersi”, aveva detto a Davos un anno fa, e ancora oggi è costretto a ripetere le stesse parole.
Ottimismo di Washington
Di altro tenore le dichiarazioni di Donald Trump, che in un’intervista al termine del suo incontro con Zelensky, ha espresso ottimismo riguardo alla possibilità che il conflitto possa trovare una soluzione.
“Stanno facendo concessioni entrambi”, ha affermato, sottolineando che tanto il presidente ucraino quanto quello russo sembrano disposti a fare passi avanti verso un accordo.
Secondo Trump, Putin “sarà costretto a fare delle concessioni per arrivare a un accordo” e ha ribadito che, mentre gli Stati Uniti non sono direttamente coinvolti nella guerra, l’accordo finale dovrà essere nell’interesse dell’Europa.
“Lo faccio per salvare vite umane. Lo faccio innanzitutto per questo e secondariamente per l’Europa”, ha dichiarato il presidente americano.
Nonostante l’ottimismo di Trump, la questione territoriale continua a rappresentare un grosso ostacolo alla pace duratura.
La guerra continua sul campo
A Kiev, intanto, la guerra continua a fare sentire i suoi effetti anche sulla vita quotidiana. Secondo quanto riportato dal sindaco Vitali Klitschko, la capitale ucraina è rimasta senza riscaldamento in quasi 2.000 edifici a seguito dei raid russi. Nonostante i tentativi di ripristinare i servizi, la città si trova a fronteggiare una crisi energetica, che sta peggiorando la situazione per i cittadini che già soffrono per gli incessanti bombardamenti.
Utility workers continue working to restore heat to buildings that were left without heating after the January 9 attack on the capital.
Out of 6,000 buildings, heat is currently being restored to up to 32 additional high-rise apartment buildings, where the work is most complex. pic.twitter.com/NOaluPwi1U
— Віталій Кличко (@Vitaliy_Klychko) January 18, 2026
“La maggior parte di questi edifici si trova sulla riva sinistra della città”, ha dichiarato Klitschko, riferendo che i lavori per ripristinare il riscaldamento sono in corso, ma che la situazione rimane critica.
Zelensky è consapevole che la sua posizione sia fragile. Se da una parte la diplomazia internazionale sembra offrire spiragli di speranza, dall’altra le divisioni interne e la continua pressione sul campo di battaglia lo portano a mediare tra le diverse potenze, senza ottenere i risultati sperati.