Negli ultimi mesi, il Board of Peace per Gaza, promosso dagli Stati Uniti nel quadro del nuovo piano di pace, è diventato uno degli strumenti diplomatici più discussi a livello internazionale. Molti lo descrivono come una sorta di “ONU parallela”, ossia un organismo che potrebbe sovrapporsi o addirsi sostituirsi alle Nazioni Unite nella gestione dei conflitti.
Ma cosa significa realmente questa definizione? E quali governi e leader hanno espresso dubbi o critiche?
Cos’è il Board of Peace per Gaza
Il Board of Peace nasce come organismo internazionale temporaneo creato per supervisionare il cessate il fuoco, coordinare la ricostruzione di Gaza e gestire la fase di transizione. A differenza delle agenzie ONU tradizionali, questo organismo:
- non deriva da un trattato multilaterale universale,
- prevede adesione su invito,
- concentra il potere decisionale in pochi Stati, soprattutto gli Stati Uniti,
- richiede contributi finanziari significativi per la partecipazione stabile.
Per questo motivo, molti analisti lo vedono come un organismo esterno al sistema ONU, con potenziali funzioni sovrapposte a quelle delle Nazioni Unite.
Perché viene definito una “ONU parallela”
Ci sono diversi motivi per cui il Board viene percepito come un’alternativa all’ONU:
1. Mandato ampio e non limitato a Gaza
Il Board non si limita a Gaza, ma potrebbe essere applicato ad altri conflitti, sollevando dubbi su un possibile nuovo centro di gestione della sicurezza internazionale.
2. Leadership concentrata
Il controllo operativo è fortemente influenzato dagli Stati Uniti, a differenza del modello ONU che prevede parità formale tra gli Stati membri.
3. Modello di adesione a pagamento
I contributi elevati richiesti creano una gerarchia tra Stati e allontanano il Board dall’idea di partecipazione universale tipica dell’ONU.
4. Mancanza di mandato giuridico ONU
Non è un’agenzia dell’ONU né un’operazione di peacekeeping con mandato ufficiale del Consiglio di Sicurezza.
Per questi motivi, nei media e nei dibattiti politici si parla spesso di “ONU parallela” o “ONU privata”.
Le critiche in Europa
In Europa al momento l’idea trumpiana non sta riscuotendo grande successo. Mentre in Italia Giorgia Meloni ha sollevato qualche dubbio legato alla Costituzione, le posizioni degli altri Paesi membri della Ue sono tra il “no” deciso e posizioni di attesa. Vediamo le posizioni dei principali Stati.
Francia
Parigi ha rifiutato l’invito a partecipare. Il ministro degli Esteri ha spiegato che la Francia non vuole un organismo che possa sostituire o indebolire le Nazioni Unite.
Germania
Berlino mantiene cautela: non ha escluso la partecipazione ma ha espresso dubbi su mandato, legittimità multilaterale e conseguenze a lungo termine.
Regno Unito
Il Regno Unito ha annunciato che non firmerà l’accordo al momento del lancio. Tra le ragioni, incertezze legali, struttura di governance e possibile competizione con l’ONU.
Le posizioni dei Paesi arabi e musulmani
Molti Paesi arabi hanno scelto di partecipare con riserve:
- Arabia Saudita
- Qatar
- Egitto
- Giordania
- Emirati Arabi Uniti
- Pakistan.
Questi Stati vedono il Board come uno strumento utile per il cessate il fuoco e la ricostruzione, ma insistono sulla centralità dei diritti palestinesi e della soluzione a due Stati. In altre parole, partecipano senza accettare l’idea di un’ONU alternativa.
Le critiche della leadership palestinese
L’Autorità palestinese ha mostrato una posizione pragmatica: aperta alla cooperazione internazionale e al cessate il fuoco, ma attenta a garantire la sovranità palestinese.
Hamas, invece, ha una posizione decisamente critica sul Board: rifiuta il controllo esterno su Gaza, si oppone al disarmo imposto e denuncia un meccanismo che limiterebbe l’autodeterminazione dei palestinesi.
Anche tra la popolazione e gli analisti locali c’è scetticismo: si teme che il Board non affronti le cause profonde del conflitto e che non garantisca diritti politici fondamentali.
Implicazioni per il sistema multilaterale
Il Board tocca un tema cruciale: se avrà successo, potrebbe aprire la strada a nuovi organismi internazionali paralleli all’ONU. Se fallirà, rafforzerà la convinzione che solo l’ONU abbia la legittimità per gestire conflitti complessi.
Molti diplomatici temono una frammentazione del multilateralismo, con più organismi concorrenti e regole meno condivise.
FAQ – Domande frequenti
Il Board of Peace sostituisce l’ONU?
No, formalmente no, ma alcuni temono funzioni concorrenti.
Perché alcuni Paesi arabi hanno aderito?
Per influenzare il processo dall’interno e garantire attenzione ai diritti palestinesi.
Qual è la principale critica palestinese?
Il rischio di perdere sovranità e autodeterminazione.