"possessività"

Femminicidio: per la prima volta la nuova legge potrebbe trovare applicazione nel caso di Federica Torzullo

Il dramma della 41enne potrebbe segnare la prima applicazione del reato di femminicidio, introdotto dalla legge del 2025, per punire la violenza di genere e le dinamiche di controllo e odio verso le donne

Femminicidio: per la prima volta la nuova legge potrebbe trovare applicazione nel caso di Federica Torzullo

Il femminicidio, come reato specifico e autonomo, è finalmente entrato a far parte del nostro ordinamento giuridico con la legge 2 dicembre 2025, n. 181, che ha introdotto il nuovo articolo 577-bis nel codice penale.

A poco più di un mese dalla sua entrata in vigore, la sua prima applicazione potrebbe avere luogo con il caso tragico di Federica Torzullo, uccisa – secondo gli inquirenti – dal marito Claudio Carlomagno ad Anguillara, provincia di Roma l’8 gennaio 2026.

Femminicidio: per la prima volta, la nuova legge potrebbe trovare applicazione nel caso di Federica Torzullo
Federica Torzullo

Un episodio che, oltre a sconvolgere la comunità, porta alla luce il dramma di una donna che ha cercato di liberarsi da una relazione ormai invivibile, ma che ha incontrato la brutalità di un uomo incapace di accettare la fine del loro matrimonio.

La legge sul femminicidio

La legge sul femminicidio introduce un’innovativa forma di omicidio con caratteristiche specifiche. La condotta del delitto, che deve manifestarsi come un “atto di discriminazione o di odio verso la persona offesa in quanto donna“, prevede sanzioni severe, con l’ergastolo come pena principale, salvo la concessione di una riduzione in caso di circostanze attenuanti.

La novità principale riguarda la punizione non solo dell’omicidio di una donna, ma del delitto che si consuma in un contesto in cui la vittima è trattata come oggetto della possessività, della discriminazione o dell’abuso da parte di un partner, un ex partner o qualcuno con cui la vittima ha un legame affettivo o familiare.

La legge prevede che l’omicidio venga punito in modo ancor più severo quando avviene per reprimere l’esercizio dei diritti della donna, come nel caso di un rifiuto a mantenere o instaurare una relazione affettiva, o quando il delitto è commesso per limitare la sua libertà personale, una delle espressioni più evidenti della violenza di genere.

Il dramma di Federica Torzullo

Federica Torzullo, 41 anni, è stata brutalmente uccisa dal marito Claudio Carlomagno nella notte tra l’8 e il 9 gennaio 2026. Dopo dieci giorni di ricerche, il suo corpo è stato trovato nei pressi dell’azienda del marito, in un deposito, dove Carlomagno avrebbe cercato di occultarlo.

L’autopsia ha rivelato una morte violentissima, con 23 coltellate, alcune delle quali autolesionistiche, a testimoniare il tentativo di Federica di difendersi dalla furia omicida. L’uomo non si è limitato a uccidere la moglie, ma ha cercato anche di distruggere il suo corpo, con l’intento di impedirne il riconoscimento, facendo a pezzi il cadavere e cercando di bruciarlo. Il gesto di Carlomagno evidenzia un’ulteriore dimensione del controllo morboso e della volontà di esercitare potere su una donna che ormai si era emancipata dal suo dominio.

Il rapporto tra Federica e Claudio era ormai compromesso. Sebbene sposati, i due vivevano separati in casa e il marito non accettava la fine della relazione. Federica aveva intrapreso una nuova relazione sentimentale, ma Carlomagno non aveva alcuna intenzione di permetterle di vivere liberamente. La possessività, il rifiuto del cambiamento e l’incapacità di accettare il distacco emotivo, avrebbero trasformato una crisi coniugale in una tragedia. Il movente sembrerebbe collocarsi proprio in questo rifiuto: il “no” di Federica.

L’aggravante della possessività

Il dramma di Federica Torzullo è emblematico della spirale di violenza psicologica e fisica che caratterizza molti casi di femminicidio. In un rapporto caratterizzato da dinamiche di possessività e controllo, spesso il coniuge abusante non è disposto ad accettare il rifiuto, il cambiamento o la separazione.

Questo tipo di comportamento si inserisce perfettamente nel contesto descritto dalla nuova legge, dove l’omicidio è considerato non solo come un atto di violenza fisica, ma anche come una manifestazione di odio e di tentativo di reprimere l’esercizio dei diritti della donna.

La volontà di distruggere ogni traccia del delitto si intreccia, secondo chi indaga, con il desiderio di distruggere la vita di Federica, come se la sua morte fosse l’unica soluzione per mantenere il controllo su di lei. Un controllo che era diventato ormai una prigione per la vittima.

La legge sul femminicidio non solo punisce l’omicidio, ma riconosce il valore della libertà e della dignità delle donne, nella speranza che, a fronte di atti così estremi, la società e la giustizia possano finalmente proteggere le vittime e prevenire futuri drammi.

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