La conferenza

Trump: “In America c’è il boom”. E mostra le foto degli immigrati arrestati in Minnesota

A 365 giorni dall’insediamento, il presidente Usa rivendica successi economici e diplomatici. Ma i dati, le tensioni internazionali e il calo nei sondaggi raccontano un bilancio più complesso.

Trump: “In America c’è il boom”. E mostra le foto degli immigrati arrestati in Minnesota

Un anno dopo il giuramento come 47° presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha scelto la sala briefing della Casa Bianca per tracciare il bilancio dei primi dodici mesi del suo secondo mandato non consecutivo. Davanti ai giornalisti, esibendo un dossier intitolato “365 vittorie in 365 giorni”, il presidente ha rivendicato un’America “in pieno boom” e ha rilanciato la sua narrazione: economia in ripresa, confini più sicuri della storia e una leadership globale rafforzata.

Ma dietro lo slogan, il quadro che emerge è fatto di luci e ombre, tra risultati macroeconomici, politiche aggressive su immigrazione e commercio, nuove crisi internazionali e un consenso interno in calo.

“In America c’è il boom”: la strategia comunicativa e i numeri sull’economia

“Nessuno ha mai fatto nulla del genere”, ha dichiarato Trump aprendo la conferenza.

Secondo il presidente:

  • gli Stati Uniti non avranno deficit commerciale nel 2026
  • il Pil del primo trimestre 2026 supererà il +5%
  • l’inflazione sarebbe stata “azzerata” dopo la “stagflazione di Biden”.

Trump ha anche rivendicato il boom dei mercati finanziari, lamentando una scarsa copertura mediatica:

“Forse ho dei pessimi addetti alle pubbliche relazioni”.

I dati ufficiali

Secondo gli ultimi dati disponibili:

  • nel terzo trimestre 2025 il Pil Usa è cresciuto del 4,3%
  • i consumi sono aumentati del 3,5%
  • nel 2025 le entrate da dazi sono cresciute di 187 miliardi di dollari, quasi il +200% rispetto al 2024

Gli economisti di Goldman Sachs stimano però che i dazi abbiano già contribuito a un aumento dell’inflazione di 0,5 punti percentuali nel 2025 e prevedono ulteriori rialzi nel 2026, quando le imprese inizieranno a scaricare i costi sui consumatori.

La questione dei dazi: entrate record, ma rischio inflazione

I dazi restano uno dei pilastri della politica economica trumpiana. Dopo minacce iniziali generalizzate, Washington ha firmato accordi selettivi:

  • con l’Unione Europea: tariffa media del 15% con numerose eccezioni
  • condizioni più dure per altri Paesi extra-occidentali.

E ora ci sono le nuove tariffe imposte a otto Paesi che si oppongono all’acquisizione della Groenlandia promesse da febbraio, con un “occhio di riguardo” per la Francia di Macron: 200% su vini e champagne.

Secondo la Federal Reserve, l’inflazione 2025 si è chiusa al 2,7%, sopra il target del 2%, con i dazi indicati come principale fattore di pressione sui prezzi.

Su questo tema, pera poi l’incertezza sulla decisione della Corte Suprema come lo stesso Trump ha ammesso:

“Se perdiamo il caso, dovremo restituire centinaia di miliardi”.

Immigrazione: il caso Minnesota e la linea dura sull’Ice

L’inizio della conferenza stampa ha avuto toni durissimi. Trump ha mostrato decine di foto segnaletiche di immigrati arrestati in Minnesota, definendoli “assassini, stupratori, spacciatori”.

Ha attaccato la deputata democratica Ilhan Omar e gli immigrati somali, usando espressioni che hanno suscitato forti polemiche.

Il caso che ha creato più scalpore è quello della morte di Renee Good, la 37enne uccisa l’8 gennaio 2026 da un’agente dell’Ice a Minneapolis. Sull’episodio Trump ha tagliato corto, riconoscendo però:

“A volte l’Ice commette errori. Mi sono sentito malissimo per quella giovane donna”.

Renee Good

Il tycoon però ha difeso l’operato dell’agenzia, parlando di “agitatori professionisti” tra i manifestanti.

Secondo la Casa Bianca, per otto mesi consecutivi gli attraversamenti illegali sarebbero stati quasi azzerati e sarebbe in corso una “migrazione inversa”, fenomeno che Trump definisce “il primo in 50 anni”.

Consenso in calo: i numeri dei sondaggi

Ma è davvero tutto così dorato? Nonostante la vittoria nel 2024 con il 49,8%, il gradimento di Trump è in costante discesa. I dati dei sondaggi dicono che:

  • gennaio 2025: 47%
  • dicembre 2025 (Gallup): 36%.

Secondo il New York Times, è uno dei livelli più bassi mai registrati per un presidente al primo anno di mandato.

Insomma, al di là di slogan trionfalistici e dati macroeconomici, ambizioni globali e fratture sociali, la famosa nuova “età dell’oro” promessa da Trump resta, per molti americani, una promessa ancora tutta da verificare.