Il Forum economico mondiale di Davos si trasforma in una vera e propria arena politica, dove l’Atlantico sembra essere più che mai attraversato da acque tempestose. Una nuova guerra dei dazi e l’acceso confronto tra l’Europa e l’Amministrazione Trump seminano incertezze sul futuro.
Gli scontri tra i due continenti sembrano raggiungere un punto di rottura, come ha osservato il premier belga Bart De Wever. In prima linea, nell’affrontare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, c’è Emmanuel Macron, più volte preso di mira dal tycoon. Il presidente francese, parlando in Svizzera, ha dichiarato:
“Trump vuole un’Europa vassalla, preferiamo il rispetto ai bulli”, rilanciando la tensione tra le due sponde dell’Atlantico con un botta e risposta dalle imprevedibili conseguenze.
L’attacco di Trump a Macron e la minaccia dei dazi
Prima della partenza per il Forum di Davos, Trump aveva adottato un tono più conciliante, dichiarando:
“Sulla Groenlandia probabilmente troveremo una soluzione con l’Europa”.
Tuttavia, subito dopo, aveva attaccato frontalmente Macron, criticando il suo rifiuto di entrare nel Board of Gaza e lanciando accuse personali.
“Nessuno lo vuole perché lascerà l’incarico molto presto, va bene così”, aveva dichiarato Trump, commentando anche un messaggio di Macron in cui il presidente francese esprimeva il suo disappunto per le mosse americane sulla Groenlandia, proponendo di organizzare un G7 a Parigi con la partecipazione di vari leader internazionali, tra cui danesi, siriani e russi.
La risposta di Trump non si è fermata qui. Il presidente degli Stati Uniti ha deciso di brandire la sua arma preferita, i dazi. Ha minacciato un aumento del 200% su due simboli dell’industria francese: il vino e lo champagne, intensificando ulteriormente il conflitto commerciale.
Macron e la risposta europea a Davos
La risposta di Macron non si è fatta attendere. A Davos, il presidente francese si è presentato con occhiali da sole per nascondere un’emorragia sottocongiuntivale, ma il suo intervento è stato tutt’altro che distratto. In un vero e proprio one-man show, ha prima scherzato sulla situazione (“viviamo in un periodo di pace, stabilità, prevedibilità”), per poi passare a toni più seri, attaccando le “ambizioni imperiali” di Trump e accusandolo di calpestare il diritto internazionale e di usare i dazi come una “inaccettabile leva contro la sovranità”.
We prefer science to conspiracy theories, rule of law to rule of force, dialogue to threats.
Nous préférons la science au complotisme, l’État de droit à la loi du plus fort, le dialogue aux menaces. pic.twitter.com/e4qK6mdFsa
— Emmanuel Macron (@EmmanuelMacron) January 20, 2026
Molti leader europei condividono il suo punto di vista, ma pochi sono convinti che uno scontro diretto con gli Stati Uniti sia la soluzione. Macron ha ribadito il suo supporto all’uso dello strumento europeo anti-coercizione, un vero e proprio bazooka commerciale contro le imprese dei Paesi terzi. Tuttavia, la sua posizione al vertice dei 27 Paesi membri potrebbe essere minoritaria. Più concreta, invece, è la possibilità che l’Ue decida di attivare controdazi pari a 93 miliardi di euro.
La posizione dell’Ue
Il tema di come rispondere alla crescente pressione commerciale degli Stati Uniti è centrale per i leader europei, con particolare attenzione alle prossime ore al Forum di Davos. Un incontro tra Trump e i leader europei potrebbe aprire a un dialogo sui temi più delicati, come la Groenlandia, i dazi e la sicurezza dell’Ucraina, ma le aspettative sono basse.
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha dichiarato:
“I dazi sono un errore, la nostra risposta sarà ferma, unita e proporzionata”, facendo riferimento all’approccio dell’Unione Europea.
Nella sua dichiarazione, von der Leyen ha sottolineato che l’indipendenza europea è “un imperativo strutturale” e ha ribadito che l’Europa continuerà a perseguire accordi commerciali con altri Paesi, come quello con il Mercosur. La sua linea, però, rimane quella del dialogo con gli Stati Uniti, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza nell’Artico, un dossier che coinvolge la Nato.
“L’Europa preferisce il dialogo e le soluzioni, ma siamo pienamente preparati ad agire, se necessario, con unità, urgenza e determinazione”, ha aggiunto von der Leyen.
Inoltre, ha ribadito l’importanza di un approccio strategico europeo nell’Artico, con un massiccio aumento degli investimenti in Groenlandia, in particolare per sostenere l’economia e le infrastrutture locali, e per potenziare la difesa in quella regione.
This moment of global change is fraught with dangers.
And Europe must be ready to change even faster.
To become more independent. For its own future ↓ https://t.co/LwlxjFLhZX
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) January 21, 2026
La reazione della BCE
La presidente della BCE, Christine Lagarde, ha espresso preoccupazione per il livello di incertezza creato dai continui cambi di rotta del presidente Trump.
“Ciò che è molto più grave, e peso le parole, è il livello di incertezza creato dai continui cambi di rotta del presidente Trump”, ha dichiarato Lagarde in un’intervista, evidenziando come Trump, adottando un approccio negoziale, spesso ponga condizioni difficili da attuare.
Il problema tecnico con l’Air Force One
Nel frattempo, mentre le discussioni proseguono a Davos, un imprevisto ha colpito la partenza di Donald Trump. L’Air Force One, a bordo del quale si trovava il presidente degli Stati Uniti, è stato costretto a invertire rotta dopo aver identificato un problema elettrico minore. Il presidente e la sua squadra sono stati costretti a tornare alla base di Andrews, da dove sono poi imbarcati su un altro aereo per proseguire il viaggio verso la Svizzera.
🚨 BREAKING: Air Force One has officially touched down back in DC after it was forced to pull a U-turn over the Atlantic Ocean due to an “electrical issue”
President Trump is safe tonight, thank God.
The plane is being offloaded, and soon 47 will be underway in another plane. pic.twitter.com/6SgdOs3Opp
— Nick Sortor (@nicksortor) January 21, 2026
L’incidente ha causato un ritardo di circa tre ore sul programma previsto per Trump, che arriverà a Davos oggi, 21 gennaio 2026, più tardi del previsto.