Sermoni in lingua italiana, un albo obbligatorio degli imam e un nuovo organismo istituito al ministero dell’Interno. È la nuova stretta sull’islam proposta dalla Lega, che arriva mentre il governo Meloni si prepara a varare un nuovo pacchetto sicurezza. Il partito di Matteo Salvini ha presentato un disegno di legge alla Camera che potrebbe essere approvato in tempi rapidi e che punta a regolamentare in modo stringente la formazione e l’attività delle guide religiose musulmane in Italia.
Il testo, a prima firma del senatore leghista Gianluca Cantalamessa, è stato assegnato alla commissione Affari costituzionali del Senato nel luglio 2023. L’esame non è ancora iniziato, ma potrebbe partire nelle prossime ore con la formula “in sede redigente”, che consente un iter più veloce concentrato quasi interamente in commissione. La Lega intende inoltre presentare le stesse norme anche come emendamenti al pacchetto sicurezza.

Al centro del disegno di legge la conoscenza dell’italiano
Il disegno di legge, intitolato “Disposizioni sulla formazione e sull’attività degli imam e istituzione del Consiglio nazionale degli imam”, è composto da sette articoli e ha come finalità dichiarata la tutela della libertà di culto e della sicurezza nazionale.
Uno dei punti centrali riguarda la lingua: gli imam che intendono esercitare la loro funzione in Italia dovranno possedere una conoscenza dell’italiano non inferiore al livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento. Non solo: il testo stabilisce l’obbligo di recitare il khutbah, il sermone, esclusivamente in italiano. L’obbligo vale anche per i responsabili della direzione di moschee e centri culturali islamici.

Accanto alla questione linguistica, il provvedimento propone l’istituzione del Consiglio nazionale degli imam presso il ministero dell’Interno. Tutti coloro che esercitano la funzione di imam o dirigono una moschea o un centro islamico dovranno iscriversi obbligatoriamente al Consiglio, presentando domanda alla prefettura competente. In caso di mancata iscrizione scatterà il divieto di esercitare l’imamato o di presiedere la preghiera e il sermone.
La domanda di iscrizione dovrà contenere una serie di requisiti: conoscenza della lingua italiana, maggiore età, assenza di condanne penali definitive o procedimenti in corso, conoscenza e condivisione dei diritti e dei doveri previsti dalla Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione. È inoltre richiesto il possesso della cittadinanza italiana e il domicilio in Italia da almeno quattro anni. Alla domanda dovranno essere allegati anche documenti relativi ai princìpi religiosi seguiti, alle attività di insegnamento svolte, all’eventuale autorità religiosa di riferimento e all’elenco delle sedi in cui l’imam opera, in Italia o all’estero.
Controlli su collegamenti con terrorismo
Il prefetto, con il supporto delle forze di pubblica sicurezza, verificherà l’assenza di collegamenti con organizzazioni terroristiche o contigue al terrorismo. I controlli potranno essere effettuati anche successivamente all’iscrizione e, in caso di perdita dei requisiti, potrà essere chiesta la revoca dell’iscrizione e la chiusura della moschea o del centro culturale. L’iscrizione dovrà essere rinnovata ogni tre anni.
Il testo prevede inoltre sanzioni penali severe: l’istigazione all’odio o alla violenza da parte di un imam è punita con cinque anni di reclusione, la chiusura della moschea o del centro culturale, la revoca dell’iscrizione al Consiglio nazionale e il divieto di presentare una nuova domanda.

Un altro articolo disciplina le riunioni di carattere politico. L’imam che intende organizzare incontri politici all’interno di una moschea o di un centro culturale islamico dovrà presentare richiesta al prefetto almeno dieci giorni prima dell’evento. La violazione di questo obbligo comporta una multa di 15mila euro e la sospensione dalla funzione di imam per sei mesi.
Infine, una disposizione transitoria stabilisce che tutti gli imam e i responsabili di moschee e centri islamici dovranno adeguarsi alle nuove norme entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge.