PER LA RIFORMA

Referendum Giustizia, Di Pietro in campo per il Sì: “Nessuna nomina governativa nel Csm”

L’ex pm di Mani Pulite contro le dichiarazioni di Barbero: "Nel testo c'è scritto l’esatto contrario di ciò che afferma"

Referendum Giustizia, Di Pietro in campo per il Sì: “Nessuna nomina governativa nel Csm”

“Devo pregarla, caro professore, di ben leggere anche cosa propone la riforma della magistratura che ci accingiamo a votare”.

Antonio Di Pietro sceglie il registro diretto per rispondere alle argomentazioni di Alessandro Barbero e si propone come uno dei principali testimonial del al referendum sulla giustizia.

Di Pietro contro Barbero: “È l’esatto contrario”

L’ex pm di Mani Pulite respinge con decisione l’idea che la riforma apra a un controllo politico sulla magistratura.

“Ma da dove ha ricavato simili certezze, considerando che nel testo della riforma c’è scritto l’esatto contrario?”, domanda Di Pietro.

Il riferimento è alle affermazioni secondo cui il governo “sceglierebbe” i membri del Csm:

O non l’ha letta oppure si è fidato di quel che ha letto su qualche cartellone pubblicitario”.

Il punto, chiarisce l’ex magistrato, è che “la riforma non prevede affatto nomine governative nel Csm”, ma nomine parlamentari, come già stabilito dalla Costituzione. E soprattutto, sottolinea, “le toghe restano un ordine autonomo e indipendente”, con l’azione penale che rimane obbligatoria.

Antonio Di Pietro

Di Pietro rivendica la coerenza costituzionale della riforma e invita a non evocare scenari che, a suo giudizio, non esistono:

Parlare di ritorno a uno Stato autoritario significa ignorare ciò che è scritto nero su bianco”.

La separazione delle carriere, sostiene, “non è uno slogan ma una garanzia di chiarezza e di giusto processo, utile anche a limitare il potere discrezionale e le degenerazioni interne alla magistratura“.

Di Pietro: “Raccolta firme attività elettorale da rispettare”

Sul fronte politico-istituzionale, Di Pietro interviene anche sulla polemica relativa alla data del referendum e ai ricorsi presentati per chiederne il rinvio.

Raccogliere le firme per mobilitare i cittadini è un’attività elettorale che va rispettata”, scrive, ma “inconsistente è invece il ricorso avverso alla decisione del governo – avallata dal Capo dello Stato – di fissare la data del voto”.

La Costituzione, ricorda, è chiara:

“Una volta che il referendum è stato proposto da un soggetto legittimato, la riproposizione della richiesta è solo un inutile doppione”.

E quanto alle accuse di squilibrio nella campagna elettorale, il giudizio è tranchant:

È un tentativo deviante, al solo fine di farsi furbescamente piangere addosso. Il tempo a disposizione è lo stesso per tutti. La matematica non è ancora un’opinione”.

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