La partita tra Unione europea e Stati Uniti entra in una fase decisiva. Alla vigilia degli incontri del World Economic Forum di Davos, l’Ue si prepara a fronteggiare le minacce di nuovi dazi statunitensi annunciati da Donald Trump, valutando una risposta che va dalla riattivazione di contromisure su 93 miliardi di euro di prodotti americani fino all’uso, finora inedito, dello strumento europeo di anti-coercizione, il cosiddetto “bazooka”.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, le misure di ritorsione sono in fase avanzata di elaborazione e mirano a rafforzare la posizione negoziale dei leader europei nel confronto diretto con il presidente Usa, in un contesto reso ancora più delicato dalla crisi sulla Groenlandia, dalla guerra in Ucraina e dagli equilibri della sicurezza artica.
La minaccia di Trump: dazi del 10% e tensioni transatlantiche
Trump ha minacciato dazi del 10% su tutte le merci esportate negli Stati Uniti da otto Paesi europei – Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Olanda e Finlandia – a partire dal 1° febbraio 2026, che diventerebbero del 25% da giugno 2026 se non si trovasse un accordo.
Una mossa che ha provocato una reazione immediata: gli otto Paesi hanno diffuso una dichiarazione congiunta come membri della Nato, ribadendo che le minacce tariffarie “minano le relazioni transatlantiche e rischiano di innescare una pericolosa spirale discendente“.
Nel testo, i governi sottolineano anche l’impegno comune a rafforzare la sicurezza artica, definita un interesse transatlantico condiviso, respingendo le accuse di Trump secondo cui le iniziative europee metterebbero in pericolo la sicurezza americana.
L’Ue valuta le contromisure: sul tavolo dazi e anti-coercizione
A Bruxelles, gli ambasciatori dei 27 hanno discusso una gamma di strumenti di risposta. Il primo è la riattivazione dei dazi europei su una lista di beni Usa per un valore complessivo di 93 miliardi di euro, approvati lo scorso luglio ma sospesi fino al 6 febbraio 2026 per evitare un’escalation commerciale.
Nel mirino finirebbero beni simbolo dell’industria americana come aerei Boeing, Harley-Davidson, whisky Bourbon, yacht, jeans e succhi di frutta. Parallelamente, i principali gruppi del Parlamento europeo hanno già chiesto di sospendere il voto sull’accordo commerciale Ue-Usa siglato la scorsa estate, senza il quale non scatterà l’azzeramento dei dazi su numerosi prodotti statunitensi.
Ma la vera novità è la crescente pressione, guidata dalla Francia, per attivare lo strumento di anti-coercizione, introdotto nel 2023 e mai utilizzato.
“Abbiamo strumenti di ritorsione a portata di mano se Trump insiste nell’usare metodi puramente mafiosi – ha dichiarato al Financial Times un diplomatico europeo, precisando però che l’obiettivo resta – abbassare la temperatura e favorire il dialogo”.
Cos’è il “bazooka” europeo e perché fa paura
Pensato inizialmente per rispondere alle pressioni della Cina, il meccanismo di anti-coercizione consentirebbe all’Ue di adottare misure drastiche:
- esclusione delle aziende americane dagli appalti pubblici europei;
- restrizioni agli investimenti Usa nell’Unione;
- limiti all’export di beni strategici;
- restrizioni sui servizi delle Big Tech;
- sospensione di alcuni diritti di proprietà intellettuale;
- fino all’ipotesi estrema di interventi sui mercati finanziari.
Uno scenario definito da più fonti diplomatiche come una vera e propria “guerra nucleare economica”, capace di provocare un Big Bang nelle relazioni transatlantiche. Per questo molti Stati membri, tra cui l’Italia, spingono ancora per una soluzione negoziale, mentre altri – Francia e Spagna in testa – ritengono necessario mostrare i muscoli per ottenere un effetto deterrente.
Groenlandia e Nato: la crisi che complica il negoziato
Le tensioni commerciali si intrecciano con la crisi sulla Groenlandia, che ha spinto il presidente del Consiglio europeo António Costa a convocare un vertice straordinario dei capi di Stato e di governo in programma per giovedì 22 febbraio 2026. In una dichiarazione ufficiale, Costa ha ribadito il sostegno unanime a Danimarca e Groenlandia, richiamando i principi di sovranità territoriale e diritto internazionale.
Il premier britannico Keir Starmer ha parlato direttamente con Trump, definendo sbagliato imporre dazi agli alleati Nato per perseguire obiettivi di sicurezza collettiva. Contatti sono in corso anche tra Ursula von der Leyen, il segretario generale della Nato Mark Rutte e i principali leader europei.
Davos come snodo decisivo
Tutto converge ora su Davos, dove Trump e i leader europei si incontreranno di persona. Sul tavolo non ci sono solo i dazi, ma anche Ucraina, Groenlandia, Gaza e la tenuta dell’alleanza transatlantica. Il rischio, secondo fonti europee, è che Trump utilizzi alcuni dossier geopolitici come merce di scambio, una strategia già vista in passato.
“La partita non è più soltanto commerciale – avverte una fonte diplomatica – qui è in gioco la sovranità territoriale di uno Stato membro”.
Per questo, al di là delle dichiarazioni, saranno le prossime mosse sul possibile uso del “bazooka” a mettere davvero alla prova l’unità dell’Unione europea.
Sulla questione è intervenuto anche Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo Ecr al Parlamento Europeo: